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La sostenibilità energetica è conveniente ma è necessario un grande impegno nei Paesi più poveri

a cura di Flavio Natale e Donato Speroni, Segretariato ASviS

Le rinnovabili sono diventate competitive ed è necessario un grande impegno per farle crescere anche nelle aree meno sviluppate. Le prospettive in Italia saranno riviste col Piano energia e clima che il governo presenterà entro l’anno.
Maggio - Giugno 2018

Energia e clima sono stati oggetto di attenzione in almeno un centinaio di eventi del Festival dello sviluppo sostenibile. Quali messaggi ne sono scaturiti? Possiamo iniziare l’esame dall’evento nazionale “Energia rinnovabile per tutti e lotta ai cambiamenti climatici: due leve integrate per la sostenibilità dello sviluppo economico e sociale” che si è tenuto al Maxxi di Roma il 6 giugno con il supporto di Enel e Gse.

Il primo panel, concentratosi sul tema “Fonti rinnovabili e risparmio energetico per lo sviluppo economico”, ha analizzato le differenti possibilità di sviluppo che queste nuove tecnologie possono garantire, specialmente nei Paesi più poveri. Il panel ha visto come partecipanti Luca Barberis (direttore sviluppo sostenibile Gse), Pippo Ranci (GdL SDG 7-13 ASviS), Sara Romano (direttore generale del  ministero dello Sviluppo economico), Gianni Silvestrini (direttore scientifico Kyoto Club), Giovanni Tula (responsabile sostenibilità e innovazione Enel Green Power).

Tula ha affermato che “bisogna concentrarsi sul rapporto tra sostenibilità e competizione.  Solare ed eolico hanno un grande impatto sull’energia. Il tema della competitività è incredibilmente cresciuto. Le rinnovabili sono diventate competitive. Sono un investimento mondiale da 3.300 miliardi. Inoltre, gli impianti sono economici, si costruiscono in poco tempo, perché hanno una grande modularità e capacità di inserirsi in contesti difficili. Ma il modo in cui si costruiscono questi impianti fa la differenza, e su questo Enel pone l’accento.

Silvestrini ha affermato che “abbiamo grandi opportunità, ma la Strategia energetica nazionale va rivista con obiettivi più ambiziosi. Il punto fondamentale è che stiamo passando da un’era di costi aggiuntivi per la sostenibilità a una nella quale la sostenibilità conviene, diventando un fattore di guadagno d’impresa”.

Ranci ha ricordato che “il goal 7 è una delle più grosse sfide davanti a noi. All’obiettivo di energia accessibile per tutti ci si potrà avvicinare, ma non sarà per tutti. L’Africa subsahariana resterà indietro: 600 milioni sono oggi senza elettricità e saranno ancora 600 milioni nel 2030. Il problema è il sistema di monitoraggio su base nazionale: ciò vuol dire che dove le istituzioni sono deboli anche il cammino di monitoraggio lo è. L’Agenda 2030 ancora non ha trovato il canale per fare pressione su quei Paesi che si trovano in condizioni di povertà. Inoltre, “bisogna mobilitare tutto il sistema delle rinnovabili, dal gradino più basso. Le grandi imprese hanno sicuramente una funzione di traino, ma, specialmente nei Paesi poveri, bisogna aumentare il numero di quelli che sanno montare ma soprattutto aggiustare i macchinari: i Paesi poveri sono pieni di televisori che non funzionano”. L’altro problema è il clean cooking, che senza produzione locale di fonti energetiche pulite non può andare avanti. L’unica soluzione per ora è la distribuzione di gas liquido e fornelli a gas. Il costo non cambia, il problema è l’investimento iniziale.

Barberis ha ricordato che il Gse è riuscito a sviluppare un sistema di rinnovabili molto esteso.

Il secondo panel si è concentrato sul tema “Cambiamento climatico: strategie intersettoriali, resilienti e a lungo termine per una low carbon economy”, con la partecipazione di Marjorie Breyton (project manager progetto Derris, Unipol), Mara Cossu (ministero dell’Ambiente – DG Sviluppo Sostenibile), Toni Federico (coordinatore del GdL SDG 7-13 ASviS), Giuseppe Lavazza (vice presidente Lavazza), Maria Grazia Midulla (responsabile clima ed energia Wwf).

