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PACE, GIUSTIZIA E ISTITUZIONI SOLIDE

Promuovere società pacifiche e più inclusive per uno sviluppo sostenibile; offrire l'accesso alla giustizia per tutti e creare organismi efficienti, responsabili e inclusivi a tutti i livelli

A livello globale, il numero di vittime di omicidi volontari si è attestato nel 2015 tra le 4,6 e le 6,8 vittime ogni 100mila persone, e persistono molteplici forme di violenza nei confronti dei bambini. In Italia, sono stati adottati molti provvedimenti per promuovere giustizia e istituzioni solide, ma resta bassa la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali.

Il 72% delle vittime di tratta a livello globale sono donne e bambine

La tratta di essere umani è un problema che affligge oltre 40 milioni di persone in tutto il mondo, specialmente i più vulnerabili. Le donne sono oggetto di tratta soprattutto per motivi sessuali, gli uomini per sfruttamento lavorativo.13/2/2019

“Dichiariamo in nome di tutte e di ciascuna delle nostre fedi che la schiavitù moderna, in termini di traffico di esseri umani, di lavoro forzato, di prostituzione, di sfruttamento di organi, è un crimine contro l’umanità” queste le parole di Papa Francesco, pronunciate l’8 febbraio in occasione della giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di esseri umani.

Papa Bergoglio ha infatti raccolto in Vaticano esponenti di spicco di diverse religioni e di altre confessioni cristiane, per la firma di una dichiarazione congiunta contro la “moderna schiavitù”: prostituzione, lavoro forzato e traffico di organi. Il fenomeno, secondo quanto riportato dal Global slavery index, l’ultimo rapporto della Walk free foundation, nel 2016 ha riguardato 40,3 milioni di esseri umani in tutto il mondo e, secondo dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), procura agli sfruttatori un profitto di 150 miliardi di dollari all’anno.

Ad allarmare sul crescente numero di vittime di tratta di esseri umani è stato anche il 2018 Global Report on Trafficking in Persons, lo studio pubblicato a fine dicembre dall'Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodc) che nel 2018 ha raccolto dati provenienti da 142 Paesi. 

È uno studio che si occupa di analizzare il fenomeno criminale della tratta di esseri umani a livello globale, i modelli e i principali flussi attraverso i dati disponibili nei singoli contesti nazionali, analisi che l’Unodc svolge da oltre dieci anni. Il Rapporto è composto da due documenti: uno studio principale sull’analisi globale e regionale, e una nuova indagine che affronta il tema della tratta nell’ambito dei conflitti armati.

Il primo dato sottolineato nello studio è il progressivo aumento del numero delle vittime di tratta rilevate a livello globale: il picco massimo c’è stato nel 2016 con numeri del 40% superiori a quelli del 2011. Tuttavia, è ancora in dubbio se questo incremento sia dipeso da una crescita effettiva del numero delle vittime nel mondo o da una maggiore capacità degli Stati di riconoscere e identificare le vittime di tratta e dell’utilizzo di strumenti e procedure più efficienti.

Nel 2009, infatti, solo 26 Paesi avevano un’istituzione che ha raccolto in maniera sistematica dei dati sui casi di tratta, mentre nel 2018 il numero si è alzato a 65. “Ora c’è un gruppo più numeroso di Paesi che hanno una nuova legislatura e sono quindi più preparati dal punto di vista delle leggi a criminalizzare e perseguire i trafficanti e allo stesso tempo a proteggere le vittime”, ha detto Angela Me, responsabile del settore statistiche dell'Unodc.

Le vittime di tratta risultano essere in larghissima parte donne; quasi la metà delle vittime identificate (il 49%) sono donne adulte, mentre le minori corrispondono al 23% (contro il 21% nel 2014 e il 10% nel 2004): insieme rappresentano il 72% delle vittime di tratta a livello globale. I minori vittime di tratta sono il 30% del totale, con netta prevalenza delle bambine rispetto ai bambini, dato in aumento nel 2016 rispetto agli anni precedenti. I ragazzi si registrano al 7% delle vittime di tratta, meno rispetto all’8% del 2014 ma più alto del 3% del 2004. 

Asia e America sono le regioni che hanno subito la crescita maggiore nel numero delle vittime rilevate: nella zona dell’Africa sub-Sahariana prevalgono i minori tra le vittime (il 55% del totale), mentre le regioni dell’Asia orientale e meridionale vedono una maggiore quota di uomini adulti (circa il 30%). Dati che, considerata la frequente inefficienza dei sistemi di rilevamento, secondo il Rapporto non sempre sono in grado di rispecchiare interamente la realtà.

La tratta per sfruttamento sessuale è quella prevalente nei Paesi europei, mentre nell’Africa Sub-Sahariana e nel Medio Oriente il lavoro forzato è il principale fattore che guida i traffici illeciti. 

Un altro dato significativo messo in luce è che la maggior parte delle vittime di tratta identificate risulta essere cittadina dello Stato di rilevazione. La quota delle “vittime domestiche” è raddoppiata nel corso degli ultimi anni, passando dal 27% registrato nel 2010 al 58% registrato nel 2016. Questo potrebbe indicare tanto un effettivo aumento delle vittime di tratta all’interno del proprio Paese d’origine, quanto una riduzione dei numeri delle vittime di tratta internazionale dovuta a un rafforzamento dei controlli di frontiera; o ancora, il risultato di un rafforzamento delle misure di prevenzione e controllo all’interno dei Paesi d’origine dei flussi criminali.

Il 59% delle vittime identificate nell’anno 2016 è a scopo di sfruttamento sessuale; il 34% è invece oggetto di tratta a scopo di sfruttamento lavorativo. In questo dato emergono le maggiori differenze di genere: mentre l’83% delle donne vittime di tratta è trafficata a scopo di sfruttamento sessuale, tra gli uomini è nettamente prevalente lo scopo di sfruttamento lavorativo, che riguarda l’82%. 

In caso di conflitti armati, alcune regioni dell’Africa e del Medio Oriente o dell’Asia tendono ad essere più vulnerabili ai traffici. Le aree con un debole stato di diritto e mancanza di risorse forniscono ai trafficanti un terreno fertile per portare avanti le proprie operazioni traendo vantaggio dalle persone in situazioni disperate. Le popolazioni che fuggono dal conflitto, come i siriani, sono target dei trafficanti. “Durante i flussi migratori avviene la dispersione familiare e ci sono diversi bambini che viaggiano soli e che diventano decisamente più soggetti a essere presi e costretti allo sfruttamento” ha aggiunto Angela Me. Inoltre i gruppi armati, in molti territori dell’Africa sub-Sahariana, del Medio Oriente e dell’Asia, utilizzano la tratta di persone non solo per ricavarne vantaggi tanto militari quanto economici, ma anche come strumento di controllo, attraverso la paura della popolazione civile. 

“Questo Rapporto mostra che abbiamo bisogno di incrementare l’assistenza tecnica e rafforzare la cooperazione per supportare tutti i Paesi a proteggere le vittime e portare i criminali davanti alla giustizia raggiungendo gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”, ha detto Yury Fedotov, Direttore esecutivo dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine.

 

di Alice Rinalduzzi

mercoledì 13 febbraio 2019
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