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LAVORO DIGNITOSO E CRESCITA ECONOMICA

Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti

A livello globale, la crescita annuale media del Pil pro-capite è passata dallo 0,9% del 2005-2009 al 1,6% del 2010-2015. Nei Paesi in via di sviluppo, la percentuale è passata dal 3,5% al 4,6%. Anche in Italia il Pil pro-capite ha ripreso a salire (+1,2%), ma nel 2015 quello del Mezzogiorno rappresentava il 47% di quello del Nord-ovest. Il tasso di occupazione nel 2016 si è attestato al 57,2%.

Un 2017 da record per la finanza destinata alla lotta contro il climate change

Registrato un aumento dei fondi destinati ai Paesi in via di sviluppo per la lotta climatica del 28% rispetto all’anno precedente. Ora la quota elargita dalle banche multilaterali tocca i 35 miliardi di dollari.

Finanza climatica protagonista nel 2017. È quanto emerge dell’ultimo rapporto congiunto stilato dalle banche multilaterali per lo sviluppo, di cui fa parte anche la Banca Mondiale (insieme a Banca africana di sviluppo, Banca asiatica di sviluppo, Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, Banca europea per gli investimenti e il Gruppo inter-americano di sviluppo).

Negli ultimi sette anni, i finanziamenti destinati ai Paesi poveri, per attività di mitigazione ed adattamento, hanno subito una crescita, dagli iniziali 27 miliardi di dollari del 2011. Il fondo può contare ora su 35 miliardi di dollari all’anno. Da evidenziare l’impennata subita nell’ultimo anno: un aumento del 28% rispetto al 2016, circa 8 miliardi di dollari in più, dopo il periodo di stabilità degli anni precedenti, la cifra non si è mai discostata da 27-28 miliardi di dollari l’anno.

Dell’intera somma del 2017, il 79% è stato destinato a progetti legati alla mitigazione. Obiettivo è quello di rallentare la quantità di gas climalteranti immessa in atmosfera grazie all’uso delle migliori tecnologie, per una produzione di energia pulita, definita “low carbon”, e a basso contenuto di carbonio.

L’altra parte, il 21% corrispondente a circa 7,4 miliardi di dollari, è stato investito per l’adattamento. Dalla costruzione di infrastrutture in grado di mettere in salvo le persone e i raccolti dagli eventi estremi, basti pensare ai danni generati dall’aumento delle piogge intense e successive alluvioni, fino ad azioni di tutela dai lunghi periodi di siccità, i quali rappresentano un vero e proprio danno pure per la produzione di cibo.

Va ricordato, però, che la ripartizione della somma tra adattamento e mitigazione è un aspetto spinoso, tra gli argomenti più dibattuti durante le Conferenze sul clima. L’Accordo di Parigi prevede un “giusto bilanciamento” tra le cifre, ma cosa si intende con il termine giusto? La questione è sul tavolo. Inoltre, i Paesi in via di sviluppo, che già soffrono i duri colpi inflitti dal cambiamento climatico, chiedono più fondi per le attività di adattamento.

Tornando al rapporto e ai finanziamenti di sviluppo multilaterale, sono l’America latina, l’Africa Sub-sahariana, l’Asia orientale e il Pacifico ad aver ricevuto grossa parte del fondo. 

Infine, lo studio offre anche una panoramica sui vari tipi di aiuti che arrivano ai Paesi in difficoltà. Oltre ai già citati 35 miliardi delle banche multilaterali, l’azione climatica ha attirato nel 2017 ulteriori 51,7 miliardi di dollari di cui, però, l’81% elargito come prestito.

 

di Ivan Manzo

 

mercoledì 20 giugno 2018
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