Per Federico, “il problema del cambiamento climatico è la narrazione. I processi devono essere essenzialmente governati. Nel 2030 sulla questione climatica saremo appena agli inizi, e non abbiamo altri obiettivi che non siano gli accordi di Parigi. Non abbiamo una narrazione che si carichi del futuro, si preoccupi di esso, che tenga conto delle questioni più drammatiche in corso. Rimane il fatto che c’è una cattiva abitudine a pensare che l’evento estremo avvenuto in Bangladesh non sia un problema nostro. Entro il 2050 si dovrebbe decarbonizzare l’economia. La transizione non comporta solo cambiamenti nel governo dell’ambiente, ma in tutta l’economia”

Cossu ha affermato che “a livello di strumentazione, il quadro lavora in scala molto alta. Uno degli obiettivi è il piano di decarbonizzazione dell’economia, con un elenco dei modi per raggiungerla. La Strategia nazionale dello sviluppo sostenibile allarga un po’ questo spettro, il problema è però capire l’interazione che tutte le policy pubbliche possono costruire. Il tema importante è anche quello delle questioni territoriali, così come il ruolo della società civile, la trasparenza dei dati nazionali, la cultura della sostenibilità”. Entro l’anno il governo presenterà il Piano energia e clima, come previsto dagli impegni europei.

Per Lavazza, “Il mondo del caffè è già una vittima del climate change”. Colpisce alla radice, alla crescita del caffè nei molti paesi di produzione. Il caffè si coltiva e cresce tra i due tropici. Impegna 25 milioni di lavoratori, e considerando le famiglie, arriviamo a 200 milioni di persone. Molte di queste nazioni sono colpite da continue catastrofi e siccità, che portano anche malattie. Tra le soluzioni: promuovere politiche di adattamento e mitigazione in loco, approfondire ricerche di genetica (cercando piante che abbiano particolari caratteristiche di resistenza e resilienza), informare i produttori dei rischi e introdurre il concetto di Climate Smart Agriculture. “Il rischio è che l’Italia non si svegli al mattino (perché manca il caffè)”.

Per Midulla. “L’Italia è un paese a fortissimo rischio. l’Italia dovrebbe essere in testa, e invece resta indietro. Chi non si muove adesso sta peggio, non sta meglio. Ad esempio, il fatto che la Fiat abbia aspettato tanto tempo a imboccare la strada dell’auto elettric è ferale per un’azienda, è ferale per un Paese. Ora bisogna correre, perché il cambiamento climatico sta correndo. Non vorrei ci trovassimo nella situazione nella quale dovremo prendere tutte le decisioni insieme, in modo antidemocratico”.

Breyton ha affermato: “Stiamo perdendo la lotta per l’adattamento ai cambiamenti climatici. C’è un elemento comune molto importante: la necessità di agire tutti insieme, perché nessuno di noi ce la farà da solo. La parola chiave è il partenariato pubblico-privato, aiutare piccole e medie imprese ad affrontare i cambiamenti climatici in Italia, eventi drammatici per loro. Le piccole e medie imprese hanno due problemi fondamentali: la mancanza di strumenti per un passaggio strutturato verso la sostenibilità, e l’assenza quasi totale di una “cultura del rischio”, per la valutazione della vulnerabilità. Uno strumento gratuito di auto valutazione del rischio permetterebbe all’azienda di sapere a quali rischi è esposta e prevenirli.

Nella parte  finale dell’incontro, il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini ha tratto le conclusioni con Francesco Sperandini, presidente e amministratore delegato del Gse e con Carlo Tamburi, direttore di Enel Italia. Sperandini ha sottolineato che “Il Gse sta sperimentando nuovi modi di fare sostenibilità, al di là dell’incentivo economico, promuovendo soluzioni efficaci. Il Gse si pone a difesa della politica locale, condividendo conoscenze e molto altro. C’è da interrompere il meccanismo di mancanza di aiuto da parte della funzione pubblica. Bisogna attivare un ciclo di comportamenti virtuosi, specialmente per le piccole e medie imprese”.

