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CONSUMO E PRODUZIONE RESPONSABILI

Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

A livello globale, il Material footprint, che indica i flussi di risorse minerali e organiche che sono state rimosse dall’ambiente per produrre un bene, è passato dai 48,5 miliardi di tonnellate del 2000 a 69,3 miliardi di tonnellate nel 2010. In Italia si stanno affermando modelli di produzione e consumo più responsabili, ma occorre sensibilizzare i cittadini sulla riduzione degli sprechi.

Goal 12: bisogna rimettere al centro il rapporto tra uomo e impresa

Cresce la sensibilità ambientale verso modelli di produzione e consumo responsabili, ma serve più attenzione alla dimensione sociale. Il Position paper del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 12.

Il Rapporto ASviS 2018 rileva un complessivo miglioramento nel Goal 12 in Italia. Per quanto riguarda la dimensione ambientale, la crescente attenzione e sensibilità della società italiana verso il tema della produzione e del consumo responsabile sta portando all’aumento del riciclo e della raccolta differenziata, oltre che a una riduzione del consumo di energia e materia, anche se in parte dovuta alla crisi economica. Analoga sensibilità va sviluppata con riferimento alla dimensione sociale.

La normativa italiana dell’ultimo anno su finanza, produzione e consumo responsabili ha fatto passi in avanti, concentrandosi sulla sostenibilità e sulla tracciabilità dei prodotti alimentari, sulle dichiarazioni di carattere non finanziario e sulla qualità dei servizi offerti dal settore pubblico.

Secondo l’Alleanza, per realizzare a pieno i Target del Goal 12 non si può prescindere dalla nozione di finanza responsabile. I cittadini, infatti, sono tanto consumatori quanto risparmiatori, quindi produzione e consumo vanno pensati anche in riferimento ai servizi finanziari. Da qui per il Goal 12 si propone di valutare l’impatto degli investimenti sulle diverse dimensioni del benessere e di ampliare il campo di applicazione del decreto che recepisce la direttiva Ue sulla rendicontazione non finanziaria. Ma anche: rafforzare la transizione verso l’economia circolare evitando la sovrapposizione tra settori, favorire partnership tra imprese e associazioni di consumatori, completare il percorso verso una legge nazionale sul commercio equo e solidale e portare a termine la riforma del Terzo Settore. Tutte le proposte sono raccolte nel Position paper elaborato dalle organizzazioni aderenti al Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 12.

 

Guarda la videointervista al coordinatore del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 12, Luca Raffaele (NeXt Nuova Economia per Tutti)

 

L’indicatore composito per l’Italia

L’indicatore composito elaborato dall’ASviS per il Goal 12 evidenzia un significativo miglioramento tra il 2010 e il 2016. Infatti, diminuisce il consumo di materia (in larga parte a causa della crisi economica, infatti si registra una inversione di tendenza a partire dal 2014, a seguito della ripresa delle attività produttive) e aumenta la percentuale di raccolta riciclata (dal 36,7% del 2010 al 47,7% del 2016), anche se nel corso del 2016 aumentano i rifiuti urbani prodotti. Tra il 2004 e il 2016, inoltre, la percentuale di raccolta differenziata cresce di oltre 30 punti percentuali, passando dal 22,7% al 52,5%.

 

Le regioni italiane e il Goal 12

 

Rispetto al 2010, la situazione relativa al Goal 12 migliora in tutte le regioni italiane. Ciò è dovuto alla complessiva diminuzione della produzione di rifiuti urbani e all’aumento dei rifiuti urbani oggetto di raccolta differenziata. Va però sottolineato come diminuisca il numero di organizzazioni e imprese registrate Emas (Eco-management and audit scheme). Le regioni che registrano i livelli dell'indicatore più alti sono la Lombardia e il Trentino-Alto Adige grazie a un tasso di riciclo dei rifiuti urbani nettamente superiore rispetto alla media nazionale.

