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SCONFIGGERE LA FAME

Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile

Negli ultimi anni l’insicurezza alimentare globale ha ripreso a crescere per la prima volta dal 2003 e oggi soffrono la fame 815 milioni di persone. In Italia l’agricoltura registra risultati positivi in termini di eco-efficienza, ma permangono i fenomeni di sfruttamento del lavoro e di evasione fiscale.

Bisogna partire dalla catena alimentare per affrontare il cambiamento climatico

Il rapporto “Fixing Food 2018. Best practices towards the sustainable development goals” dimostra che migliorare la sostenibilità alimentare significa favorire la sostenibilità ambientale e limitare fame, sprechi e obesità. 7/12/2018

Per affrontare il cambiamento climatico, raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs – Sustainable Development Goals) e rispettare gli Accordi di Parigi sul clima è necessario mettere il sistema alimentare al centro del discorso sulla sostenibilità, perché il legame tra cambiamento climatico, cibo e sviluppo è sempre più evidente. Inoltre, identificare soluzioni che abbiano un impatto su fame, obesità, spreco alimentare e sostenibilità della filiera produttiva significa favorire la sostenibilità globale.

A sostenerlo è il rapporto “Fixing Food 2018. Best practices towards the sustainable development goals”, sviluppato dall’Economist Intelligence Unit dell’Economist Group e da Barilla Center for Food and Nutrition, sulla base dei dati raccolti con l’Indice di sostenibilità alimentare (Fsi - Food Sustainable Index).

Alla sua terza edizione, il dossier, presentato a Milano durante l’International Forum in Food and Nutrition, propone l’uso dell’Indice di sostenibilità alimentare (Fsi) come strumento per monitorare la sostenibilità dei sistemi alimentari e migliorare le tre aree mappate: la sfida nutrizionale, l’agricoltura sostenibile e lo spreco alimentare.

Il sistema alimentare - sostiene il Rapporto - deve agire in modo sistemico, coordinando in modo sinergico i protagonisti della filiera (organizzazioni internazionali, governi, settore privato, piccoli agricoltori, fornitori e consumatori) al fine di ridurre al minimo la fame e gli sprechi e aumentare il profitto, la sostenibilità e la conservazione delle risorse naturali.

La sfida nutrizionale prevede l’aumento dell’accesso al cibo e la riduzione degli sprechi, tramite leggi che rendono obbligatoria la ridistribuzione degli alimenti invenduti dei supermercati, come avviene in Francia dal 2016 con ottimi risultati, o riducendo gli sprechi post-raccolta, diffusi soprattutto in Africa sub-sahariana, dove il 40% del cibo raccolto non riesce a raggiungere i mercati.

A fronte di una sempre crescente richiesta alimentare, dovuta all’aumento della popolazione mondiale, e alla luce delle analisi svolte su 67 Paesi, il dossier propone di lavorare per migliorare il processo produttivo, invece di aumentare la produzione, al fine di limitare la pressione sulle risorse naturali, ridurre gli sprechi e migliorare la salute della popolazione.

L’agricoltura, nonostante abbia un enorme impatto sull’ambiente (è il più grande consumatore d’acqua al mondo), può diventare la chiave di volta di un sistema virtuoso. Grazie alle nuove tecnologie agricole, al miglioramento delle pratiche tradizionali e già esistenti e al sostegno dei governi e del settore privato ai piccoli proprietari terrieri, che da soli producono il 70% del cibo mondiale, si possono ridurre i gas ad effetto serra, migliorare la conservazione delle risorse naturali e la qualità dei prodotti agricoli che finiscono sul mercato mondiale. Il consumatore, l’ultimo anello di questa catena, deve essere educato al risparmio alimentare - conclude il Rapporto - al fine di limitare gli sprechi, che oggi ammontano a un terzo del cibo mondiale prodotto, con in testa gli Stati Uniti, che buttano via 91,5 kg di cibo pro capite ogni anno.

Scarica il Rapporto

 

di Viola Brancatella

venerdì 07 dicembre 2018
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