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LAVORO DIGNITOSO E CRESCITA ECONOMICA

Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti

A livello globale, la crescita annuale media del Pil pro-capite è passata dallo 0,9% del 2005-2009 al 1,6% del 2010-2015. Nei Paesi in via di sviluppo, la percentuale è passata dal 3,5% al 4,6%. Anche in Italia il Pil pro-capite ha ripreso a salire (+1,2%), ma nel 2015 quello del Mezzogiorno rappresentava il 47% di quello del Nord-ovest. Il tasso di occupazione nel 2016 si è attestato al 57,2%.

Prima analisi delle dichiarazioni non finanziarie, presentate da 205 società

Uno studio Kpmg analizza i documenti elaborati a seguito del decreto legislativo del 2016. Tra le imprese che hanno pubblicato le Dnf, 26 si sono dotate di Piani di sostenibilità strutturati, mentre 61 fanno riferimento agli SDGs. 12/10/2018

La sostenibilità è sempre più integrata nelle strategie aziendali. A rivelarlo è un sondaggio condotto da Kpmg Advisory, dal titolo “Informativa extra finanziaria: principali trend in atto”, che è stato presentato il 3 ottobre a Milano nel corso del convegno “Strategic risk governance e sostenibilità”. All’evento, organizzato da Ubi Banca e Nedcommunity, ha partecipato anche il portavoce dell’ASviS, Enrico Giovannini.

Secondo lo studio, 205 società hanno elaborato le dichiarazioni non finanziarie (Dnf). Di queste, il 59% è al primo anno di reporting di sostenibilità. In 26 si sono dotate di Piani di sostenibilità strutturati, mentre 61 aziende (il 31% di quelle analizzate) citano gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Tra quelli menzionati più frequentemente figurano i Goal 7 (energia pulita e accessibile), 8 (lavoro dignitoso e crescita economica), 9 (imprese, innovazione e infrastrutture) e 13 (lotta contro il cambiamento climatico). Risulta meno avanzata la governance della sostenibilità: solo il 16% del campione ha istituito un comitato endo-consiliare di sostenibilità, mentre il 14% ha delegato le responsabilità dei temi Esg (environmental, social, governance) a un comitato preesistente.

I dati attestano gli effetti del Decreto legislativo 254/2016, che ha recepito la Direttiva europea 2014/95, in base al quale dal 2018 le imprese di grandi dimensioni (soggetti “di interesse pubblico”) devono produrre un’informativa non finanziaria riguardante i temi ambientali, sociali, attinenti al personale, al rispetto dei diritti umani e alla lotta contro la corruzione attiva e passiva. A tutte le aziende, quindi anche a quelle di dimensioni minori, è però consentito di produrre volontariamente le non financial information. Sono infatti tre le società volontarie identificate da Kpmg: una è l’Università di Tor Vergata, co-fondatrice dell’ASviS.

Nell’insieme, il settore più rappresentato è quello finanziario: il 28% delle aziende analizzate sono infatti banche e assicurazioni. Seguono i servizi industriali (18%) e il settore del commercio e dei beni di consumo (15%). Tutte le società, evidenzia l’indagine, hanno scelto Gri (Global reporting initiative) come standard di rendicontazione di riferimento.

In base alla frequenza di inclusione nella disclosure dei temi materiali inerenti alle 205 Dnf, le questioni identificate dalle aziende come maggiormente rilevanti riguardano: salute e sicurezza (75%), sviluppo del capitale umano (72%), promozione della diversità (65%), anticorruzione (62%), rapporti con la comunità (60%), cambiamento climatico (58%), efficienza energetica (57%), tutela dei diritti umani (52%) e gestione dei rifiuti (43%).

Dallo studio emerge inoltre che il 69% delle aziende analizzate ha deciso di dotarsi di almeno una policy formalizzata relativa agli ambiti previsti dal Decreto, nell’80% dei casi riferita ai temi ambientali.

di Lucilla Persichetti

venerdì 12 ottobre 2018
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