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LOTTA CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze

Nel 2016, le temperature globali hanno raggiunto livelli da record, superando di 1,1°C quelle dell’era preindustriale. L’Italia nel 2017 ha prodotto la proposta di un Piano nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), la creazione della nuova Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile (Snss) e l’annuncio della preparazione del Piano Nazionale Clima ed Energia.

Sette stati europei lanciano la sfida: obiettivi climatici più ambiziosi

Per Germania, Francia, Svezia, Paesi Bassi, Finlandia, Portogallo e Lussemburgo l’Europa può e deve fare di più, per garantire un futuro al Pianeta. Bisogna andare ben oltre rispetto alla riduzione dell’80% delle emissioni di gas serra entro il 2050.

In occasione della “Bonn Climate Change Conference”, tenutasi dal 30 aprile al 10 maggio, i ministri dell’Ambiente di sette Paesi europei hanno chiesto di accelerare il processo di transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Germania, Francia, Svezia, Paesi Bassi, Finlandia, Portogallo e Lussemburgo rilanciano gli impegni presi durante la Cop21 di Parigi e propongono obblighi più ambiziosi per contrastare i cambiamenti climatici. Nonostante l’Ue sia sulla buona strada per centrare il goal del 20% di emissioni in meno per il 2020, gli impegni assunti in occasione del summit parigino potrebbero non bastare per mantenere l’aumento di temperatura media sotto i 2°.

Secondo gli ultimi dati, le emissioni dell’Ue sono state ridotte del 23% tra il 1990 e il 2016, mentre l'economia è cresciuta del 53% nello stesso periodo. Nonostante le politiche climatiche a livello nazionale e internazionale, i Paesi fautori della proposta sono convinti che l’Europa possa fare di più. Attualmente gli impegni vincolanti prevedono una riduzione (al 2030) di gas serra del 40% rispetto ai livelli pre-industriali, per passare all’80% entro il 2050.  A trainare la transizione verso un’economia più pulita c’è la Svezia, uno dei pochi Stati che ha già provveduto a rivedere i suoi impegni in risposta dell’Accordo di Parigi, sancendo a livello nazionale l’obiettivo emissioni zero entro il 2045. "La scienza ci dice che abbiamo solo pochi anni per rispondere con forza agli effetti devastanti del cambiamento climatico", ha detto il ministro del clima Eva Svedling. "La Svezia ritiene inoltre che l'Ue dovrebbe fissare l’obiettivo emissioni zero entro il 2050, o anche prima, se la scienza dimostra che sarà necessario".

Alla proposta svedese fa eco quella del ministro dell’Ambiente francese Brune Poirson: "L'Unione europea deve essere più ambiziosa se vuole raggiungere gli obiettivi di Parigi. La Francia sta facendo la sua parte definendo e attuando nuove politiche per una transizione equa ed ecologica, e sta attualmente rivedendo la sua strategia nazionale a lungo termine per puntare alla carbon neutrality entro il 2050”.

Eric Wiebes, ministro dell’Economia e delle politiche climatiche dei Paesi Bassi confida nella cooperazione tra gli Stati membri per un approccio europeo più ambizioso: “Il governo olandese punta a essere uno dei capofila della politica climatica. Siamo pronti a cooperare per puntare a ridurre maggiormente le emissioni”.
La sfida è lanciata, qualunque modifica agli obiettivi Ue dipenderà dalla collaborazione dei restanti 20 Paesi, Polonia compresa, dove la dipendenza dal carbone è ancora molto forte. Riuscirà l’Europa a rivedere la sua strategia climatica a lungo termine?

di Tommaso Tautonico

lunedì 14 maggio 2018
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