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ACQUA PULITA E SERVIZI IGIENICO-SANITARI

Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell'acqua e delle strutture igienico-sanitarie

Nel 2015, il 90% della popolazione del Pianeta ha migliorato le proprie fonti di acqua potabile e 4,9 miliardi di cittadini hanno avuto accesso a una rete più sicura di servizi igienico-sanitari. Tuttavia, oltre 2 miliardi di persone vivono sotto stress idrico. In Italia la carenza d’acqua è un'emergenza nazionale: nell'estate del 2017 dieci Regioni hanno dichiarato lo stato di calamità.

L’Italia e il Goal 6: scarsa efficienza delle reti di distribuzione di acqua potabile

Buono l’andamento fino al 2014. Dopo, però, l’inefficienza delle infrastrutture ha causato una brusca inversione di tendenza. Riconoscere il diritto umano all'acqua e intervenire sulle reti, sono tra le proposte ASviS. 17/10/2018

Il Rapporto ASviS 2018 registra miglioramenti nel Goal 6 in Italia fino al 2014, cui segue un biennio di netta riduzione determinata dalla diminuzione dell’efficienza delle reti di distribuzione dell’acqua potabile.

L’esigenza di una legge sulla gestione pubblica delle acque è stata condivisa dal Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico nell’incontro avuto il 30 luglio del 2018 con il Forum dei movimenti per l’acqua, durante il quale ha ribadito il suo impegno sul tema e ha affermato che l’applicazione dell’esito referendario del 2011 passa esclusivamente attraverso forme di gestione quali gli Enti di diritto pubblico, aziende speciali e aziende speciali consortili.

È necessario introdurre il riconoscimento e la quantificazione del diritto umano all’acqua con un livello di minimo vitale gratuito per tutti sottratto alle regole del mercato, prevedendo l’attivazione di un Fondo internazionale di solidarietà per progetti di cooperazione internazionale volti a garantire l’accesso all’acqua nei Paesi più poveri, favorendo l’impegno degli enti locali e le forme partecipative a tutela di questa risorsa come espresse dalla proposta della “Carta delle Città per il Diritto all’Acqua”.

 

 

L’indicatore composito per l’Italia

L’indicatore composito elaborato dall’ASviS mostra un andamento positivo fino al 2014, seguito da un biennio di netta riduzione. La tendenza positiva rilevata tra il 2010 e il 2014 appare legata alla riduzione delle famiglie che non si fidano di bere l’acqua del rubinetto, mentre il successivo peggioramento è determinato dalla diminuzione dell’efficienza delle reti di distribuzione dell’acqua potabile.

 

 

Le regioni italiane e il Goal 6

Il Goal 6, rispetto alla media dell’Italia nel 2010, mostra una situazione diversificata per le regioni italiane. Va sottolineata la drastica diminuzione dell’efficienza delle reti di distribuzione dell’acqua potabile che passa dal 68% nel 2008 al 58% nel 2015. Le regioni che segnalano una situazione migliore rispetto al 2010 sono il Trentino-Alto Adige e la Valle D’Aosta, che è l’unica regione ad avere un  miglioramento dell’efficienza delle reti di distribuzione dell’acqua potabile, passando da 67% all’81,3%. Al contrario, la Sicilia e la Calabria evidenziano nel 2016 livelli più bassi a causa della quota di famiglie che lamentano irregolarità nell'erogazione dell'acqua, che nel 2016 era il 36% rispetto ad una media nazionale del 10%.

 

Il resoconto degli ultimi 12 mesi

Nella scorsa legislatura non è stato chiuso l’iter di approvazione del disegno di legge (cfr. XVII Legislatura Atto Senato n. 2343) «Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque», fondamentale per un allineamento delle politiche nazionali a numerosi Target del Goal 6 e per il riconoscimento del principio dell’acqua come «bene naturale l’accesso al quale è un diritto umano universale», come sancito dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite A/64/ L.63/Rev. 1 del 26 luglio 2010.

