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Nel mondo, tra il 2000 e il 2015, i tassi di mortalità materna e dei bambini sotto i 5 anni sono diminuiti rispettivamente del 37% e del 44%. In calo anche l’incidenza di Hiv, tubercolosi e malaria.  In Italia, nonostante i progressi, persistono forti disuguaglianze di fronte all’offerta sanitaria, in termini di accesso e di qualità.

 

Onu e Oms lanciano la prima campagna per la sicurezza stradale

La strategia è rivolta al personale delle Nazioni unite, ma presenta un modello per conseguire il target 3.6 degli SDGs: entro il 2020, dimezzare il numero di decessi a livello mondiale da incidenti stradali. 18/3/2019

Nel 2010 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha lanciato il decennio di Azione per la sicurezza stradale, con l’obiettivo di ridurre e stabilizzare il numero delle vittime da traffico stradale. Lo scorso febbraio l’Onu e l’Oms hanno lanciato la “Partnership for safer journeys”, la prima strategia internazionale per la sicurezza stradale dedicata al personale e ai veicoli delle Nazioni unite.

“La strategia è concepita per migliorare la sicurezza stradale degli operatori delle Nazioni unite in modo sostenibile e coordinato” dichiara il segretario generale dell’Oni António Guterres nell’introduzione del documento. “Questa strategia dimostra l'impegno dell’Organizzazione a cambiare il vecchio modo di pensare alla sicurezza stradale, sviluppando un nuovo approccio verso viaggi più sicuri. Alcune di queste azioni rappresenteranno cambiamenti significativi. Spero che questa strategia stimoli l'interesse e gli investimenti nei programmi di sicurezza stradale in tutto il mondo” .

Il documento sottolinea che ci sono due Obiettivi di sviluppo sostenibile legati alla sicurezza stradale: entro il 2020, dimezzare il numero di decessi a livello mondiale e le lesioni da incidenti stradali (target 3.6) e fornire entro il 2030 accesso a sistemi di trasporto sicuri, accessibili e sostenibili (target 11.2).
Il traffico stradale è una delle principali cause di morte del personale delle Nazioni unite. Grazie ad un approccio integrato che considera l’interazione tra velocità, veicoli, infrastrutture stradali e comportamento degli utenti, la strategia mira a rendere le strade un posto più sicuro.

Gestione della sicurezza stradale, veicoli più sicuri, operatori preparati, gestione delle emergenze post-incidente e ambienti di guida migliori, sono i cinque pilastri alla base del Piano d’azione. Per ciascuno di essi, sono indicate azioni e pratiche realizzabili utili al raggiungimento degli obiettivi fissati nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
È fondamentale, dichiara il documento, che la politica delle Nazioni unite per la sicurezza stradale affronti in modo chiaro ruoli e responsabilità, definisca i requisiti minimi standard per il funzionamento dei veicoli, che controlli licenze e autorizzazioni degli autisti. Per migliorare è necessario che i conducenti conoscano le norme locali applicabili al traffico stradale, alla segnaletica e ai comportamenti degli utenti soprattutto nei Paesi in cui non esiste una legislazione adeguata. Occorre migliorare la raccolta e la gestione dei dati relativi agli incidenti, sviluppando procedure operative in grado di stabilire una catena di responsabilità, utili ad assistere in modo adeguato le persone coinvolte.

Particolare attenzione è riservata alle flotte a disposizione del personale. Mezzi funzionanti, che rispettino i requisiti di sicurezza e che abbiano a bordo tutte le attrezzature necessarie per svolgere le missioni a cui sono destinati, garantiscono la buona riuscita delle operazioni. Controllo elettronico della stabilità, sistemi di frenata antibloccaggio, sistemi tecnologici di rilevamento pedoni sono solo alcune delle tecnologie implementate su tutti i veicoli delle flotta Un.

Molti incidenti sono attribuibili a una serie di comportamenti umani come errori di percezione, disattenzione, mancanza di consapevolezza e abilità. Ai fini di migliorare la sicurezza stradale tutto il personale dell’organizzazione deve essere formato adeguatamente per guidare in condizioni difficili. Particolare attenzione è rivolta agli operatori addetti alla guida dei veicoli corazzati e a chi deve trasportare merci pericolose.

Un aspetto chiave, considerando le zone in cui gli operatori sono chiamati ad intervenire, è la gestione delle emergenze. Tutto il personale delle Nazioni unite è addestrato per fornire un primo aiuto in caso di incidente, sia dal punto di vista medico, sia dal punto di vista della collaborazione con gli enti preposti, il tutto prestando massima attenzione ai potenziali rischi per la propria sicurezza.

Sebbene le Nazioni unite non siano direttamente interessate nella realizzazione e nella manutenzione delle infrastrutture stradali, l’organizzazione è incoraggiata a collaborare con i governi locali per migliorare, ove possibile, la sicurezza della rete stradale nei territori sotto il proprio controllo.  Esempi di azioni concrete riguardano l’installazione di segnaletica stradale, pianificazione della viabilità, separazione del traffico veicolare dal traffico pedonale e illuminazione delle aree più a rischio.
Tutto il personale coinvolto, conclude il documento, è invitato a rendere la sicurezza stradale una priorità assoluta. Solo in questo modo sarà possibile viaggiare più sicuri e operare più consapevolmente.

di Tommaso Tautonico

lunedì 18 marzo 2019
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