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Approfondimenti

Più commercio equo tra i criteri ambientali minimi per gli acquisti pubblici sostenibili

di Stefano Toma, responsabile progetti e advocacy in Fairtrade Italia

Con il nuovo Codice dei contratti pubblici D.Lgs. 18 aprile 2016 n.50 i Criteri ambientali minimi (Cam) per l’implementazione dei cosiddetti acquisti pubblici sostenibili saranno alla base di ogni gara d’appalto. La revisione dei Cam attualmente in corso è l’occasione per spingere le amministrazioni locali all’implementazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.
Novembre-Dicembre 2017

Criteri ambientali minimi del ministero dell’Ambiente

A partire dallo scorso anno, il nuovo Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 18 aprile 2016 n.50) ha avviato la revisione globale delle procedure di appalto amministrazioni pubbliche. Tra le diverse novità del provvedimento, c’è il riferimento obbligatorio ai Criteri ambientali minimi (Cam). I Cam sono una serie di criteri e direttive per l’implementazione dei cosiddetti acquisti pubblici sostenibili, ovvero dei parametri che garantiscono l’attenzione all’impatto ambientale e sociale negli appalti pubblici. Se fino ad ora i Cam hanno rappresentato una buona prassi delle amministrazioni pubbliche, con il nuovo Codice saranno invece alla base degli acquisti pubblici di ogni gara d’appalto.

Il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (Mattm), già autore dei Cam in vigore, ha avviato così la loro revisione per adeguarli al nuovo Codice e aggiornarli in base alle nuove frontiere della sostenibilità. La revisione dei Cam attualmente in corso è quindi l’occasione per potenziare la sostenibilità degli acquisti pubblici e spingere le amministrazioni locali all’implementazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Più commercio equo negli acquisti pubblici

Per consultazione, il ministero dell’Ambiente ha convocato dei gruppi di lavoro per la revisione dei Cam che coinvolgono diversi stakeholder fondamentali. Dal mondo dell’impresa alle amministrazioni locali, nonché le rappresentanze degli utenti finali. Fairtrade Italia, per la sua esperienza nell’ambito della sostenibilità delle filiere agro-alimentari, è stata invitata a far parte del Gruppo di lavoro per la revisione dei Cam relativi alla ristorazione collettiva e fornitura di derrate alimentari.

Il commercio equo, infatti, è già considerato all’interno degli attuali Cam come uno dei criteri “premianti”, ciò significa che nella partecipazione alla gara d’appalto i soggetti offerenti ricevono un punteggio aggiuntivo per la fornitura di prodotti esotici che rispettano gli standard internazionali descritti nella Carta europea dei criteri del commercio equo e solidale [1].

A questo proposito, Fairtrade Italia ha discusso con il Ministero una proposta secondo la quale tutte le stazioni appaltanti nei servizi di ristorazione collettiva prevedano il commercio equo tra i criteri cosiddetti “di base”, ovvero obbligatori, per prodotti d’importazione come cacao, banane e frutta esotica, te e tisane, zucchero e caffè. Questi, infatti, sono i prodotti principali che possono provenire da filiere del commercio equo. Tale proposta, in ottica di coerenza dei Cam, è stata fatta per assicurare che il rispetto dei diritti dei produttori di Asia, Africa e America Latina sia una linea di partenza per ogni alimento che le mense per gli studenti, bambini e dipendenti delle amministrazioni pubbliche italiane consumano.

All’interno del Gruppo di lavoro, Fairtrade Italia ha evidenziato come i costi derivanti dal rispetto degli standard del commercio equo sono ad oggi minimi e non eccessivamente impattanti sui costi finali del servizio pubblico. Pertanto, vi sono tutte le condizioni per inserire più commercio equo nelle mense dei bambini, degli studenti, dei dipendenti pubblici e dei cittadini italiani in generale. Le richieste del commercio equo sono quindi uno sguardo a nuove frontiere di sostenibilità, concrete e realizzabili, basate sull’esperienza di tante amministrazioni italiane degli ultimi anni, e sul confronto con le esperienze di altri Paesi europei:

In aggiunta Fairtrade Italia ha proposto di allargare il criterio del commercio equo anche alla ristorazione ospedaliera: gli standard del fair trade non considerano solo le caratteristiche organolettiche del prodotto in sé, ma guardano alle condizioni di produzione, ai diritti dei contadini e dei lavoratori, alla tutela dell’ambiente e delle comunità. Per questo motivo, non è rilevante che i prodotti siano consumati in una mensa scolastica o nel servizio di ristorazione ospedaliera: l’impatto etico è ugualmente considerato.