L’esigenza di una legge sulla gestione pubblica delle acque è stata condivisa dal Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico nell’incontro avuto il 30 luglio del 2018 con il Forum dei movimenti per l’acqua. Va ricordato anche che nel Contratto di governo tra le due forze di maggioranza si afferma che «è necessario investire sul servizio idrico integrato di natura pubblica applicando la volontà popolare espressa nel referendum del 2011, con particolare riferimento alla ristrutturazione della rete idrica, garantendo la qualità dell’acqua, le esigenze e la salute di ogni cittadino, anche attraverso la costituzione di società di servizi a livello locale per la gestione pubblica dell’acqua. La più grande opera utile è restituire ai cittadini una rete di infrastrutture idriche degne di questo nome. È necessario dunque rinnovare la rete idrica dove serve, bonificare le tubazioni dalla presenza di amianto e piombo, portare le perdite al minimo in modo da garantire acqua pulita e di qualità in tutti i comuni italiani».

Il Ddl non approvato introduceva anche norme per il governo partecipativo del servizio idrico integrato, rispondendo al Target 6.b, e il fondo di solidarietà internazionale finanziato per un centesimo di euro per ogni metro cubo di acqua erogata, rispondendo alle finalità del Target 6.a.

Il ritardo nella messa a norma di oltre 100 centri urbani o aree sprovvisti di reti o sistemi di trattamento delle acque reflue, prevista dalla direttiva acque 2000/60/Ce, ha portato a una prima condanna nel 2012, con conseguente multa. Nel maggio 2018 la condanna è stata confermata ed è stata comminata una multa di 25 milioni di euro, ai quali se ne aggiungeranno 30 ogni sei mesi di ulteriore ritardo.

In materia di dissesto idrogeologico, con il D.l. 9 agosto 2018, n. 97, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (Mattm) ha revocato a sé le competenze della struttura di missione e la gestione fondi per rischio idrogeologico.

 

Le proposte dell’ASviS

Vanno sostenute politiche innovative di gestione delle risorse idriche, anche attraverso l’uso di sistemi di elaborazione dei dati sempre più dettagliati. Per arginare le perdite di rete e l’inadeguata depurazione è indispensabile realizzare interventi straordinari, assicurando il coordinamento territoriale delle Autorità di Bacino, delle Regioni e degli Ambiti territoriali ottimali (Ato) e definendo piani industriali che obblighino i gestori dei servizi ad assicurare standard adeguati ed effettuare investimenti correlati agli utili.

Con il coinvolgimento delle Regioni e degli Enti Locali, va rafforzato l’impegno per il raggiungimento degli obiettivi comunitari e nazionali di recupero e ripristino degli ecosistemi degradati, di miglioramento della connettività ecologica e di riduzione dell’artificializzazione e impermeabilizzazione del suolo, con particolare riferimento agli ambiti dei sistemi fluviali e delle zone umide.

È urgente riproporre i contenuti del DdlAs n.2343 (eventualmente integrato con i nuovi Ddl depositati sul Diritto all’acqua), introducendo il riconoscimento e la quantificazione del diritto umano all’acqua con un livello di minimo vitale gratuito per tutti sottratto alle regole del mercato, riconoscendo l’acqua come un bene comune pubblico, prevedendo l’attivazione di un Fondo internazionale di solidarietà per progetti di cooperazione internazionale volti a garantire l’accesso all’acqua nei Paesi più poveri, favorendo l’impegno degli enti locali e le forme partecipative a tutela di questa risorsa come espresse dalla proposta della «Carta delle Città per il Diritto all’Acqua».

 

Leggi l’analisi del Goal 6 nel Rapporto ASviS 2018 e le proposte dell'Alleanza su Capitale naturale e qualità dell'ambiente

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mercoledì 17 ottobre 2018
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