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Povertà ed esclusione sociale, in Italia a rischio quasi un minore su tre

Sono 3,5 milioni i bambini che vivono in povertà, con conseguenze a livello di abbandono scolastico, esclusione sociale, alimentazione, attività fisica e salute. Lo rivelano l’Atlante dell’infanzia di Save the Children e fonti Istat.

Il 16 novembre, in occasione dell’imminente Giornata Mondiale dell’Infanzia che si celebra domenica 20, Save the Children e Treccani hanno presentato l’“Atlante dell’infanzia a rischio 2016: bambini e supereroi” a Roma presso l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana.

In questa edizione, pubblicata per la prima volta dalla Treccani, viene fornita una fotografia sullo stato di bambine, bambini e adolescenti che, come i supereroi dei fumetti, devono superare ogni giorno le carenze e barriere dei contesti in cui vivono per poter accedere ai propri diritti. Il Rapporto fornisce analisi, dati geolocalizzati e racconti di desideri di bambini e adolescenti per presentare lo stato dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia.

La povertà incide profondamente sul tasso di abbandono scolastico e l’esclusione sociale. In Italia la percentuale di giovani tra i 18 e i 24 anni che abbandonano precocemente gli studi, fermandosi alla licenza media, è del 14,7% (contro una media europea dell’11%), dato che raggiunge il picco del 20% in Sicilia e in Sardegna. Il livello di istruzione dei genitori ha un notevole impatto sul futuro dei bambini. In Italia il 58,3% di minori sotto i 17 anni, i cui genitori hanno un titolo di studio che non supera la licenza media, sono a rischio di povertà ed esclusione sociale, contro il 13% dei figli di genitori laureati.

La povertà minorile è segnata da profonde disuguaglianze in Italia e in Europa. Secondo dati Istat, 1,1 milioni di minori vivono in povertà assoluta, situazione particolarmente diffusa nel Sud Italia, dove viene colpito il 10,9% delle famiglie con bambini, contro l’8,6% del Nord. Rispetto alla media europea, i livelli di povertà minorile in Italia sono maggiori: in Italia il 32,1% dei giovani con meno di 17 anni è a rischio di povertà ed esclusione sociale, contro una media europea del 27,7%. Olanda e Germania riescono a mantenere tale rischio sotto la soglia del 20%.

Anche rispetto agli investimenti per l’infanzia l’Italia è indietro rispetto alla media europea: nel 2013 l’Italia ha destinato una quota di spesa sociale per infanzia e famiglie pari al 4,1%, contro l’8,5% della media europea, e ha investito fondi per fronteggiare l’esclusione sociale pari allo 0,7%, contro l’1,9% della media europea, portandoci al terz’ultimo posto nella classifica in Europa.

Relativamente ad attività fisica, alimentazione e tempo libero, più di un minore su dieci non può permettersi di fare sport o frequentare corsi extrascolastici; più di un bambo su 20 con meno di 15 anni non riceve un pasto proteico al giorno, né ha accesso a giochi da usare in casa o all’aperto; un bambino su tre non sa cosa voglia dire trascorrere una settimana di vacanza lontano da casa.

Riguardo agli ambienti in cui vivono, il 39% dei bambini appartenenti a famiglie povere patisce il freddo perché i genitori non possono permettersi un’abitazione adeguatamente riscaldata, rischiando di contrarre bronchiti o malattie cardiovascolari, rispetto a una media europea del 24,7%. L’abitazione di oltre un bambino su dieci in famiglie a basso reddito non è sufficientemente luminosa.

Per accedere a un estratto dell’Atlante clicca qui


di Flavia Belladonna

giovedì 17 novembre 2016
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