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VITA SULLA TERRA

Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica

Tra il 2010 e il 2015, la perdita annuale di aree forestali era meno della metà che nel 1990, ma la perdita di biodiversità continua a tassi allarmanti. In Italia non si è concluso l’iter di approvazione della Legge sul consumo di suolo e, tra giugno e luglio 2017, sono andati in fumo oltre 26mila ettari di superfici boschive, pari al 93,8% del totale della superficie bruciata per dolo o colpa in tutto il 2016.

L'Onu dedica il periodo 2021-2030 al ripristino degli ecosistemi

Un decennio dedicato alla salvaguardia ambientale e alla tutela della biodiversità: ci sono due miliardi di ettari di terreno degradato da recuperare, un’opportunità unica per il lavoro e lo sviluppo locale e globale. 14/3/2019

"Il prossimo decennio sarà dedicato al ripristino degli ecosistemi". Lo ha stabilito l'Assemblea del primo marzo delle Nazioni unite che ha sottolineato l'urgenza di intraprendere, per il periodo compreso tra il 2021 e il 2030, azioni dedicate alla tutela della biodiversità.

Per l'Onu le attività in grado di garantire il buono stato degli ecosistemi offrono opportunità senza precedenti, sia in termini di sicurezza alimentare che di stoccaggio di anidride carbonica, e sia per quanto riguarda il numero di posti di lavoro creati.  L'obiettivo è quello di contrastare il fenomeno della perdita di biodiversità arrivata ormai a livelli allarmanti. Il degrado degli ecosistemi marini e terrestri, infatti, mette a rischio la vita di 3,2 miliardi di persone.
Si tratta di un costo altissimo se si pensa che ogni anno perdiamo una quantità di capitale naturale pari a una quota del 10% del Pil globale.

Gli ecosistemi sono alla base di tutte le attività svolte dall'umanità sul pianeta, grazie alla continua produzione di servizi ecosistemici, termine che si riferisce alla produzione di beni e servizi offerti dall'ambiente. Parliamo ad esempio dello stoccaggio di carbonio, della produzione di ossigeno e di cibo, della fornitura di acqua dolce e della protezione da eventi estremi come ondate di calore e inondazioni.
Secondo l'Organizzazione il rispristino di 250 milioni di ettari di terreni degradati entro il 2030 potrebbe catturare una quantità enorme di gas serra: tra i 16 e i 26 gigatoni di tonnellate. Inoltre, la produzione di nuovi servizi ecosistemici da quei terreni sarebbe capace di generare valore per 9 mila miliardi di dollari.

"Siamo lieti che la nostra visione di un decennio dedicato alla biodiversità sia diventata realtà", ha dichiarato Lina Pohl, ministro dell'Ambiente e delle risorse naturali di El Salvador, "abbiamo bisogno di promuovere un programma di restauro aggressivo che si fondi sulla resilienza degli ecosistemi, che ne riduca la vulnerabilità e aumenti la capacità dei sistemi di adattarsi alle minacce quotidiane e agli eventi estremi".

Al momento oltre 57 Paesi del mondo si sono impegnati a restaurare circa 170 milioni di ettari di terreno, uno sforzo basato soprattutto su iniziative regionali e locali, grazie anche all'aiuto di organizzazioni non governative.
Per José Graziano da Silva, direttore generale dell'Organizzazione delle Nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao), "Il degrado degli ecosistemi avanza a un ritmo senza precedenti. I nostri sistemi alimentari globali e il sostentamento di milioni di persone dipendono dalla collaborazione di tutti noi per ripristinare ecosistemi sani e sostenibili per oggi e per il futuro".

Il prossimo decennio dovrà essere incentrato sull’incentivo all'azione globale, una sorta di invito a tutte le nazioni del mondo nel costruire politiche virtuose basate su tutela e salvaguardia ambientale. Aiuto che deve arrivare dalla ricerca scientifica nella costruzione di database accurati, in modo da capire subito come intervenire per rendere maggiormente resilienti gli ecosistemi; e un aiuto che deve per forza passare anche dalla finanza globale, attraverso investimenti mirati.
I due miliardi di ettari di paesaggio degradato, conclude l'Onu, non devono essere visti solo come un problema, ma devono necessariamente essere valutati come opportunità unica per lo sviluppo sostenibile dei territori e dell'intero pianeta.

 

di Ivan Manzo

 

giovedì 14 marzo 2019
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