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ISTRUZIONE DI QUALITA'

Assicurare un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti

Nel 2014, hanno frequentato le scuole elementari due bambini su tre, ma nei Paesi più arretrati solo quattro su dieci. In Italia è aumentato il tasso di completamento degli studi terziari e sono diminuite le uscite precoci dal sistema di istruzione e formazione, ma molti quindicenni non raggiungono la soglia minima delle competenze per potersi orientare negli studi e sul lavoro.

La laurea dei genitori determina il futuro dei figli: l'allarme Ocse

Il Rapporto “Educational opportunity for all” ribadisce come le politiche debbano ridurre le distanze tra i più benestanti e i meno fortunati a partire dalle disparità di accesso a una buona istruzione. In Italia bene le strutture per la prima infanzia.

L'istruzione dei genitori determina quella dei figli, i futuri impieghi che questi svolgeranno e le loro condizioni di salute. I dati dell'Ocse parlano chiaro: gli studenti con genitori dotati di un'istruzione di base hanno il 15% delle possibilità di ottenere una laurea rispetto ai ragazzi figli di laureati. Disparità che rischiano di trasmettersi attraverso le generazioni se non si interviene alla radice del problema.

L'allarme arriva dal Rapporto “Educational opportunity for all” nel quale viene ribadito come le politiche pubbliche debbano ragionare e agire sulle cause delle diseguaglianze sociali ed economiche a partire dalle disparità di accesso a una buona istruzione durante la prima infanzia e alla possibilità di frequentare scuole dotate di professori qualificati e in seguito concludere studi universitari.

Il Rapporto dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, presentato a Parigi il 6 dicembre, delinea i progressi compiuti dai singoli Stati per la creazione di condizioni eque di accesso agli studi anche per i soggetti più disagiati, analizzando 12 indicatori all'interno dei Paesi Ocse. I risultati? In Estonia, Giappone, Corea e Olanda i cittadini provenienti da contesti più poveri hanno le stesse opportunità dei colleghi più benestanti. Sul fronte opposto, in Cile, Francia, Polonia, Slovacchia, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti il divario tra i più fortunati e i meno dotati è estremamente marcato.

Le indagini svolte sui ragazzi dai 20 ai 29 anni mostrano in media ancora un preoccupante scarto nelle attività di calcolo matematico: coloro che hanno i genitori con una scarsa istruzione risultano  fortemente svantaggiati e addirittura la differenza dei risultati nelle materie scientifiche è stata equiparata alla frequentazione di due anni e otto mesi di corso scolastico.

All'Italia viene riconosciuto il merito di fornire gratuitamente l'accesso alle strutture educative prescolastiche per la prima infanzia alle famiglie meno abbienti, salvo però registrare, nota il Rapporto, delle performance scarse nelle successive fasi della vita degli stessi ragazzi ai quali era stato garantito il servizio. Nello specifico, i giovani fino ai 15 anni e quelli dai 20 ai 29 di età dimostrano una preparazione carente in molte attività di calcolo, lettura e scrittura, come già riportato nello studio Pisa.

“Le nostre ricerche dimostrano come i bambini svantaggiati dal punto di vista degli studi riceveranno un domani salari più bassi e, ciò che è più preoccupante, vivranno meno a lungo”, osserva Gabriela Ramos, responsabile degli studi Ocse in materia di istruzione, “Per costruire società più giuste e inclusive tutti i Paesi si devono impegnare ad aiutare i più poveri affinché raggiungano la loro piena realizzazione. La nostra priorità devono essere proprio i bambini più svantaggiati”.

 

 

di Elis Viettone

mercoledì 13 dicembre 2017
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