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VITA SULLA TERRA

Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica

Tra il 2010 e il 2015, la perdita annuale di aree forestali era meno della metà che nel 1990, ma la perdita di biodiversità continua a tassi allarmanti. In Italia non si è concluso l’iter di approvazione della Legge sul consumo di suolo e, tra giugno e luglio 2017, sono andati in fumo oltre 26mila ettari di superfici boschive, pari al 93,8% del totale della superficie bruciata per dolo o colpa in tutto il 2016.

Earth Overshoot Day, finite l'1 agosto le risorse della Terra, ogni anno peggio

Agli attuali ritmi di produzione e consumo la popolazione mondiale sta utilizzando le risorse naturali di 1,7 Pianeti Terra, tendenza in costante aumento. Determinanti il sovrasfruttamento delle pesca, il disboscamento ma soprattutto le emissioni di Co2.

 

C'è stato un tempo in cui le risorse della Terra e i bisogni umani coincidevano e non bisogna tornare alla preistoria per averne notizia. Nel 1969 gli abitanti del Pianeta hanno consumato in un anno le risorse naturali che la Terra è in grado di produrre o rigenerare in 12 mesi: un equilibrio globale che a partire da allora non è mai più stato raggiunto, vedendo anzi la situazione peggiorare ogni anno. Rispetto al 2016, le risorse naturali consumate nel 2018 sono lievemente aumentate, anticipando l'Earth Overshoot Day, ovvero la data che idealmente rappresenta la “bancarotta” naturale, di ben sette giorni, dall'8 agosto all'1 agosto. In questo modo, con i modelli di produzione e consumo attuali, le risorse che ogni abitante del Pianeta aveva a disposizione sono terminate l'1 agosto, ovvero abbiamo utilizzato in sette mesi esatti quanto la Terra è in grado di fornirci in un anno. Risultato? Siamo sempre “in debito” di risorse e purtroppo la tendenza peggiora costantemente.

Ad oggi stiamo utilizzando 1,7 Pianeti Terra, con uno sfruttamento fuori controllo delle pesca, disboscamento di intere foreste ed emissione di molta più Co2 nell'atmosfera di quanta gli ecosistemi siano in grado di riassorbire. Non è finita qui. Se tutti i cittadini del mondo adottassero le abitudini e il livello di benessere dell'Occidente, con alti consumi energetici e produzione di gas dannosi, servirebbero 3,5 Terre per seguitare con lo stesso stile di vita. Bisogna dunque riflettere anche su un quadro globale destinato a peggiorare in maniera esponenziale se si considera che nei prossimi anni, milioni e milioni di persone usciranno sempre più dalla povertà ed esigeranno condizioni migliori.

A conti fatti, il totale di terreno fertile di cui necessiteremmo mantenendo il sistema invariato è di 20 miliardi di ettari ma in realtà quello disponibile è di solo 12 miliardi. Se il 61% dell’impronta ecologica dell’umanità, cioè l'impatto sulla Terra delle nostre azioni, è generata proprio dall'immissione eccessiva di anidride carbonica nell'aria, appare chiaro come proprio questo sia un settore chiave sul quale intervenire. Nello specifico in Italia usiamo 4,3 ettari di terra a testa, cioè due volte e mezzo quello che potremmo permetterci entro i limiti del Pianeta.

Non ci sono solo cattive notizie per fortuna e i comportamenti di cittadini informati e consapevoli possono significare una grande differenza a livello planetario. La chiamata all'azione è coordinata dal Global Footprint Network, l'organizzazione internazionale di ricerca che ha compreso la necessità di nuove forme di misurazione sulla gestione e consumo delle risorse naturali. Con l'hashtag #MoveTheDate è stata lanciata una campagna di sensibilizzazione che ha lo scopo di guadagnare, attraverso comportamenti responsabili e sostenibili da parte degli abitanti del Pianeta, cinque giorni di più ogni anno sulla data che rappresenta la fine delle risorse naturali a disposizione.

Guadagnando cinque giorni ogni anno, entro il 2050 si potrebbe riequilibrare l'attività naturale terrestre con i bisogni della popolazione mondiale. I quattro ambiti attraverso cui può compiersi il cambiamento auspicato sono, secondo il Global Footprint Network, innanzitutto le città, nelle quali entro il 2050 risiederà l'80% delle persone; il settore energetico, fondamentale per la riduzione delle emissioni nocive; il comparto agroalimentare e un minor consumo di carne, la cui produzione risulta molto dispendiosa dal punto di vista ecologico; infine il controllo delle nascite e della crescita della popolazione mondiale, attraverso l'empowerment femminile ed efficaci strumenti di pianificazione familiare.

di Elis Viettone

mercoledì 01 agosto 2018
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