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IMPRESE, INNOVAZIONE E INFRASTRUTTURE

Costruire una infrastruttura resiliente e promuovere l'innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile

A livello globale, i finanziamenti destinati a Ricerca a Sviluppo si sono attestati all'1,7% del Pil nel 2014, rispetto all’1,5% del 2000. L’Italia ha fatto passi in avanti soprattutto nell’Ict: il 97% delle abitazioni hanno accesso a reti fisse a velocità compresa tra i 2 e i 20 Mbit/s, mentre le linee di rete fissa a banda larga con velocità pari o superiore ai 10 Mbit/s hanno superato il 50% del totale.

Startup Act e innovazione, raddoppiate le imprese per 50mila posti di lavoro

La quarta Relazione annuale del ministero dello Sviluppo economico sullo stato d’attuazione e l’impatto delle policy per startup e piccole imprese innovative rivela una loro crescita costante anche se più lenta rispetto ad altre economie Ue.

Con ritardo, le start up e le imprese innovative si fanno spazio anche in Italia, raddoppiando negli ultimi due anni il loro numero, per un valore complessivo di oltre due miliardi di euro di fatturato e la creazione di circa 50mila posti di lavoro. Tutto bene dunque? Non proprio perché “Tali valori, seppur in crescita, sono ancora lontani da benchmark internazionali”, ricorda il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, nella premessa alla quarta Relazione annuale sullo Startup Act italiano, presentata il 19 dicembre al Parlamento.

Il monitoraggio dello stato d’attuazione e l’impatto delle misure a sostegno di startup e Pmi innovative evidenzia, a cinque anni dal lancio della politica nazionale in merito, fino al 30 giugno 2017, quasi 8mila realtà che hanno beneficiato degli interventi governativi (7.398 startup, 565 Pmi innovative): quasi il doppio rispetto a due anni fa. Inoltre ogni mese vengono registrare in media 253 nuove startup innovative nella sezione speciale del Registro delle imprese; nel 2015 erano 161, un anno dopo 183, per raggiungere quota 253 nei primi sei mesi del 2017. Quasi triplicato, negli ultimi 12 mesi, il numero di Pmi innovative, passando da 204 a 565.

Sono 1.414 i Comuni che contano almeno una startup innovativa anche se il record lo detiene Milano con 1.028, vale a dire il 60% delle startup della Lombardia e il 14% di tutte quelle italiane. Allo stesso tempo la più alta concentrazione di startup sul totale delle imprese è nelle province di Ascoli Piceno e Trieste.

Positivo il dato sulla durata di queste attività imprenditoriali: a oggi soltanto il 6% delle startup innovative costituite nel 2014 ha terminato la propria attività. Colpisce anche la composizione di queste imprese: nel 21,5% dei casi, la maggioranza dei soci ha meno di 35 anni, percentuale più che tripla rispetto alle altre società di capitali (6,7%), e ben quattro Pmi innovative su dieci hanno raggiunto nel 2016 un fatturato superiore a un milione di euro. Così le quasi 2.900 startup innovative per le quali sono disponibili i bilanci 2015 e 2016 mostrano un fatturato incrementato dell’81,3%. Inoltre con l'istituzione del Fondo di garanzia per le Pmi, sono stati trasferiti prestiti bancari per 477 milioni di euro per le startup innovative e 26 per le Pmi innovative. “Vale la pena continuare a investire in queste imprese”, continua il ministro nella premessa, “Perché sono in grado di sostenere l’occupazione giovanile e gli investimenti innovativi necessari all’evoluzione dell’economia nazionale”.

Sebbene nel 2015 gli investimenti in private equity in startup innovative agevolati dagli incentivi fiscali siano arrivati a 83 milioni di euro, con un incremento del 64% sul 2014, e nello stesso anno 2.110 persone fisiche e 332 società di capitali, oltre mille in più rispetto al 2014, abbiano potuto avvalersi degli incentivi fiscali per circa 11,6 milioni di euro, il ministro dello Sviluppo economico non nasconde critiche: “C’è un tema su cui è richiesto un ulteriore sforzo: finanziare lo sviluppo di queste realtà imprenditoriali attraverso il venture capital che, seppur in crescita tendenziale, appare modesto rispetto ai risultati di altre economie europee”, prosegue Calenda, “Dai 98 milioni di euro di raccolta in Italia nel 2015 si è passati a 162 milioni nel 2016. Nello stesso anno, però, in Spagna ha raggiunto i 611 milioni di euro, in Germania 2 miliardi e in Francia oltre i 2,7: ordini di grandezza troppo differenti, con un ritardo italiano che tende ad accentuarsi”. Dati che lasciano comunque il passo alla fiducia nel presente e nel futuro del tessuto economico del Paese, come nelle conclusioni del ministro: “Sono certo che solo attraverso gli investimenti in innovazione e formazione sarà possibile creare anche posti di lavoro migliori, costruire una società più sostenibile e migliorare la qualità della nostra vita”.

di Elis Viettone

venerdì 22 dicembre 2017
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