 

Il resoconto degli ultimi 12 mesi

Dopo il lancio della Strategia nazionale bioeconomia (aprile 2017), il Rapporto sul capitale naturale (febbraio 2017) e la Riforma del terzo settore (metà del 2017), cui è seguita l’emanazione di alcuni decreti legislativi (Codice del terzo settore, impresa sociale e il 5 per mille), sono intervenuti numerosi aggiornamenti normativi che contribuiscono a orientare produzione e consumo a modelli sostenibili:

  • la Legge 123/2017 sugli imballaggi biodegradabili per prodotti alimentari sfusi (dicembre 2017);
  • la Legge per la concorrenza, che fissa al 1° luglio 2019 lo switch off verso il mercato libero dell’energia e del gas e le regole per la transizione soft dal mercato tutelato;
  • l’estensione delle competenze regolatorie dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) a tutto il settore ambientale;
  • la prima regolazione dell’Autorità dei trasporti sulle condizioni minime di qualità dei servizi di trasporto ferroviario sottoposti ad obblighi di servizio pubblico;
  • la disciplina dell’indicazione obbligatoria nell’etichetta della sede e dell’indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento degli alimenti, ai sensi del decreto legislativo 15 settembre 2017 n. 145;
  • il d.lgs. n. 50/2017 (Codice appalti), modificato dal d.lgs. n. 56/2017, sui Criteri ambientali minimi (Cam), che rende obbligatori gli obiettivi ambientali previsti dal Piano d’azione per la sostenibilità ambientale nel settore della Pa.

Sui temi della finanza responsabile vanno invece segnalati i seguenti interventi:

  • il regolamento Consob (gennaio 2018) di attuazione del d.lgs. 254/2016, che disciplina le modalità di pubblicazione, verifica e vigilanza sulle dichiarazioni di carattere non finanziario;
  • l’aggiornamento del Codice di autodisciplina per le società quotate in Borsa Italiana (luglio 2018) che invita gli emittenti ad adottare criteri di diversità, anche di genere, nella composizione degli organi di corporate governance a partire dal primo rinnovo successivo alla cessazione degli effetti della L. 120/2011 (cd. Legge Golfo-Mosca). D’ora in poi la politica di genere in relazione alla composizione degli organi deve essere presentata nella relazione sul governo societario.

Inoltre, nel novembre del 2017 è stato pubblicato il documento "Verso un modello di economia circolare per l’Italia", redatto congiuntamente dal ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (Mattm) e dal ministero dello Sviluppo economico (Mise), con l’obiettivo di fornire un inquadramento generale dell’economia circolare, nonché di definire il posizionamento strategico sul tema. Da segnalare anche la nascita dell’Atlante dell’economia circolare, una piattaforma web per raccogliere le esperienze di economia circolare in Italia.

Accanto a queste novità della normativa nazionale, vanno segnalate importanti innovazioni sul fronte europeo che hanno ricadute sul nostro Paese, come la Piattaforma della Commissione europea per l’economia circolare, la Risoluzione del Parlamento europeo del 18 aprile 2018 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, una proposta di Regolamento sull’informativa in materia di investimenti sostenibili e rischi per la sostenibilità, la Risoluzione del Parlamento europeo sulla finanza sostenibile (29 maggio 2018), l’accordo sui testi delle nuove norme in materia di rifiuti e circular economy elaborato dai rappresentanti della Commissione, del Consiglio e del relatore del Parlamento (17/18 dicembre 2017). Importante è anche il Pacchetto sull’economia circolare, entrato in vigore il 4 luglio 2018, che va recepito dagli Stati membri entro il 5 luglio 2020.

 

Le proposte dell’ASviS

Per fornire un quadro di riferimento condiviso su finanza, produzione e consumo responsabili, il Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 12 ha elaborato un Position paper che, partendo da una sintesi di normative ed esperienze, formula proposte operative per il contesto italiano. Una selezione di queste proposte è contenuta nel Rapporto ASviS 2018.

Nel complesso, se gli ultimi anni hanno visto una crescente sensibilità ambientale sui temi della produzione e del consumo responsabile, bisogna lavorare di più sulla dimensione sociale del Goal 12. Più attenzione va data al rapporto tra uomo e impresa, mettendo al centro la dignità della persona. In questo contesto, un utile strumento di sensibilizzazione per le aziende può essere la pressione dal basso esercitata dai consumatori.

In particolare, per indirizzare la produzione verso la realizzazione di prodotti e servizi secondo modalità sostenibili dal punto di vista economico, ambientale e sociale lungo l’intero ciclo di vita, si dovrebbe:

  • ampliare il campo di applicazione del d.lgs. 30 dicembre 2016, n.254 che recepisce la Direttiva Ue sulla rendicontazione non finanziaria, includendo aziende dei settori della distribuzione e delle utility, società partecipate dallo Stato, imprese di medie dimensioni e quelle attive in settori ad alto impatto ambientale, incoraggiando la compilazione di un bilancio integrato, che illustri la comunicazione finanziaria e non finanziaria in un unico documento;
  • potenziare la transizione verso un’economia circolare attraverso la collaborazione tra aziende di differenti settori e il coinvolgimento degli stakeholder a tutti i livelli. La revisione del sistema economico deve coinvolgere tutti i suoi ambiti: utilizzare energia e materie rinnovabili, valorizzare le risorse mediante upcycling, riuso, riciclo e mediante il mercato delle materie prime seconde, estendere la vita utile di prodotti e asset mediante una progettazione e una manutenzione ad hoc, progettare prodotti sulla base dei principi dell’ecodesign e nel rispetto di elevati standard di qualità;
  • accelerare l’implementazione della Strategia Nazionale per le aree interne, allineandola, in particolare nelle aree di montagna, ai principi e allo spirito dell’economia circolare;
  • completare la riforma del Terzo Settore con l’emanazione dei decreti delegati e avviarne la realizzazione, favorendo lo sviluppo delle imprese sociali;
  • rafforzare la normativa di promozione e sostegno delle start-up innovative e sostenibili, con programmi dedicati all’innovazione a vocazione sociale.

Per orientare i consumi verso scelte a favore dello sviluppo sostenibile si suggerisce di:

  • promuovere la partnership tra imprese e associazioni di consumatori per raggiungere obiettivi di “sostenibilità consumeristica”, realizzando congiuntamente progetti, campagne informative e attività di lobby, anche a livello territoriale;
  • completare il percorso verso una legge nazionale sul commercio equo e solidale, riprendendo il progetto avviato nella precedente legislatura;
  • promuovere la conoscenza e la pratica dell’investimento sostenibile tra i risparmiatori/consumatori privati e gli operatori finanziari;
  • sviluppare sistemi puntuali di monitoraggio per rafforzare il “Green and Social Public Procurement” (Gspp) nei bandi pubblici e così elevare progressivamente i Criteri ambientali minimi (Cam) e i Criteri sociali minimi (Csm), in modo da orientare il mercato verso modelli di produzione sostenibili;
  • valorizzare le iniziative dal basso delle organizzazioni di cittadinanza attiva che, attraverso scelte consapevoli di acquisto e di risparmio, spostano quote di mercato verso le imprese responsabili;
  • emanare il decreto attuativo della norma presente nella Legge di Bilancio 2017 che modifica il Testo Unico Bancario, riconoscendo il ruolo della finanza etica e sostenibile, stabilendone i principi e le finalità e prevedendo forme specifiche di agevolazione e sostegno agli operatori bancari che ne rispettino i criteri.

Nonostante le numerose iniziative internazionali sulla finanza sostenibile, in Italia sembra mancare un approccio in grado di rendere il tema centrale nell’azione degli intermediari finanziari. Per accelerare la riconversione della finanza verso lo sviluppo sostenibile si dovrebbe:

  • disincentivare comportamenti orientati al brevissimo termine, come suggerito anche dal Rapporto finale sulla finanza sostenibile della Commissione europea del febbraio 2018, promuovendo a livello europeo la tassazione delle transazioni finanziarie (Tobin Tax), con l’effetto anche di creare nuove e ingenti entrate fiscali, da orientare a investimenti nell’economia circolare;
  • combattere l’elusione fiscale, anche attraverso una normativa comune europea, e rafforzare la lotta ai paradisi fiscali, ad esempio escludendo dagli appalti pubblici le imprese che fanno parte di gruppi che vi hanno sede;
  • favorire la “diversità bancaria”, attraverso normative che tengano conto delle diverse dimensioni e funzioni degli istituti di credito, separando le banche d’affari da quelle commerciali;
  • favorire l’integrazione dei criteri ambientali, sociali e di governance (Esg) nei prodotti e nei processi finanziari;
  • adottare, nella valutazione degli investimenti, il modello del Generative wellbeing participatory bond (Gwpb), che prende in considerazione il ritorno dell’investimento in termini di miglioramento del benessere multidimensionale;
  • inserire e applicare la formula comply or explain nella normativa sugli operatori previdenziali (cfr: d. lgs. 252/2005, art. 6, comma 13, lettera c);
  • canalizzare verso le piccole e medie imprese i risparmi dei Piani individuali di risparmio (Pir), valutando le caratteristiche sociali e ambientali delle aziende.

 

 

Leggi l’analisi del Goal 12 nel Rapporto ASviS 2018 e le proposte dell’Alleanza su Economia circolare, innovazione e lavoro

Leggi il Position Paper sul Goal 12 

Consulta il Rapporto ASviS 2018

Scopri i Target del Goal 12

Scopri di più sull’indicatore per il Goal 12: consulta il database

 
lunedì 29 ottobre 2018
#supergoal12

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