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SCONFIGGERE LA FAME

Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile

Negli ultimi anni l’insicurezza alimentare globale ha ripreso a crescere per la prima volta dal 2003 e oggi soffrono la fame 815 milioni di persone. In Italia l’agricoltura registra risultati positivi in termini di eco-efficienza, ma permangono i fenomeni di sfruttamento del lavoro e di evasione fiscale.

Aumenta lo spreco alimentare: una piaga per la società e l'ambiente

Un terzo del cibo prodotto viene buttato, se fosse una nazione sarebbe il terzo emettitore di gas serra al mondo. Il nuovo studio Ispra propone un approccio sistemico al problema. 15/2/2019

Il fenomeno dello spreco alimentare è ampiamente diffuso e in costante crescita: ogni anno nel mondo la quantità di cibo sprecato aumenta del 3,2%.
A diffondere il dato l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), che attraverso lo studio "Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione strutturali", oltre a fare il punto della situazione propone un nuovo approccio sistemico quale soluzione al problema.
La riduzione del cibo sprecato è in cima alle priorità delle Nazioni Unite, come confermano l’Obiettivo 2 dell’Agenda 2030 “sconfiggere la fame” e l'Obiettivo 12 "garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo" che nello specifico, attraverso il Target 12.3, stabilisce l’impegno di dimezzare lo spreco alimentare globale entro il 2030.
Nello studio il tema viene rappresentato come un vero e proprio costo per la collettività, e non solo in termini monetari. Lo spreco è infatti associato all'aumento delle disuguaglianze e alla produzione di gas climalteranti: è responsabile nel mondo dell'immissione di 3,3 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Una quota significativa, il 7% delle emissioni totali, pari nel 2016 a 51.9 miliardi di tonnellate di CO2. Se fosse una nazione, si legge nel documento, " lo spreco alimentare sarebbe al terzo posto dopo Cina e Usa nella classifica degli stati emettitori".
C'è poi la questione etica. Mentre buttiamo via una grossa quantità di cibo nel mondo soffrono la fame 815 milioni di persone, due miliardi sono invece quelle malnutrite, la stessa cifra che indica il numero di persone obese.
Il documento diffuso dall'Ispra prende spunto da altre ricerche internazionali di settore, come quelle condotte dalla Fao. Attualmente circa un terzo del cibo prodotto ogni anno si trasforma in rifiuto, e questo avviene soprattutto nei Paesi occidentali (nel 56% dei casi).
Un problema che non può essere ignorato, anche perché senza i dovuti provvedimenti è destinato a ingigantirsi: dai sette miliardi di abitanti il pianeta si appresta a ospitarne circa 9,5 miliardi entro il 2050, facendo inevitabilmente aumentare la domanda di cibo.
"A tutti gli effetti la riduzione degli sprechi e la redistribuzione del surplus possono diventare i principali indirizzi di una strategia globale per garantire la sicurezza alimentare e la sostenibilità ecologica", mette nero su bianco il rapporto, "L’approccio delle scienze ecologiche e della biologia vegetale sono punti di partenza fondamentali per affrontare correttamente i problemi strutturali dei sistemi alimentari".
Il settore che incide maggiormente è quello degli allevamenti intensivi, mentre la principale causa di sprechi è la sovrapproduzione di eccedenze. In pratica, ad ogni aumento del fabbisogno, offerte e consumi aumentano ancor di più, innescando così il circolo vizioso dello spreco.
Parlando di sicurezza alimentare, invece, "la riduzione dello spreco di cibo e dei rifiuti è un'occasione importante per colmare il divario di calorie tra l’attuale produzione mondiale e quella raccomandata per alimentare in modo sostenibile la popolazione del pianeta", si legge nello studio.
Per quanto riguarda l'Italia, il problema potrebbe essere stato sottostimato nel corso degli anni: "Per ristabilire le condizioni di sicurezza alimentare in Italia gli sprechi dovrebbero ridursi di almeno il 25% di quelli attuali".
Tra le soluzioni proposte dall'Ispra, troviamo il pieno sostegno all'agroecologia, scienza agricola che basa le sue tecniche di lavorazione del terreno sul rispetto dei principi biologici.
Inoltre, bisogna intervenire sul consumo di suolo (in Italia a livelli insostenibili) e bisogna invertire il processo di abbandono delle aree rurali, verso le grandi metropoli, che si sta diffondendo in tutto il mondo.
Dal lato dei consumatori, di particolare rilievo sarà l'adozione di nuovi stili di vita incentrati su diete contenenti più prodotti vegetali e meno derivati animali.
Il tutto, infine, potrà essere fatto solo grazie al ruolo svolto dai meccanismi di cooperazione internazionale: le nazioni devono coordinare le proprie politiche per dar vita a una vera lotta allo spreco di cibo. 

 

di Ivan Manzo

venerdì 15 febbraio 2019
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