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Gli SDGs e l’Europa

Il principio dello sviluppo sostenibile è presente nel quadro normativo comunitario fin dal Trattato di Amsterdam (art. 3) del 1997 ed è oggi inserito nel Trattato di Lisbona (art. 3), entrato in vigore il 1° dicembre 2009, che costituisce attualmente la carta fondamentale dell’Unione europea. Nel giugno 2001 il Consiglio europeo riunito a Göteborg (Svezia) ha adottato, su proposta della Commissione europea, e dando seguito alla richiamata norma del Trattato di Amsterdam, la Strategia dell’Unione europea per lo sviluppo sostenibile (Eusds), piano a lungo termine volto a conciliare le politiche in materia di sviluppo sostenibile nelle dimensioni economica, sociale e ambientale, nella prospettiva di migliorare in maniera sostenibile il benessere e le condizioni di vita delle generazioni presenti e future. Tale Strategia è stata sottoposta a revisione nel 2006 ed è oggetto di monitoraggio sistematico da parte di Eurostat attraverso un set di indicatori appositamente predisposto (SDI – Sustainable Development Indicators). L’ultimo rapporto di monitoraggio della Strategia è stato pubblicato nel settembre del 2015 (Sustainable development in the European Union — 2015 monitoring report of the EU Sustainable Development Strategy).

L’Unione europea (Ue) ha partecipato in maniera molto attiva e propositiva all’intero processo negoziale che ha portato all’adozione dell’Agenda 2030 e degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals - SDGs nell'acronimo inglese), fin dalla fase preparatoria della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile del 2012 (Rio +20), nella quale è stato adottato il documento “Il futuro che vogliamo” (The Future We Want) e avviato il negoziato per la definizione dell’Agenda e degli SDGs.

Dal 2010, inoltre, l’Unione europea si è dotata di un quadro strategico decennale per la crescita e l’occupazione (Strategia “Europa 2020”) basata su tre priorità tra loro reciprocamente interconnesse: crescita intelligente, mediante lo sviluppo di un’economia basata sulla conoscenza, la ricerca e l’innovazione; crescita sostenibile, ossia più efficiente nell’uso delle risorse, più “verde” e più competitiva; crescita inclusiva, che promuova politiche per l’occupazione e la riduzione della povertà.

Tuttavia, la crisi finanziaria ed economica iniziata nel 2008 ha provocato una netta revisione delle priorità: obiettivo primario è diventato quello di assicurare la sostenibilità finanziaria delle economie europee, anche a costo di rigorose politiche di austerity, per far ripartire la crescita economica e di riassorbire la disoccupazione. Nell’estate 2014, la nuova Commissione Europea ha adottato, quindi, priorità in linea con le preferenze dei Paesi membri e del Parlamento europeo.

L’adozione della nuova Agenda 2030 e degli SDGs ha posto l’Unione europea e l’Italia di fronte a molteplici sfide, tutte di grande complessità: includere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile nei propri programmi a breve e medio termine, integrando competenze e punti di vista differenti per disegnare politiche adeguate per il raggiungimento degli SDGs; definire sul piano concettuale un nuovo modello di sviluppo che vada "oltre il Pil", cioè che eviti di basarsi unicamente su una crescita quantitativa; essere credibili a livello internazionale, così da poter promuovere i propri valori in tutto il mondo e sostenere il cambiamento globale, coniugando annunci in linea con gli SDGs e pratiche concrete che migliorino la qualità della vita delle persone.

Il problema principale è quello di decidere come integrare i nuovi obblighi assunti in sede Onu con la revisione della Strategia “Europa 2020”.

Nel corso del 2016, e in particolare tra agosto e settembre, la riflessione sul ruolo dell’Europa nella programmazione economica e di sviluppo ha avuto al centro lo sviluppo sostenibile. Il 22 novembre 2016, la Commissione Ue ha pubblicato tre Comunicazioni per definire un nuovo approccio strategico per lo sviluppo sostenibile in Europa e nel mondo: la prima ha come obiettivo l’integrazione degli SDGs nelle dieci priorità della Commissione e nel quadro strategico europeo; la seconda, su un nuovo consenso europeo sullo sviluppo, propone una visione e un quadro condivisi per la cooperazione allo sviluppo, allineando la politica di sviluppo dell’Ue all’Agenda 2030; la terza definisce i prossimi passi per un partenariato rinnovato con i Paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (Acp) per la costruzione di società sostenibili oltre i confini dell’Ue. In particolare nella prima comunicazione, dal titolo “Il futuro sostenibile dell’Europa: prossime tappe – L’azione europea a favore della sostenibilità”, vengono individuate alcune azioni-chiave:

  • Predisposizione di un report annuale dei progressi dell’Unione nell’implementazione dell’Agenda 2030;
  • Prosecuzione dell’interlocuzione e collaborazione con partner stranieri, attraverso l’utilizzo di tutte le risorse disponibili per le external policies, con uno sforzo particolare per i paesi in via di sviluppo;
  • Lancio di una piattaforma di stakeholder che permetta lo sviluppo e lo scambio delle migliori pratiche nella società civile, a livello degli Stati membri e a livello dell’Unione;
  • Predisposizione di una strategia che vada oltre Europa 2020, fino al 2030.

