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SCONFIGGERE LA POVERTA'

Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo

Dal 1999 al 2013, il numero di persone nel mondo che vivono sotto la soglia di povertà estrema è sceso del 28%, passando da 1,7 miliardi a 767 milioni. In Italia, nel 2016 le famiglie in povertà assoluta erano 1,6 milioni per un totale di 4,7 milioni di individui, il livello più alto dal 2005.

L’Italia e il Goal 1: servono politiche per tutte le dimensioni della povertà

Secondo il Rapporto ASviS 2018, nonostante le condizioni delle abitazioni e dell’accesso alle cure per i giovani mostrino segni di miglioramento, in Italia peggiora la povertà relativa e assoluta nella maggior parte delle regioni. 9/10/2018

Il Rapporto ASviS 2018 evidenzia una situazione in peggioramento per quanto riguarda il Goal 1 in Italia. Infatti anche se diminuiscono le persone che vivono in abitazioni con problemi, quelle che non hanno accesso ad alcune cure mediche e le famiglie che non possono permettersi un riscaldamento adeguato, peggiora la povertà assoluta e relativa così come il numero di individui in famiglie a bassa intensità lavorativa. A livello regionale, la situazione è particolarmente negativa per Sicilia e Campania, mentre si riscontra un miglioramento in Basilicata e in Veneto grazie alla diminuzione dell’indice di difficoltà economica delle famiglie.  

L’attività legislativa italiana dell’ultimo anno è stata caratterizzata da alcuni passi avanti costituiti dall’introduzione del Reddito di inclusione (ReI), ma i provvedimenti adottati sono ancora insufficienti per rispondere alle diverse esigenze di un fenomeno multidimensionale come quello della povertà. Gli interventi finora programmati non sono quindi adeguati per coprire diversi Target dell’Obiettivo 1, specialmente i Target 1.2 (ridurre almeno della metà la percentuale di povertà in tutte le sue dimensioni), 1.3 (adeguati servizi di base di protezione sociale) e 1.4 (reddito, accesso al credito e alle risorse economiche). L’ASviS propone di proseguire sulla strada intrapresa con il ReI, rendendo il futuro “reddito di cittadinanza” una misura effettivamente universale e adeguata, e di inserire nella Legge di Bilancio impegni precisi che garantiscano nel medio e lungo termine un’efficace lotta contro la povertà, soprattutto a favore delle famiglie giovani e numerose.

 

 
Guarda la video-intervista al coordinatore del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 1, Gianni Bottalico (Alleanza contro la Povertà)

 

L'indicatore composito per l'Italia

L’indicatore composito elaborato dall’ASviS segnala che, dopo il forte peggioramento degli anni 2010-2014, la situazione rimane su livelli molto bassi. È peggiorata la povertà assoluta e relativa, nonché il numero di individui in famiglie a bassa intensità lavorativa. Tuttavia, nell’ultimo biennio, si riduce la percentuale di persone che vivono in abitazioni che presentano problemi e delle famiglie che non possono permettersi di riscaldare adeguatamente la casa. Inoltre, i nuovi dati dell’Istat mostrano che tra il 2015 e il 2016 è diminuita la proporzione di popolazione di 16 anni e più che non ha effettuato cure mediche di cui aveva bisogno perché troppo costose. Questo fenomeno genera una lieve tendenza al miglioramento nell’indicatore.

 

 


Le regioni italiane e il Goal 1

A livello territoriale la situazione peggiora nella maggioranza delle regioni italiane. Ciò è dovuto al deteriorarsi della maggior parte degli indicatori elementari, nello specifico l’indice di grave deprivazione materiale passa dal 7,4% nel 2010 al 12% nel 2016. Le regioni che registrano il livello più basso rispetto alla media italiana sono la Campania e la Sicilia a causa dell’indice di grave deprivazione materiale che nel 2016 si attestava al 26% per tutte e due le regioni contro una media nazionale del 12%.
Al contrario la Basilicata e il Veneto migliorano la propria situazione grazie alla diminuzione dell’indice di difficoltà economica delle famiglie.

