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SALUTE E BENESSERE

Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età

Nel mondo, tra il 2000 e il 2015, i tassi di mortalità materna e dei bambini sotto i 5 anni sono diminuiti rispettivamente del 37% e del 44%. In calo anche l’incidenza di Hiv, tubercolosi e malaria.  In Italia, nonostante i progressi, persistono forti disuguaglianze di fronte all’offerta sanitaria, in termini di accesso e di qualità.

 

L'Italia e il Goal

Progressi per la salute, ma persistono gravi disparità di accesso ai servizi

Nonostante il miglioramento rispetto all’Obiettivo 3, persistono forti disuguaglianze di fronte all’offerta sanitaria, in termini di accesso e di qualità. Secondo l’ASviS occorrono maggiori attenzioni nei confronti di tutte/i e in ogni Regione.

Nel Rapporto 2017 sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile, presentato alla Camera il 28 settembre, si esamina la situazione dell’Italia in relazione all’Obiettivo 3 (“Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età”) dell’Agenda 2030.

Target dell’Obiettivo 3 includono diversi impegni significativi sottoscritti dall’Italia, tra i quali:

  • Target 3.7 – “Entro il 2030, garantire l'accesso universale ai servizi di assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva, compresi quelli per la pianificazione familiare, l'informazione e l'educazione, e l'integrazione della salute riproduttiva nelle strategie e nei programmi nazionali”.
  • Target 3.8 – “Conseguire una copertura sanitaria universale, compresa la protezione dai rischi finanziari, l'accesso a servizi essenziali di assistenza sanitaria di qualità e l'accesso a farmaci essenziali sicuri, efficaci, di qualità e a prezzi accessibili e vaccini per tutti”.

Un ulteriore impegno Onu sottoscritto dall'Italia è quello di dimezzare, entro il 2020, “il numero di decessi a livello mondiale e le lesioni da incidenti stradali” (Target 3.6).

Come nella maggior parte dei Paesi economicamente avanzati, quelli europei in particolare, anche in Italia sta maturando la convinzione che occorra spostare progressivamente le attenzioni e l’impegno dagli obiettivi del passato (lotta alle patologie acute, cure ospedaliere, efficienza economico-finanziaria) a quelli compatibili con il nuovo contesto epidemiologico ed ambientale, e dunque verso le patologie croniche, la prevenzione, la qualità della vita delle persone affette da malattie croniche, l’assistenza domiciliare, la sostenibilità di lungo termine, l’uguaglianza di tutte/i e a tutte le età di fronte all’offerta sanitaria, in termini di accesso e di qualità, la lotta agli sprechi. In particolare, le disuguaglianze in termini di accesso ai servizi restano molto ampie.

Relativamente alla salute delle donne, nonostante le normative esistenti, tra cui i provvedimenti che introducono per la prima volta nel diritto italiano la medicina di genere (2016), la mancata applicazione di alcune leggi (405/1975 istitutiva dei consultori familiari e 194/1978 sulla tutela sociale della maternità e interruzione volontaria della gravidanza) fa registrare carenze nel Servizio sanitario nazionale (Ssn) con un impatto negativo sulla salute di donne e ragazze. Queste carenze sono state anche oggetto delle raccomandazioni del Comitato per i diritti umani dell’Onu formulate nel marzo 2017. Sarebbe importante, pertanto, che nel Piano Nazionale della Prevenzione e nel Patto per la Salute fossero maggiormente presenti le problematiche emergenti relative alla salute delle donne.

nuovi Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) prevedono importanti ampliamenti delle cure che le unità sanitarie di tutto il Paese sono tenute ad assicurare in regime di Ssn, specie per quanto riguarda alcune aree che in precedenza erano parzialmente o del tutto scoperte, ed in particolare cronicità, disabilità e prevenzione. Sussistono, però, alcune incertezze rispetto alle risorse da destinare alle nuove aree di cura indicate e, soprattutto, all’attuazione del provvedimento in tutte le Regioni, in particolare in quelle in cui persistono forti disparità di accesso all’assistenza.

Per ridurre le disuguaglianze nell’accesso ai servizi si propone di: definire criteri e parametri per la realizzazione di una piena uguaglianza di tutti di fronte alla malattia e alla prevenzione; ridefinire i confini del rapporto tra attuazione dei diritti e vincoli di bilancio, rivedendo gli attuali criteri di bilanciamento tra disponibilità finanziarie e garanzie dei diritti fondamentali; vigilare sulle forme di offerta privata incontrollata di servizi a domicilio o “su strada” offerti da una miriade di soggetti, alcuni dei quali scarsamente qualificati; garantire una più capillare digitalizzazione della sanità (dalla cartella clinica al teleconsulto), il che richiede l’adeguamento degli investimenti in sanità digitale a quelli dei Paesi più avanzati; porre maggiore attenzione alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti delle donne durante tutto l’arco della vita riproduttiva, attraverso il potenziamento dei consultori familiari su tutto il territorio nazionale, l’accompagnamento al parto-nascita (anche allo scopo di ridurre il ricorso al taglio cesareo), l’aumento dei punti di ascolto per fronteggiare la violenza intra-familiare e un’attenzione particolare per le esigenze della comunità Lgbt (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender e Intersex) dal punto di vista della tutela della salute.

L’indicatore composito elaborato dall’ASviS per l’Obiettivo 3 indica un significativo miglioramento della situazione italiana, perché passa dal 76,3 del 2007 al 111,1 del 2015, soprattutto grazie ad un netto miglioramento dei tassi di mortalità e dei comportamenti a rischio, come il consumo di alcool. Si segnala però una nota particolarmente negativa: la riduzione della copertura vaccinale anti-influenzale per le persone di 65 anni e più. Ovviamente, il fatto che un indice composito migliori non significa che l’Italia sia per definizione su un sentiero che le consentirà di centrare gli Obiettivi nel 2030, ma semplicemente che il Paese si sta muovendo nella direzione giusta.

Ricordiamo che l’indicatore composito ci informa sul trend, ma non sulla distanza che separa l'Italia dai target fissati dall'Agenda 2030.

L’indicatore composito relativo all’Obiettivo 3 è stato costruito sulla base dei seguenti indicatori:

  • Tasso di mortalità neonatale
  • Tasso di mortalità infantile
  • Tasso standardizzato di mortalità per le maggiori cause di morte tra 30-69 anni
  • Tasso standardizzato di mortalità per suicidio
  • Litri di alcol pro capite
  • Proporzione standardizzata di persone di 14 anni e più che presentano almeno un comportamento a rischio nel consumo di alcol
  • Tasso di mortalità per incidente stradale
  • Tasso di lesività per incidente stradale
  • Percentuale di parti cesarei
  • Tasso standardizzato di mortalità per avvelenamento accidentale
  • Proporzione standardizzata di persone di 14 anni o più che dichiarano di fumare attualmente
  • Copertura vaccinale antinfluenzale età 65+
  • Spesa sanitaria corrente (pro-capite)
  • Spesa sanitaria delle famiglie (pro-capite)

I dati dettagliati sugli indicatori relativi a questo Goal si possono ricavare interrogando il database interattivo dell’Alleanza.

Leggi l’Analisi del Goal 3 nel Rapporto ASviS 2017 e le proposte dell’Alleanza su Capitale umano, salute ed educazione.

 

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