Formazione degli addetti e comunicazione al pubblico

Oltre che acquistare prodotti del commercio equo, è importante anche che le amministrazioni ne parlino. Come per altre categorie (biologico, dop, doc, etc.), la comunicazione corretta e completa alle persone è alla base di un consumo consapevole e responsabile. Gli acquisti pubblici sono infatti anche uno strumento di educazione ai consumi responsabili per studenti e cittadini: le amministrazioni locali si devono fare portavoce di questi messaggi. Proprio il Ministero dell’Ambiente ha lanciato questa proposta, che Fairtrade supporta fermamente.

Un’altra nuova iniziativa meritevole è la formazione degli operatori della ristorazione. Gli addetti ai servizi di ristorazione potrebbero diventare la voce di questa riforma: una comunicazione all’utente completa ed esaustiva passa senza dubbio anche dalla consapevolezza degli operatori circa le materie prime con cui lavorano. Per questo Fairtrade Italia ha chiesto che venga prevista una formazione di base sul commercio equo anche per gli addetti ai lavori.

Italia e Strategia di Sviluppo Sostenibile: commercio equo come strumento

Fairtrade, a livello globale, ha integrato nella propria strategia gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Il commercio equo ha una posizione rilevante su alcuni di essi in modo più specifico, ed è stata dimostrata da numerosi studi l’entità dell’Impatto generato nei Paesi in via di Sviluppo. Per un approfondimento su come Fairtrade stia contribuendo all’implementazione degli SDGs, è possibile consultare il seguente report: http://www.fairtrade.it/wp-content/uploads/2017/10/Fairtrade_Report-SDGS.pdf

Il commercio equo, attraverso gli acquisti pubblici, è uno strumento concreto per l’implementazione della Strategia italiana per lo sviluppo sostenibile. L’impatto generato dagli acquisti pubblici in termini Fairtrade è un motore importante per creare azioni reali a livello territoriale.

L’approvazione della proposta di Fairtrade Italia al Ministero dell’Ambiente sarebbe uno straordinario riconoscimento dell’operato delle organizzazioni di commercio equo e di un impegno senza precedenti preso dalle amministrazioni a supporto di un’economia solidale e più rispettosa dei diritti dei lavoratori dei Paesi in via di sviluppo.

Per approfondire

Fairtrade è il sistema internazionale di certificazione del commercio equo e si occupa di assicurare migliori condizioni di vita ai lavoratori dei Paesi in via di sviluppo. Nello specifico, Fairtrade nasce per promuovere la diffusione del commercio equo solidale all’interno della grande distribuzione, assicurando ai lavoratori di Asia, Africa e America Latina il pagamento di un prezzo stabile per il loro lavoro (Fairtrade Italia), e un margine di guadagno aggiuntivo per la realizzazione di progetti sociali, ambientali, di miglioramento della produzione nelle comunità di Asia, Africa e America Latina (Fairtrade Premium).

Nel corso di un ventennio i prodotti del commercio equosolidale hanno visto una notevole crescita, dovuta alla sempre maggiore attenzione rivolta da parte delle persone ad acquisti che promuovono un circuito commerciale virtuoso nei paesi di origine di prodotti come banane, caffè, cacao, tè, e zucchero di canna.

Parallelamente all’aumento della reperibilità dei prodotti nei negozi, quella del commercio equo è diventata pratica diffusa anche all’interno di centinaia di amministrazioni pubbliche, tra cui i comuni di Roma e Milano, ad esempio con l’introduzione di macchinette della distribuzione automatica o con l’inserimento di banane nella ristorazione collettiva delle mense scolastiche.

 

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