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VITA SULLA TERRA

Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica

Tra il 2010 e il 2015, la perdita annuale di aree forestali era meno della metà che nel 1990, ma la perdita di biodiversità continua a tassi allarmanti. In Italia non si è concluso l’iter di approvazione della Legge sul consumo di suolo e, tra giugno e luglio 2017, sono andati in fumo oltre 26mila ettari di superfici boschive, pari al 93,8% del totale della superficie bruciata per dolo o colpa in tutto il 2016.

Rapporto Ispra-Snpa: ecco come sta cambiando il territorio italiano

In Italia cresce il verde: più foreste ma meno agricoltura in un Paese sempre più urbanizzato. Vicino ad aree sovrasfruttate si trovano zone abbandonate. Necessaria una direzione politica comune per gestire correttamente i suoli.13/12/2018

La rigenerazione urbana e la risorsa del suolo sono questioni di vitale importanza per un Paese caratterizzato da condizioni di fragilità e criticità climatiche e territoriali come l'Italia. Da questo principio nasce il rapporto “Territorio. Processi e trasformazioni in Italia” redatto dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), in collaborazione con il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), presentato a Roma martedì 11 dicembre. La ricerca è stata possibile grazie a un nuovo sistema cartografico sviluppato in Europa e ha l'ambizione di “leggere le principali trasformazioni e i radicali cambiamenti che l'uomo sta determinando a livello globale e locale”, come ha spiegato il presidente dell'istituto Stefano Laporta.

La situazione italiana è in mutamento: la progressiva diminuzione della superficie destinata all'agricoltura segue lo sviluppo delle aree urbane. Un abbandono dei campi che, però, non ha a che fare con l'abbassamento della produttività della terra, ma ha ragioni sociali. A questo si lega una colonizzazione forestale che si estende alle aree interne, sulle colline e lungo l'arco alpino.

Parallelamente, nell'agricoltura cresce l'uso di pratiche di coltivazione intensiva che determina profonde modifiche all'ambiente e contribuisce al degrado della qualità del suolo. Inoltre, aumentano le aree artificiali (spazi sottratti dall'uomo alla natura per qualsiasi scopo o destinazione), necessarie per fare posto alle infrastrutture per il trasporto e nuove costruzioni, che dagli anni '50 del secolo scorso ad oggi sono cresciute del 180%.

L'abbandono delle aree agricole sta favorendo la crescita delle aree boschive, anche se questo non sempre si traduce in un aumento della biodiversità. Foreste che, secondo il professore ordinario di Scienze e tecnologie forestali ed ambientali dell'Università del Molise Marco Marchetti, copriranno entro pochi anni la metà del territorio nazionale. Era dal Medioevo che non succedeva.   

Il verde in Italia cresce: negli ultimi cinque anni gli alberi sono aumentati ad un ritmo superiore al 4%. Tuttavia, lo sviluppo forestale, insieme alla crescita dei centri urbanizzati, ha ridotto del 4% le aree agricole. Vicino ad aree sovrasfruttate come le città, dunque, si trovano zone abbandonate, soggette allo spopolamento e all'abbandono.

Citando il Rapporto prodotto dall'Ispra, il professore del Politecnico di Milano Paolo Pelleri ha messo l'accento su come le “modifiche del territorio” siano avvenute “in maniera casuale e improvvida” senza una regia nazionale o europea. “I Paesi più in difficoltà economica sono quelli che consumano più suolo. La gestione delle risorse deve essere gestita da un potere centrale”.

 

di William Valentini

 

giovedì 13 dicembre 2018
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