 

Il resoconto degli ultimi 12 mesi

Il Rapporto SDGs 2018 dell’Istat indica che in Italia la popolazione a rischio di povertà e di esclusione sociale è pari al 30%, percentuale in aumento rispetto all’anno precedente e che ci pone molto lontano dall’obiettivo fissato da Europa 2020.

Nel 2017 sono 1 milione e 778mila (6,9%) le famiglie in condizioni di povertà assoluta, per un totale di 5 milioni e 58mila persone (8,4% dell’intera popolazione), il livello più alto dal 2005. Il 20,6% della popolazione si trova in condizione di povertà di reddito (in aumento rispetto al 19,9% del 2015) e il 12,1% si trova in condizione di grave deprivazione materiale. Le famiglie giovani, in particolare, sono le più penalizzate (con un’incidenza pari al 9,6%) e la condizione dei minori si conferma la più preoccupante: il 12,1% dei minori è in povertà assoluta, per un totale di 1 milione e 208mila. Quasi la metà (46,9%) di chi è a rischio di povertà o esclusione sociale si trova nel Mezzogiorno, dove si registra l’incidenza più elevata di soggetti in povertà assoluta (10,3% delle famiglie e 11,4% degli individui).

Tenendo in considerazione questi dati, l’innovazione principale in materia di contrasto alla povertà è stata l’attuazione del Reddito di inclusione (ReI), la prima misura universalistica di lotta all’indigenza in Italia. L’attuazione della legge delega del 15 marzo 2017 n. 33 (“Delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali”) è avvenuta con il decreto legislativo n. 147 del 15 settembre 2017. Dal primo dicembre 2017 è stato quindi possibile presentare domanda per il ReI e dal primo gennaio 2018 la misura è diventata concretamente operativa. A marzo 2018 risultavano complessivamente beneficiari del ReI o del Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA) circa 230mila nuclei familiari, corrispondenti a quasi 800mila persone, cioè circa il 50% del Target potenziale.

Ancor prima dell’attivazione della misura, la Legge di Bilancio per il 2018 (legge n. 205/2017) aveva modificato il ReI, ampliando la platea dei potenziali beneficiari e incrementando le risorse da destinare alle famiglie numerose.

Infine, il 10 maggio 2018 è stato approvato in via definitiva il “Piano nazionale per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà 2018/2020”, che costituisce lo strumento programmatico per l’utilizzo della cosiddetta “quota servizi” del Fondo povertà.

In linea con la sperimentazione della Nuova Carta Acquisti e con il Sostegno all’inclusione attiva (Sia), il ReI si articola in un beneficio economico e in una componente di servizi alla persona che devono essere garantiti a livello locale. Il beneficio economico varia in considerazione della numerosità del nucleo richiedente ed è commisurato alle risorse economiche di cui tale nucleo dispone. La parte attiva della misura si concretizza, invece, nella realizzazione di un progetto personalizzato di inclusione predisposto da un’équipe multidisciplinare costituita dagli ambiti territoriali interessati (in collaborazione con le amministrazioni competenti sul territorio in materia di servizi per l’impiego, formazione, politiche abitative, tutela della salute, istruzione) e in linea con principi generalizzati di presa in carico. Il Rapporto ASviS riporta i requisiti di accesso al ReI (pp. 41-43).

Il Fondo nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale è prioritariamente volto alla copertura della parte passiva del ReI. Al trasferimento economico sono destinati circa 1,7 miliardi di euro nel 2018, che crescono a 2,2 miliardi nel 2019. Come anticipato, il Fondo non esaurisce qui le sue funzioni: infatti, il decreto legislativo n. 147/2017 ha previsto che i servizi che devono accompagnare il ReI non siano solo quelli erogati in via ordinaria a livello territoriale (come è avvenuto ad esempio nel caso del SIA), ma che, grazie al Fondo, siano realizzati interventi e servizi aggiuntivi che acquisiscono la natura di livelli essenziali delle prestazioni.

