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LAVORO DIGNITOSO E CRESCITA ECONOMICA

Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti

A livello globale, la crescita annuale media del Pil pro-capite è passata dallo 0,9% del 2005-2009 al 1,6% del 2010-2015. Nei Paesi in via di sviluppo, la percentuale è passata dal 3,5% al 4,6%. Anche in Italia il Pil pro-capite ha ripreso a salire (+1,2%), ma nel 2015 quello del Mezzogiorno rappresentava il 47% di quello del Nord-ovest. Il tasso di occupazione nel 2016 si è attestato al 57,2%.

Nel 2030 la svolta dei green jobs: più lavori verdi rispetto all’industria fossile

La transizione verso un’economia verde causerà una perdita dei posti di lavoro nelle attività legate alle fonti tradizionali, dice l’Ilo, largamente compensata dai lavori in attività a basso tenore di emissioni.

L’abbandono dell’economia basata sul carbone e sulle fonti fossili causerà la perdita di milioni di posti di lavoro. Ne è certa l’International Labour Organization, Ilo, l’agenzia delle Nazioni Unite dedicata alla promozione del lavoro, che ne parla nel suo Rapporto annuale sullo stato del mercato del lavoro. A fronte della progressiva riduzione delle attività lavorative basate sui combustibili fossili è previsto, entro il 2030, un aumento delle professioni legate all’utilizzo di pratiche sostenibili. Fonti energetiche rinnovabili, mobilità elettrica, agricoltura sostenibile ed economia circolare sono i settori che creeranno circa 24 milioni di nuovi posti di lavoro. “L’economia verde può consentire a milioni di persone di superare la soglia di povertà e fornire mezzi di sussistenza per loro e per le generazioni future” sono le parole del vicedirettore generale dell’Ilo, Deborah Greenfield, che accompagnano il Rapporto. Nella fase di promozione dell’economia verde, raccomanda l’agenzia, sarà importante mettere in campo strategie mirate a facilitare la ricollocazione dei lavoratori, promuovere il lavoro dignitoso e offrire soluzioni adeguate ai contesti locali dei lavoratori.

Non c’è più tempo, la pressione sull’ambiente causata dall’attività economica è insostenibile. Viviamo in un mondo che consuma più risorse di quelle che riesce a rigenerare (a proposito, lo scorso 24 maggio per l’Italia è stato l’overshoot day, il giorno in cui abbiamo consumato le risorse naturali a nostra disposizione per il 2018) ed è impensabile che la nostra economia dipenda in gran parte dal classico ciclo basata su estrazione, produzione, consumo e smaltimento. Secondo le stime, l’adozione di un modello economico circolare fondato su riutilizzo, riciclaggio, rigenerazione e riparazione è in grado di creare sei milioni di posti di lavoro. Nei Paesi in via di sviluppo, dove l’agricoltura è la principale fonte di reddito, sarà fondamentale puntare su politiche agricole più sostenibili. L’agricoltura conservativa permetterà ai piccoli proprietari di diversificare le loro fonti di reddito, ridurre la povertà, garantire un lavoro dignitoso e preservare la fertilità del suolo per le generazioni future. Tra il 2000 e il 2015, evidenzia l’Ilo, sono stati fatti molti progressi nella promozione del lavoro dignitoso ma la crescita salariale è stagnante e la disuguaglianza è aumentata. Per una transizione equa e senza discriminazioni di alcun tipo sarà cruciale puntare sulle competenze. Occorre anticipare le esigenze ed ampliare l’offerta formativa necessaria a garantire le giuste conoscenze per accelerare il processo di cambiamento. Preparare i lavoratori, innalzare le competenze in tutti quei settori chiave per l’economia verde, come l’energia rinnovabile e la gestione dei rifiuti, garantirà una transizione efficace. Una transizione impensabile senza un dibattito sui cambiamenti climatici che coinvolga governi centrali, locali, parti sociali e Ong; un cambiamento che deve essere supportato da una riforma fiscale adeguata. La transizione verso un’economia verde, afferma l’Ilo, non è solo urgente per il bene del Pianeta ma, come dimostra l’esempio di alcuni Paesi, è in grado di garantire un miglioramento dello status del lavoro, dissociando la crescita dalle emissioni di carbonio.

di Tommaso Tautonico

lunedì 28 maggio 2018
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