per dare un futuro alla vita   
e valore al futuro

VITA SOTT'ACQUA

Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile

Su 63 ecosistemi marini presi in esame dall’Onu, il 16% risulta a rischio o seriamente a rischio per l'eutrofizzazione costiera. La pesca eccessiva ha ridotto la produzione in campo alimentare, danneggiato gli ecosistemi e diminuito la biodiversità. Anche in Italia è il sovra-sfruttamento degli stock-ittici il principale problema, con una quota dell’88% nel 2014.

Fao: un terzo dei pesci catturati nel mondo non viene poi mangiato

Per lo studio dell’Organizzazione Onu continua il sovrasfruttamento delle risorse ittiche. La percentuale della pesca effettuata a livelli biologicamente insostenibili è in crescita da quarant’anni: dal 10% nel 1974 al 33,1% nel 2015.   20/8/2018

Un pesce su tre che viene catturato non arriva mai nel piatto ma viene rigettato in mare o si deteriora prima che possa essere mangiato, secondo i dati pubblicati nel rapporto semestrale sullo stato delle risorse ittiche del mondo dell'Organizzazione delle Nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao). Circa il 35% delle catture mondiali, infatti, si spreca a causa di pesche accessorie o rigetti, per lo più da pescherecci da traino, in cui i pesci indesiderati vengono gettati nuovamente in mare perché sono troppo piccoli o appartenenti a una specie non commerciabile. La maggior parte delle perdite, però, è dovuta alla mancanza di attrezzature adeguate come gli strumenti di refrigerazione o di produzione del ghiaccio, necessari per mantenere il pesce fresco.

Il documento mostra che la produzione ittica totale ha raggiunto un livello record grazie a una maggiore sfruttamento della piscicoltura, in particolare in Cina. Secondo questi dati, un terzo delle specie ittiche commerciali è sovrasfruttato e la produzione da allevamenti ittici intensivi danneggia le popolazioni selvatiche perché utilizzate spesso come mangimi.

Dal punto di vista economico, la pesca è una fonte cruciale di nutrimento e di sostentamento per miliardi di persone in tutto il mondo. Secondo il rapporto questa attività impiega 60 milioni di persone che utilizzano 4,6 milioni di pescherecci. La sempre più diffusa pratica della pesca eccessiva sta determinando, però, la scomparsa di due terzi delle specie nel Mediterraneo, nel Mar Nero e nel Pacifico sudorientale. Il trend della percentuale di stock pescati a livelli biologicamente insostenibili è in continua crescita da quarant’anni: dal 10% nel 1974 al 33,1% nel 2015, con i maggiori picchi alla fine degli anni '70 e '80.

Per cercare di ridurre al minimo le perdite derivanti dalla pesca intensiva, la Fao ha lavorato con le nazioni in via di sviluppo per incoraggiare l’uso di metodi di mantenimento delle carni dei pesci, come l'utilizzo di cremagliere rialzate per l'essiccazione del pesce, che ha determinato una riduzione del 50% delle perdite di pesce dal lago Tanganica in Africa. Intorno all'Oceano Indiano, un migliorie utilizzo delle strutture per la gestione del raccolto di granchio hanno ridotto le perdite del 40%.

"Dal 1961 la crescita annuale globale del consumo di pesce è stata il doppio della crescita demografica, dimostrando che il settore della pesca è fondamentale per raggiungere l'obiettivo della Fao di un mondo senza fame e malnutrizione", ha dichiarato José Graziano da Silva, direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni unite. In termini pro capite, infatti, il consumo di pesce alimentare è cresciuto da 9,0 kg nel 1961 a 20,2 kg nel 2015. Stime preliminari per il 2016 e 2017 indicano un’ulteriore crescita da 20,3 a 20,5 kg.

 

di Giulia D’Agata

lunedì 20 agosto 2018
#ASviS_Altre_News #goal14

Aderenti

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS
Via Farini 17, 00185 Roma C.F. 97893090585 P.IVA 14610671001

Licenza Creative Commons
This work is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale