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A livello globale, i finanziamenti destinati a Ricerca a Sviluppo si sono attestati all'1,7% del Pil nel 2014, rispetto all’1,5% del 2000. L’Italia ha fatto passi in avanti soprattutto nell’Ict: il 97% delle abitazioni hanno accesso a reti fisse a velocità compresa tra i 2 e i 20 Mbit/s, mentre le linee di rete fissa a banda larga con velocità pari o superiore ai 10 Mbit/s hanno superato il 50% del totale.

Parma, Milano e Torino: ecco dove spostarsi è più semplice e sostenibile

La classifica elaborata da Euromobility considera le 50 maggiori città italiane: Roma al 15esimo posto. Dalla Commissione Ue un secondo pacchetto mobilità per il taglio delle emissioni di Co2.

A Parma ci si sposta agilmente. A piedi, in bici, con mezzi pubblici efficienti ed ecologici e servizi di car-sharing. Nella graduatoria pubblicata l'1 dicembre nell’undicesimo Rapporto “Mobilità sostenibile in Italia: indagine sulle principali 50 città“, elaborato da Euromobility con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, è proprio il Comune emiliano ad aggiudicarsi il titolo di città più “eco-mobile” d’Italia.

Tra le prime a dotarsi di un piano Piano urbano della mobilità sostenibile, Parma, con i suoi 195mila cittadini, può contare su una buona concentrazione delle aree pedonali e su zone a traffico limitato ben organizzate, oltre che, sottolinea il rapporto, su una strutturata presenza di figure professionali ad hoc, come i mobility manager di città e di servizi di condivisione dei mezzi di trasporto individuali.
A giocare un ruolo decisivo non sembra essere la dimensione relativamente piccola del Comune emiliano. Al secondo e terzo posto della classifica si posizionano infatti Milano e Torino, rispettivamente 1.360mila e quasi 900mila abitanti.

Seguono al quarto posto Venezia e al quinto Padova, e poi Bologna, Brescia, Modena, Prato e Reggio Emilia. E la Capitale del Paese? Per arrivare a Roma bisogna scendere fino alla quindicesima posizione. Chiudono la classifica L’Aquila, Siracusa e Catanzaro mentre Cagliari e Bari sono le due città del Sud che si distinguono per aver migliorato maggiormente le proprie prestazioni in materia di mobilità sostenibile.

Il tasso di motorizzazione tuttavia continua ad aumentare dello 0,5% nelle principali 50 città italiane (inferiore alla media nazionale che si attesta allo 0,9%) ma cresce d'altro canto il numero di veicoli meno inquinanti, in particolare gpl e metano che sono complessivamente l’8,78% di quelli circolanti, e di quelli ibridi ed elettrici (+39%).
Sul fronte della qualità dell'aria nelle città si assiste invece in controtendenza rispetta al 2015 un miglioramento netto con 23 città che rispettano tutti i limiti di legge. 

“Ma attenzione a non abbassare la guardia”, sottolinea Lorenzo Bertuccio, presidente di Euromobility, “Dobbiamo uscire dalla logica emergenziale e affidarci alla pianificazione, seguendo l’esempio di città come Bari, Foggia, Forlì, Parma, Pescara, Prato, Reggio Calabria, Milano e Torino, che hanno già approvato o quanto meno adottato in giunta il proprio Piano urbano della mobilità sostenibile”.

Piani per la mobilità sostenibile a sostegno dei quali è intervenuta anche la Commissione europea che l'8 novembre ha adottato un secondo pacchetto mobilità nel quale ha proposto nuovi obiettivi per il taglio delle emissioni di Co2 relative alle autovetture dell'Ue, in linea con gli Accordi di Parigi. Il pacchetto mobilità segue il pacchetto "L'Europa in movimento", elaborato dalla Commissione nel maggio 2017 al fine di rendere il traffico più sicuro, stimolare la creazione di sistemi di pedaggio intelligenti, a ridurre le emissioni inquinanti e il traffico, semplificare la burocrazia per le imprese, contrastare il lavoro nero e tutelare i diritti dei lavoratori.

Nello specifico le proposte della Commissione Ue per una mobilità pulita fissano obiettivi sia per il 2025 sia per il 2030, prevedendo:

  • la direttiva sui veicoli puliti, per la promozione di una mobilità pulita negli appalti pubblici;
  • un piano per la diffusione a livello transeuropeo di un'infrastruttura per i combustibili alternativi;
  • la revisione della direttiva sui trasporti combinati, per stimolare l'uso combinato di camion, treni, chiatte o navi;
  • la direttiva sui servizi di trasporto passeggeri in autobus, per collegamenti su lunghe distanze attraverso l'Europa, come alternativa all'uso delle auto private;
  • l'iniziativa sulle batterie, affinché i veicoli e altre soluzioni di mobilità future e i necessari componenti siano progettati e prodotti nell'Ue.

di Elis Viettone

martedì 05 dicembre 2017
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