La Commissione ha poi ricordato che il percorso di raggiungimento degli SDGs in ambito europeo dipende anche dal riparto di competenze tra l’Unione e gli Stati membri e di conseguenza dal ruolo dei singoli Paesi non solo sul piano interno, ma anche sul piano comunitario.

Nello stesso giorno, l’Eurostat ha pubblicato una panoramica della situazione in Europa in relazione ai 17 Goal dell’Agenda 2030.

I documenti presentati nel novembre 2016 dalla Commissione europea hanno stimolato un dibattito importante sull’Agenda 2030 tra le istituzioni europee, portando a una risoluzione del Consiglio affari generali, che riunisce i ministri dei 28 per le politiche europee, e la relazione di una commissione del Parlamento europeo adottata il 6 luglio in seduta plenaria. Entrambi questi documenti invitano la Commissione a specificare meglio le strategie per la realizzazione dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, indicando tempistiche, obiettivi concreti e strumenti di monitoraggio.

Nel marzo 2017 la Commissione ambiente del Senato italiano si è pronunciata sul documento della Commissione Ue, formulando osservazioni in linea con quelle presentate dal portavoce dell’Alleanza Enrico Giovannini durante la sua audizione al Senato. Tra i limiti dell’azione europea per la sostenibilità che sono stati segnalati, la mancanza di una visione che vada oltre la sola questione ambientale e l’assenza di un richiamo esplicito al ruolo delle imprese nel conseguimento degli SDGs.

L’impegno per portare l’Agenda 2030 al centro delle politiche europee non è arrivato solo dalle istituzioni, ma anche dalla società civile. Il 23 marzo 2017 si è svolta presso la Camera dei deputati, su iniziativa dell’ASviS e di altre organizzazioni internazionali, la conferenza internazionale “Europe Ambition 2030 – Europa leader mondiale dello sviluppo sostenibile: un’opportunità unica per costruire un’Unione europea più forte”. Con la conferenza è nata la coalizione Europe Ambition 2030, che riunisce organizzazioni della società civile europea, campioni della sostenibilità, per costruire intorno agli Obiettivi di sviluppo sostenibile l’Unione europea del futuro. La conferenza si è focalizzata su come ripensare la governance e le politiche dell’Ue per rendere l’Europa “leader mondiale degli SDGs”. Le organizzazioni di Europe Ambition 2030 hanno poi invitato coloro che credono in questo sogno di trasformazione a sottoscrivere una lettera aperta ai Capi di Stato e di Governo. Infine, in occasione della conferenza, i soggetti organizzatori hanno redatto una bozza di “sesto scenario”.

Il “sesto scenario”, dal titolo “Un’Europa sostenibile per i suoi cittadini” nella sua versione definitiva firmata da 250 organizzazioni della società civile tra cui l’ASviS, supera i cinque scenari proposti dalla Commissione europea su quello che potrebbe essere lo stato dell'Unione da qui al 2025, presentando la visione di un'Europa che pone la sostenibilità al centro dei progetti europei. Il nuovo scenario, lanciato il 20 giugno 2017 e presentato alla Commissione europea, si concentra sulla governance e su altre innovazioni che potrebbero riconfigurare la struttura dell’Ue nel periodo 2017-2019, prima che avvengano le elezioni. L’intento è quello di servire e proteggere meglio i cittadini, potenziare gli attori non statali, impegnarsi per trovare un nuovo sistema di sviluppo, assicurare una nuova capacità di resilienza del territorio europeo, incoraggiando nuove forme di collaborazione tra l'Ue e i suoi vicini. Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ha valutato positivamente il sesto scenario e sottolineato l’impegno dell’Ue nell’attuazione dell’Agenda 2030, come emerge dalla lettera inviata a SDG Watch.

Il 26 e 27 giugno 2017 si è tenuto a Bruxelles il settimo Forum per la Coesione, promosso dalla Commissione europea per ridefinire la gestione dei fondi di coesione, uno degli aspetti più concreti e importanti per una politica europea di sviluppo sostenibile. La settima edizione ha stabilito come priorità la necessità di semplificare la burocrazia, rendendo più accessibile e trasparente per i cittadini europei l’intero sistema di gestione, e la promozione di un approccio basato sugli aiuti concreti nelle Regioni per rispondere anche alle problematiche globali.

 

Aggiornato il 4 settembre 2017

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