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LOTTA CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze

Nel 2016, le temperature globali hanno raggiunto livelli da record, superando di 1,1°C quelle dell’era preindustriale. L’Italia nel 2017 ha prodotto la proposta di un Piano nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), la creazione della nuova Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile (Snss) e l’annuncio della preparazione del Piano Nazionale Clima ed Energia.

L'Italia e il Goal

Novità sul fronte del cambiamento climatico, ma i Target sono ancora lontani

L’impegno dell’Italia è aumentato grazie alla elaborazione del Pnacc e della Sen, ma ora è necessario integrare i Piani in una Strategia energetica, climatica e ambientale.

Nel Rapporto 2017 sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile, presentato alla Camera il 28 settembre, si analizza la situazione dell’Italia relativamente al Goal 13 (“Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze”) dell’Agenda 2030.

Sul piano nazionale, l’Italia nel 2017 ha prodotto diverse novità: la proposta di un Piano nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), aperto alla consultazione fino al 15 ottobre 2017, la creazione della nuova Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile (Snss) e l’annuncio della preparazione del Piano Nazionale Clima ed Energia. Come richiesto dall’Unione europea, il Piano dovrà integrare i temi dell’energia con quelli ambientali. Novità del 2017 è anche la Strategia Energetica (Sen) che adotta i Target Eu 2030.

Per quanto riguarda il Target 13.3 “Migliorare l’istruzione, la sensibilizzazione e la capacità umana e istituzionale riguardo ai cambiamenti climatici in materia di mitigazione, adattamento, riduzione dell’impatto e di allerta precoce” il Governo ha dato ampia rassicurazione sulla diffusione delle conoscenze climatiche che passerà attraverso un accordo operativo tra ministero dell’Ambiente e ministero dell’Istruzione, ma al momento ancora non si rilevano cambiamenti nei programmi delle scuole superiori e delle università.

Anche gli sforzi per il raggiungimento dei Target 13.a (“Dare attuazione all’impegno assunto nella Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici per raggiungere l’obiettivo di mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 congiuntamente da tutte le fonti, per affrontare le esigenze dei Paesi in via di sviluppo nel contesto delle azioni di mitigazione significative e della trasparenza circa l’attuazione e la piena operatività del “Green Climate Fund” attraverso la sua capitalizzazione nel più breve tempo possibile”) e 13.b (“Promuovere meccanismi per aumentare la capacità di una efficace pianificazione e gestione connesse al cambiamento climatico nei Paesi meno sviluppati e nei piccoli Stati insulari in via di sviluppo concentrandosi, tra l’altro, sulle donne, i giovani e le comunità ed emarginate”)  sono molto ridotti. Il Governo ha dichiarato, però, che rispetterà gli impegni di rifinanziamento del Global Climate Fund di Copenhagen, ormai vicini alla scadenza dei 100 miliardi di dollari/anno globali al 2020.

Secondo l’analisi dell’ASviS, per realizzare l’obiettivo di stabilizzazione dell’aumento della temperatura a 1,5°C è necessaria e non più rimandabile, una riforma fiscale ecologica che includa i canali di finanziamento Emission Trade Scheme (Ets) europeo e Carbon Tax per finanziare le tecnologie low carbon e per promuovere l’occupazione e la competitività.

Si ritiene, inoltre, che la mitigazione richiesta dall’Accordo non si potrà raggiungere senza interventi mirati come: l’introduzione di un limite inferiore al prezzo del carbonio per i settori energetici ed energivori e una riforma fiscale, per gli altri settori, capace di portare il costo di mercato della tonnellata di Ghg (greenhouse gas – gas serra) al di sopra dei 50€.

Un’altra proposta riguarda l’integrazione della Sen con il Piano energia-clima in una Strategia energetica, climatica ed ambientale (Sean), capace di unificare le politiche del Paese, sostenendole con adeguati investimenti per la transizione ecologica e una nuova fiscalità, e di spostare progressivamente il carico dal reddito alle risorse ed alle esternalità ambientali negative.

Nel caso del’Obiettivo 13, l’ASviS non presenta ancora un indice composito, ma un indicatore particolarmente significativo (headline): gas serra totali secondo i conti delle emissioni atmosferiche.  Secondo questo indicatore la situazione migliora sensibilmente, dal 75,5 del 2004 al 135,5 del 2014, in gran parte a causa della crisi economica e della riduzione dell’attività produttiva.

 

Ricordiamo che l’indicatore ci informa sul trend, ma non sulla distanza che separa l'Italia dai Target fissati dall'Agenda 2030.

I dati dettagliati sugli indicatori relativi a questo Goal si possono ricavare consultando il database interattivo dell’Alleanza.

Leggi l’analisi del Goal 13 nel Rapporto ASviS 2017 e le proposte dell’Alleanza su Cambiamento climatico e energia.

 

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