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Nutrizione e agricoltura sostenibile tra disuguaglianze e dimensione sociale

L’agricoltura italiana raggiunge risultati positivi in termini di eco-efficienza, ma permangono lo sfruttamento del lavoro e l’evasione fiscale. L’ASviS chiede di valorizzare qualità e riduzione dell’impatto sul capitale naturale.

Nel Rapporto 2017 sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile, presentato alla Camera il 28 settembre, si esamina la situazione dell’Italia in relazione all’Obiettivo 2 (“Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile”) dell’Agenda 2030.

I target dell’Obiettivo 2 includono diversi impegni significativi sottoscritti dall’Italia, tra i quali:

Target 2.3 - “Entro il 2030, raddoppiare la produttività agricola e il reddito dei produttori di alimenti su piccola scala, in particolare le donne, le popolazioni indigene, le famiglie di agricoltori, pastori e pescatori, anche attraverso l’accesso sicuro e giusto alla terra, ad altre risorse e stimoli produttivi, alla conoscenza, ai servizi finanziari, ai mercati e alle opportunità che creino valore aggiunto e occupazione non agricola”.
Target 2.4 - “Entro il 2030, garantire sistemi di produzione alimentare sostenibili e applicare pratiche agricole resilienti che aumentino la produttività e la produzione, che aiutino a conservare gli ecosistemi, che rafforzino la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, alle condizioni meteorologiche estreme, alla siccità, alle inondazioni e agli altri disastri, e che migliorino progressivamente il terreno e la qualità del suolo”.
Il nostro Paese si è inoltre impegnato ad assicurare entro il 2020 “la diversità genetica di semi, piante coltivate e animali da allevamento e domestici e le loro specie selvatiche affini, anche attraverso banche del seme e delle piante gestite e diversificate a livello nazionale, regionale e internazionale, e promuovere l’accesso e la giusta ed equa condivisione dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche e delle conoscenze tradizionali collegate, come concordato a livello internazionale” (Target 2.5).

Eppure nell’ultimo anno sono mancati interventi relativi ai Target riguardanti la nutrizione, l’applicazione di pratiche agricole resilienti che aiutino ad aumentare la produttività e la conservazione degli ecosistemi e la diversità genetica di piante e animali, mostrando come siano ancora diversi gli ambiti di intervento che necessiterebbero di maggiore attenzione. E se da una parte l’agricoltura italiana continua a raggiungere risultati positivi in termini di eco-efficienza, dall’altra permangono i fenomeni di sfruttamento del lavoro e di evasione fiscale, del tutto incompatibili con un concetto di sviluppo sostenibile che consideri anche la dimensione sociale.

In termini di performance dell’agricoltura italiana (target 2.3), nel 2016 si è avuto un risultato positivo in termini di valore aggiunto (+5,6% a valori correnti), ma con forti disomogeneità in termini di produttività per dimensione aziendale (a favore delle grandi aziende) e per area territoriale (a favore del Nord).

Sul tema della nutrizione va invece segnalata la pubblicazione nell’Annuario dell’Agricoltura Italiana (a cura del CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) del Mediterranean Adequacy Index (MAI), che fornisce una misura sintetica del grado di aderenza di un regime alimentare alla Dieta Mediterranea. Un confronto tra il triennio 1990-1992 e quello 2009 -2011 evidenzia un peggioramento della situazione in Italia, a testimonianza di un’evidente e negativa omologazione dei regimi alimentari, agevolata da un più facile accesso a cibi trasformati, zuccheri e grassi raffinati, e degli stili di consumo improntati a un aumento dei pasti fuori casa e all’utilizzazione di cibi pre-confezionati. Queste informazioni mostrano la necessità di orientare i consumatori a modelli alimentari e stili di vita più sani con azioni di educazione alimentare.

Dal punto di vista delle politiche, il legame tra nutrizione, sicurezza alimentare e salute va affrontato su due piani: interno e internazionale. Per quanto riguarda la situazione interna del Paese, sono necessari interventi che promuovano strategie aziendali sempre più orientate alla qualità e alla riduzione dell’impatto sul capitale naturale, e che, lavorando sulla limitazione degli sprechi lungo tutta la filiera alimentare, riducano i costi degli strumenti di aiuto alle persone in difficoltà. Sul piano internazionale, è necessario definire azioni di sostegno alla conversione a un’agricoltura sostenibile per la riduzione della povertà alimentare e della malnutrizione.

L’indicatore composito elaborato dall’ASviS per l’Obiettivo 2 indica un relativo miglioramento della situazione italiana, perché passa da 100 del 2010 a 105,61 del 2016 anche se nel biennio 2015-2016 ha registrato un calo consistente a causa dell’aumento della quota della popolazione sovrappeso e della diminuzione della propensione alla spesa per il settore delle amministrazioni pubbliche. Ovviamente, il fatto che un indice composito migliori non significa che l’Italia sia per definizione su un sentiero che le consentirà di centrare gli Obiettivi nel 2030, ma semplicemente che il Paese si sta muovendo nella direzione giusta (almeno guardando agli indicatori finora resi disponibili).

 

L’indicatore composito relativo all’Obiettivo 2 è stato costruito sulla base dei seguenti indicatori:

  • Eccesso di peso dei bambini
  • Produzione per unità di lavoro delle aziende agricole, per classe di unità di lavoro e per classe di fatturato
  • Quota di superficie agricola utilizzata (SAU) investita da coltivazioni biologiche
  • Propensione alla spesa in agricoltura delle amministrazioni pubbliche
  • Eccesso di peso

I dati dettagliati sugli indicatori relativi a questo Goal si possono ricavare interrogando il database interattivo dell’Alleanza.

Leggi l’analisi del Goal 2 nel Rapporto ASviS 2017 e le proposte dell’Alleanza su Capitale umano, salute ed educazione e Cooperazione internazionale.

martedì 03 ottobre 2017
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