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SCONFIGGERE LA POVERTA'

Porre fine ad ogni forma di povertà nel mondo

Dal 1999 al 2013, il numero di persone nel mondo che vivono sotto la soglia di povertà estrema è sceso del 28%, passando da 1,7 miliardi a 767 milioni. In Italia, nel 2016 le famiglie in povertà assoluta erano 1,6 milioni per un totale di 4,7 milioni di individui, il livello più alto dal 2005.

L'Italia filantropa, terza in Europa con donazioni benefiche per 9,1 miliardi

Nel Lang philanthropy day la Fondazione Lang Italia ha posto diverse questioni, mostrando la necessità di misurare l’impatto sociale della filantropia, al fine di generare un risparmio per la collettività.

Italiani generosi e solidali: nonostante la ridotta crescita economica, l'Italia è il terzo Paese in Europa per entità di donazioni filantropiche, dopo Londra e Berlino. A fornire un quadro complessivo della natura e della provenienza delle risorse monetarie destinate ad attività socialmente utili è la Fondazione Lang Italia che, in occasione del Lang philanthropy day il 24 ottobre a Milano, ha rielaborato i dati di European research network on philanthropy, Oxford economics, Acri, Assifero, Forbes, Gfk, Istat, Istituto italiano della donazione, Unhcr e Vita, arrivando a quantificare le erogazioni benefiche in 9,1 miliardi di euro, contro il Regno Unito con 25,3 miliardi e la Germania con 23,8. La parte del leone la giocano le elargizioni individuali che rappresentano circa 4,6 miliardi del totale, seguono le fondazioni, con 1,5 miliardi, e infine lasciti testamentari, erogazioni da parte di imprese e modalità più informali compongono il restante.

Ma qual è oggi il ruolo delle attività filantropiche e perché esse assumono via via più rilevanza? Se, come sostiene l'istituto di ricerca Oxford Economics, entro il 2025 in Italia il divario tra risorse pubbliche disponibili e domanda di servizi sociali toccherà i 70 miliardi, risulta chiara l'importanza dell'attività delle fondazioni erogative, sempre più simili a “operatori qualificati”. Avvalendosi di modelli più efficienti di distribuzione delle risorse, figure professionali ad hoc e interventi in grado di produrre un impatto sociale misurabile, riescono anche a coinvolgere più significativamente il mondo delle aziende e della finanza.

Di questi argomenti si è trattato nel corso della quinta edizione della giornata di approfondimento dedicata alla filantropia durante la quale sono state delineate le caratteristiche della beneficenza italiana. Entro i confini nazionali le fondazioni sono circa 6.200, fondamentalmente di origine bancaria e privata, e in meno di dieci anni il loro numero è raddoppiato. Per quanto riguarda i singoli cittadini, negli ultimi 12 anni il numero totale dei donatori è diminuito sensibilmente, passando dal 31% al 19%, senza però intaccare nella sostanza la somma riservata al settore del sociale, che si mantiene stabile anche grazie all’aumento dell'importo della donazione media. Non sorprende che le cifre più considerevoli arrivino proprio dai benefattori più abbienti, ovvero coloro che possiedono un patrimonio superiore al milione di euro, e che nel 2015 il 91% di loro abbia messo mano al portafogli in favore dei bisognosi, l'11% in più sul 2014. Sempre in aumento anche il dato sull'entità delle donazioni: il 27% di questi benestanti filantropi ha reso più cospicuo l'importo dei propri contributi, indirizzandoli in salute, 72%, ambiente, 60%, e inclusione sociale 40%.

“Una teoria del cambiamento non è altro che una strategia finalizzata alla creazione di valore sociale”, ha affermato nel suo intervento Tris Lumley, direttore del britannico Innovation & Development di New Philanthropy Capital, “Senza una strategia c'è il pericolo che un'organizzazione possa avere successo solo per caso, ma a volte può addirittura creare un danno senza rendersene conto”.

Ecco perché Lang Italia insiste sulla necessità di affermare una metodologia per valutare l’impatto sociale generato dagli interventi filantropici sottolineando come al momento in Italia solo l’8% delle fondazioni dichiara di averne messa a punto una. Inoltre il volume d’affari connesso al Terzo settore è tra i 65 e i 70 miliardi di euro: migliorando l'efficienza del 10% si renderebbero disponibili sette miliardi di euro in più all'anno, un importo pari a due punti di Iva.

Un ulteriore focus è stato quello offerto dallo studio della Fondazione, il primo del genere in Italia, a supporto di servizi di accoglienza e di cura dei minori disagiati, considerati come strumenti che  generano un risparmio per la collettività. L'analisi, effettuata utilizzando l’indicatore Social return on investment (Sroi) applicato all'attività dell’Associazione Caf onlus - centro aiuto minori e famiglie, ha stimato che per ogni euro impiegato dall’Associazione per erogare i suoi servizi sia stato generato un valore di 3,1 euro in termini di risparmio per la collettività: costi per le cure sanitarie legate alle violenze, spese scolastiche straordinarie e di accoglienza in comunità, gli interventi dell’autorità di Pubblica sicurezza e l’attivazione dei tribunali in questo modo non peserebbero più sulle finanze di Comuni e Stato.

Attenzione: la consultazione della versione completa dello studio è a pagamento.

di Elis Viettone

lunedì 30 ottobre 2017
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