Il Fondo, e di conseguenza anche la sua “quota servizi”, è un finanziamento di natura strutturale ed è quindi iscritto stabilmente nei conti pubblici. La “quota servizi” è pari a 297 milioni di euro nel 2018, 347 milioni nel 2019 e a 470 milioni di euro a decorrere dal 2020. Per ciascun anno, 20 milioni sono destinati a interventi a favore dei senza dimora (e più in generale della povertà estrema) e 5 milioni (a differenza degli altri stanziamenti in via sperimentale per un triennio) ai neomaggiorenni in uscita da un percorso di presa in carico a seguito di allontanamento dalla famiglia di origine. La quota restante, destinata a finanziare l’attuazione dei livelli essenziali connessi al ReI, è pari a 272 milioni nel 2018, 322 milioni nel 2019 e 445 milioni nel 2020.

È evidente, in questo contesto, una duplice criticità dell’intervento, che pure rappresenta un importante primo passo. Da una parte, l’impatto limitato della misura va a beneficio solo di una parte delle persone e delle famiglie che si trovano in condizione di povertà assoluta e non appare sufficiente per raggiungere il Target 1.2. Dall’altra, manca ancora una regia complessiva capace di produrre un piano organico e di far convergere, coordinandole, diverse politiche - non solo quelle legate al sostegno al reddito e all’inclusione sociale attiva - verso la lotta a un fenomeno multidimensionale che riguarda aspetti diversi: reddito, accesso al credito e alle risorse economiche (Target 1.4), adeguati servizi di base di protezione sociale (Target 1.3), lotta all’abbandono scolastico e all’emergenza abitativa. 

 

Le proposte dell’ASviS

Sconfiggere la povertà è uno degli Obiettivi più sfidanti e prioritari per l’Italia che negli ultimi dieci anni ha visto aumentare la povertà assoluta e le disuguaglianze. All’aumento della povertà assoluta, che incide maggiormente sui giovani e i minori, si affianca quello del rischio di esclusione sociale, fenomeno multidimensionale che, così come misurato in Europa, permette di tenere anche conto della grave deprivazione materiale e della bassa intensità di lavoro all’interno della famiglia.

Una prima risposta di contrasto al fenomeno multidimensionale della povertà è stata data con l’introduzione del Reddito di Inclusione (Rei). L’Alleanza ritiene indispensabile proseguire sulla strada intrapresa per rendere tale strumento (o il futuro “reddito di cittadinanza”) una misura effettivamente universale - ossia che intercetti la totalità dei poveri assoluti - e adeguata negli interventi offerti, sia in termini di risorse sia di qualità dei servizi di accompagnamento per l’avviamento al lavoro, la formazione, l’educazione di qualità e la tutela della salute. Particolare attenzione va posta nei confronti dei minori, per i quali va anche data continuità alle misure adottate per combattere la povertà educativa e realizzare percorsi di inclusione che vedano un coinvolgimento attivo dei minori stessi.

L’ASviS ribadisce che proseguire sul cammino dell’attuazione della riforma del ReI non esclude l’adozione di ulteriori misure da orientare primariamente a favore delle famiglie giovani e numerose, essendo queste maggiormente esposte a rischio di esclusione sociale. Pertanto, si ritiene fondamentale che nella prossima Legge di Bilancio vengano assunti impegni precisi per garantire nel medio e lungo termine un’efficace lotta contro la povertà, come indicato nel “Piano per gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla Povertà 2018-2020”. 
 

Leggi l’Analisi del Goal 1 nel Rapporto ASviS 2018 e le proposte dell’Alleanza su Povertà e disuguaglianze

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martedì 09 ottobre 2018
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