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SCONFIGGERE LA FAME

Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile

Negli ultimi anni l’insicurezza alimentare globale ha ripreso a crescere per la prima volta dal 2003 e oggi soffrono la fame 815 milioni di persone. In Italia l’agricoltura registra risultati positivi in termini di eco-efficienza, ma permangono i fenomeni di sfruttamento del lavoro e di evasione fiscale.

Stress idrico: agire nelle zone ad alto rischio per preservare l’agricoltura globale

I rischi idrici cui sono esposti Usa, Cina e India potrebbero deprimere la produzione agricola in tutto il mondo e far aumentare i prezzi di mais, grano e cotone del 5-8%. L’Ocse raccomanda di intervenire nei “punti critici”.

Il rapporto Ocse “Water risk hotspots for agriculture”, pubblicato il 25 settembre 2017, analizza i rischi agricoli legati alle risorse d’acqua esaminando scenari al 2024 e al 2050 in 142 Paesi del mondo.

Secondo lo studio, stress idrici legati a siccità, alluvioni, aumento del livello del mare, deterioramento della qualità dell’acqua e intensificazione della competizione per le risorse minacciano la produzione agricola in molte nazioni, determinando effetti avversi in termini di commercio internazionale e sicurezza alimentare globale.

In alcuni “punti critici”, i problemi legati all’acqua potrebbero porre conseguenze particolarmente gravi e di larga scala. È il caso di Cina, India e Stati Uniti, Paesi chiave per la produzione di materie prime agricole, ma anche i più esposti a futuri rischi idrici tra i 142 Paesi analizzati:

• La Cina nord-orientale, zona importante per la produzione di cereali, sta diventando sempre più arida e incorre già in gravi problemi legati alla qualità dell’acqua e al deperimento delle falde acquifere, oltre che alla crescente domanda idrica dall’industria e dalle zone urbane.

• La regione nord-occidentale dell’India è un’area dalla vasta produzione di riso e grano, ma è anche una zona semi-arida in cui la produzione è resa possibile da un’irrigazione intensiva che pone conseguenze preoccupanti per le falde acquifere e la qualità dell’acqua.

• Il sud-est degli Stati Uniti, infine, è molto ricco di allevamenti e noto per la produzione di latticini, frutta e verdura. Tuttavia, la zona incorre in condizioni climatiche sempre più aride e calde, e si stima che sarà interessata da una intensa competizione per le risorse d’acqua a causa del rapido aumento della popolazione.

Le ripercussioni dello stress idrico sofferto da queste regioni potrebbero farsi sentire in tutto il mondo. Secondo alcune simulazioni effettuate dall’Ocse, infatti, anche escludendo dallo scenario gli effetti degli shock in tutti gli altri Paesi del mondo, l’impatto dello stress idrico in India, Cina e Usa potrebbe portare a una significativa riduzione della produzione globale di mais, grano e cotone, con conseguente aumento dei prezzi del 5-8%.

Per accrescere la resilienza dei sistemi alimentari e dei mercati internazionali, l’Ocse suggerisce di adottare un approccio basato sui “punti critici”, sviluppando azioni mirate nelle regioni a più alto rischio idrico per aumentare l’efficienza e l’efficacia della risposta agricola. Contadini, imprese e governi hanno ciascuno il proprio ruolo da giocare per mitigare i rischi. I governi, in particolare, dovrebbero rafforzare le politiche di gestione delle risorse d’acqua, i mercati e il commercio, incoraggiando la collaborazione internazionale per limitare la diffusione degli impatti dello stress idrico.


Il rapporto Ocse “Water risk hotspots for agriculture

 

di Lucilla Persichetti

giovedì 09 novembre 2017
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