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Nel 2014, hanno frequentato le scuole elementari due bambini su tre, ma nei Paesi più arretrati solo quattro su dieci. In Italia è aumentato il tasso di completamento degli studi terziari e sono diminuite le uscite precoci dal sistema di istruzione e formazione, ma molti quindicenni non raggiungono la soglia minima delle competenze per potersi orientare negli studi e sul lavoro.

2030 Hive Mind: il primo gioco sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

Una simulazione per testare in prima persona le difficoltà di elaborare politiche nazionali congiunte per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030. A questo gioco si vince solo cooperando.

Il primo “Festival Globale delle Idee”, tenutosi a Bonn (1-3 marzo 2017) su iniziativa delle Nazione Unite, ha dato vita ad approcci innovativi dediti a fronteggiare gli impegni richiesti dai 17 SDGs. Tra questi spicca il gioco interattivo dello Sviluppo Sostenibile “2030 Hive Mind”, elaborato dalla piattaforma Free Ice Cream in collaborazione con Soumya Chattopadhyay, ricercatore presso la Global Economy and Development Program del Brookings Institution di Washington. Come afferma lo stesso ricercatore “l’idea era di portare le persone più influenti, policy-makers, “secchioni dello sviluppo” (come me), e attivisti a ragionare insieme per comprendere gli effetti – positivi e negativi – che focalizzarsi su un singolo SDG può avere sugli altri”.

Il gioco si svolge in maniera molto intuitiva. Il giocatore assume il ruolo di ministro in un paese a basso reddito, e ha come obiettivo il raggiungimento dei risultati previsti dal singolo SDG inerente al proprio dipartimento, ovviamente entro il 2030. Si comincia con un ventaglio di differenti opzioni politiche tra le quali scegliere, con la possibilità di acquistare o prestare policy provenienti dagli altri ministeri. La principale difficoltà risiede nelle restrizioni derivanti dal budget e, proprio per questa ragione, “il problema da risolvere è che i soldi non sono mai abbastanza”. Ciò vuol dire che, nonostante le risorse autonome garantite a inizio gioco, i piani d’azione del proprio dipartimento non potranno funzionare senza il raggiungimento di una volontà politica condivisa. “La buona notizia è che comunque si può vincere”, afferma il ricercatore.

Il gioco si evolve nel corso del tempo. I soggetti, infatti, man mano che si addentrano nella partita, capiscono che “le politiche competono tra di loro, e investire in un’idea innovativa per un goal può voler dire ostacolarne un altro”. Allo stesso tempo, però, i giocatori cominciano a osservare che alcuni differenti SDGs possono agire in maniera complementare, al punto che, afferma Chattopadhyay, “una donna accanto a me ha cominciato a richiedere più strade, esclamando che “aiutano a raggiungere così tanti obiettivi”.

Nell’evento tenutosi a Bonn, il gioco è stato testato da 450 persone, le quali hanno lavorato sul raggiungimento di sette SDGs diversi (goal 1, 2, 3, 5, 13, 14, 15). Nuove risorse per il budget venivano rilasciate ogni due ore, simulando il cammino annuale di una nazione in via di sviluppo, dal 2015 fino al 2029. Alla fine i giocatori hanno raggiunto, collettivamente, risultati nei seguenti settori: obiettivo fame zero, salute e benessere, eguaglianza di genere, e lotta al cambiamento climatico (rispettivamente goal 2, 3, 5, 13). L’obiettivo, infatti, era di “unificare i giocatori in un processo collaborativo di decision-making, come parte di un “alveare mentale” (in inglese “hive mind”). In questo modo, prosegue il ricercatore, “ho visto giocatori scambiare differenti politiche, formare coalizioni per risorse comuni, creare campagne per diffondere la conoscenza su fasi di sviluppo che non sono andate a buon fine”, e aggiunge “ho osservato soggetti ricalibrare i loro piani perfetti scontrandosi con shock inaspettati insiti nel gioco stesso”. Tutto questo, ovviamente, ha portato a creare un ambiente maggiormente dinamico, dove la vittoria viene raggiunta esclusivamente tramite la cooperazione.

Gli SDGs sono molto interdipendenti, e gli obiettivi si sovrappongono. Il gioco stimola proprio le complessità necessarie per combinarli, evidenziando la necessità di alleanze e policies innovative per portare le politiche nazionali a compimento. “Questo non è una semplice simulazione, ma un gioco basato su evidenze empiriche”, sottolinea il ricercatore.

Inoltre, i risultati e le analisi istantanee delle dinamiche di sviluppo del paese in esame costituiscono un metodo efficiente per riconoscere i limiti di un’azione isolata, mettendo il giocatore davanti ai risultati di politiche fallimentari in presa diretta.

Gli sviluppi futuri di “2030 Hive Mind” prevedono l’elaborazione di un software open-source (in linguaggio informatico, un software di cui gli autori rendono pubblico il codice sorgente, favorendone il libero studio e permettendo a programmatori indipendenti di apportarvi modifiche e migliorie), e l’estensione del gioco a tutti e 17 gli SDGs, con dinamiche peculiari a ogni differente obiettivo. “Gli SDGs sono complessi e interdipendenti”, conclude Soumya Chattopadhyay, “e abbiamo bisogno urgente di idee fresche e nuovi approcci per raggiungerli finché siamo in tempo”.

di Flavio Natale

 

martedì 12 dicembre 2017
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