Per Tamburi “Enel ha colto un’opportunità strategica e ha capito che non ci può essere sviluppo senza sostenibilità. Sostenibilità vuol dire lungimiranza e guadagni a lungo termine. Dobbiamo dare l’esempio e aiutare le imprese e le istituzioni a seguirci. Le pubbliche amministrazioni sono fondamentali, e l’interlocuzione di Enel è già avviata con regioni e comuni. La sostenibilità potrebbe essere un’opportunità più per loro che per Enel, specialmente sul tema della mobilità elettrica”.

Segnaliamo di seguito altri eventi del Festival attinenti ai temi energia e clima.

A Pordenone per iniziativa della associazione Terraè– officina della sostenibilità - Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc) si sono svolti tre eventi: il 21  1 maggio, la ricercatrice  Elisa Calliari ha trattato il tema dei cambiamenti climatici, con particolare riferimento agli accordi di Parigi e alle azioni internazionali; il 24 maggio il geologo Renato Colucci e il metereologo Sergio Nordio hanno descritto gli effetti del climate change in Friuli Venezia Giulia; il 28 maggio Daniele Pernigotti, consulente ambientale, ha trattato il tema “Quale energia per il futuro?”.

Il dibattito “Povertà energetica e sviluppo sostenibile”, è stato organizzato presso l’Università di Padova il 29 maggio. L'associazione Leds - L'Energia Degli Studenti ha invitato in qualità di relatore Pippo Ranci, presidente del comitato World Access to Modern Energy, che ha illustrato i diversi aspetti tecnici, economici e sociali della questione e ha presentato il libro “Poveri d'Energia”, di cui è co-autore.

Da segnalare anche le “Energiadi - Olimpiadi dell’Energia”, un'iniziativa educativo-formativa giunta alla sesta edizione in Lombardia e per il primo anno aperta ad adesioni delle scuole sul territorio nazionale. “ll torneo, che coinvolge scuole del primo ciclo  ha l'obiettivo di sensibilizzare ed educare ai temi dello sviluppo sostenibile con focus sul tema energia/corrente elettrica e, ad oggi, è una manifestazione il cui risultato è il coinvolgimento della cittadinanza su temi di interesse comunitario: energia e ambiente ma anche l'inclusione sociale, l'integrazione, l'importanza dello sport, della musica, delle proposte culturali e della partecipazione sociale. Le Energiadi prevedono che ogni scuola sia coinvolta per una settimana con diverse attività adatte a sviluppare il tema e a favorire e consolidare la relazione scuola-territorio. Il culmine della partecipazione si raggiunge durante la maratona di 52 ore continuative che si svolge in regime di “scuola aperta” dal venerdi alla domenica: ragazzi, famiglie, insegnanti, operatori delle associazioni sul territorio si uniscono mettendo tutto il loro entusiasmo per trasformare la propria energia in corrente elettrica attraverso i nostri strumenti. Le prime dieci scuole che producono il maggior quantitativo di ‘energia sociale’ vincono strumenti digitali per la didattica per un valore totale di circa 25mila euro”. Sono stati coinvolti 19 istituti, 370 associazioni non profit, 17 comuni lombardi 5 fondazioni sostenitrici, 17 team sponsor, con la partecipazione di circa 30mila persone.

Il 28 maggio a Milano si è tenuto il seminario “Imprese assicuratrici e contrasto al cambiamento climatico” promosso da Unipol e Forum per la Finanza Sostenibile: un  momento di confronto con esponenti del mondo assicurativo e finanziario alla luce di alcuni degli esiti del progetto Life Derris, il primo progetto europeo che unisce pubblica amministrazione, imprese e settore assicurativo per la riduzione dei rischi causati da eventi climatici straordinari. L’obiettivo è stato quello di confrontarsi sul ruolo innovativo che le assicurazioni possono svolgere, come risk manager, per diffondere una maggiore cultura del rischio e promuovere interventi di prevenzione e gestione dei rischi climatici, e come investitori per favorire nuovi strumenti finanziari per accrescere la resilienza ai cambiamenti climatici delle comunità locali.

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