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SCONFIGGERE LA FAME

Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile

Negli ultimi anni l’insicurezza alimentare globale ha ripreso a crescere per la prima volta dal 2003 e oggi soffrono la fame 815 milioni di persone. In Italia l’agricoltura registra risultati positivi in termini di eco-efficienza, ma permangono i fenomeni di sfruttamento del lavoro e di evasione fiscale.

Fame, obesità e spreco alimentare: il cambiamento inizia dalla tavola

Cercare soluzioni intelligenti ai paradossi del sistema alimentare. È lo scopo dell’ottavo Forum internazionale su alimentazione e nutrizione organizzato dalla fondazione Barilla. Presentati studi su cibo sostenibile e rapporto con le migrazioni.

815 milioni di persone nel mondo soffrono la fame, ossia l’11% della popolazione. E mentre è ancora alto il numero di chi è obeso o in sovrappeso, nel mondo un terzo del cibo prodotto viene gettato, anche prima di essere commercializzato. Ecco perché dobbiamo ripensare i nostri modelli alimentari, se vogliamo centrare gli Obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 dell’Onu. Per pesare meno sul nostro futuro dobbiamo fare qualcosa di concreto, partendo da quello che mettiamo ogni giorno nel piatto, perché le nostre scelte alimentari contano, sia per la nostra salute che per il Pianeta”. Queste le parole con cui Luca Virginio, vice presidente della fondazione Barilla center for food and nutrition (Bcfn), ha aperto l’ottava edizione del Forum internazionale su alimentazione e nutrizione di Milano, una grande manifestazione interdisciplinare volta alla condivisione di dati e best practice utili al raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030.

L’evento, organizzato quest’anno con il patrocinio del World Food Programme Italia, si è svolto tra il 4 e il 5 dicembre e ha coinvolto relatori e partecipanti in discussioni e confronti su temi quali la fame nel mondo, lo spreco di cibo, la nutrizione, le migrazioni e la sostenibilità del sistema alimentare.

Da Jeffrey Sachs, direttore del Sustainable Development Solutions Network (Sdsn), a Guido Barilla, presidente del gruppo Barilla e della fondazione Bcfn, da Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, a Gunter Pauli, fondatore e presidente di Zeri Foundation, molti gli esperti che sono intervenuti alle discussioni. Ha partecipato all’evento anche il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini, ricordando l’impegno della società civile nel promuovere il cambiamento del paradigma di sviluppo: “Quella dell’Agenda 2030 è una chiamata a realizzare un’utopia sostenibile nel nostro Paese e non solo. Bauman ci ricorda che ogni volta che siamo passati dalle caverne alle campagne, e poi alle città e agli Stati, abbiamo allargato il concerto di ‘noi’ e ridotto il concetto dell’ ‘altro’. Ora abbiamo un salto da fare: riconoscere tutti, anche il Pianeta, come parte di ‘noi’”.

Nel corso del Forum è stata lanciata la nuova edizione del Food Sustainability Index, l’indice globale di Bcfn e dell’Economist intelligence unit (Eiu) che mappa i Paesi più sostenibili dal punto di vista alimentare sulla base della loro performance in termini di agricoltura sostenibile, nutrizione e sprechi e perdite di cibo. Rispetto al 2016, la nuova edizione include un maggior numero di indicatori e analizza la situazione di nove Paesi in più rispetto ai 25 del 2016: Spagna, Marocco, Grecia, Portogallo, Tunisia, Libano, Giordania, Svezia e Ungheria. La classifica di quest’anno conferma la Francia come leader mondiale nella sostenibilità alimentare, mentre al secondo posto rimane saldo il Giappone, seguito dalla Germania, che supera il Canada. L'Italia perde una posizione, attestandosi al settimo posto, pur registrando la migliore performance in termini di agricoltura sostenibile.

È stato poi presentato lo studio su migrazione e cibo nell’area euro-mediterranea realizzato da Bcfn in collaborazione con la società di ricerche geopolitiche MacroGeo, che analizza le risorse, i flussi e le rotte migratorie in relazione ai sistemi alimentari a partire dal dato, recentemente rivelato dal World Food Programme, secondo cui ogni punto percentuale di aumento dell’insicurezza alimentare si traduce in un aumento del 2% nelle migrazioni transfrontaliere.

Le due giornate sono state anche occasione per presentare il sondaggio Demos – fondazione Barilla sugli italiani e il cibo, secondo il quale il 50% degli italiani ritiene che le abitudini alimentari cambieranno molto nei prossimi dieci anni a causa del cambiamento climatico (lo pensa il 79,2% dei partecipanti al sondaggio), dell’andamento dei prezzi delle materie prime (78,2%) e dell’impatto dei social media (70,4%). Il cambiamento non si tradurrà soltanto nell’aumento del consumo di cibi etnici (lo sostiene soltanto il 47,4%) o nel mangiare insetti (25%): aumenterà soprattutto il consumo di alimenti biologici (68,8%), di cibi funzionali (63,2%) e di prodotti a chilometro zero (59,7%).

E ancora: le assegnazioni del Food Sustainability Media Award, premio giornalistico per i migliori articoli, foto e video a descrivere i paradossi del sistema alimentare, e le premiazioni del concorso Bcfn Yes!, rivolto a dottorandi e ricercatori under 35 per i progetti di ricerca che promuovono concretamente la sostenibilità alimentare.

Molte e varie le occasioni di confronto, unico il messaggio: tutti possiamo essere motori dello sviluppo sostenibile, a partire dalle nostre tavole. Come si legge in uno dei comunicati stampa dell’evento, “chiunque, nel proprio piccolo, può contribuire a un miglioramento concreto: basterebbe iniziare ripensando a ciò che mettiamo ogni giorno nel piatto. Un esempio? Un filetto di manzo, una porzione di insalata mista condita con olio, una fetta di pane e un frutto comportano il consumo di 3.244 litri d’acqua e l’emissione 4.187 grammi di CO2 equivalente. Se invece mangiassimo una porzione di crema di ceci insieme con un piatto di fagiolini e patate cotte al vapore con scaglie di grana e un frutto, i litri d’acqua consumati scenderebbero a 1.446. Più in generale quindi possiamo affermare che abitudini alimentari più o meno ricche di carne possono portare a ridurre in una sola settimana le emissioni di CO2 equivalente anche di 9 Kg e il consumo di acqua di 6.900 litri/pro capite”.

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di Lucilla Persichetti

giovedì 07 dicembre 2017
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