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Wri: 500 milioni di residenti urbani usano ancora combustibili molto inquinanti

Per abbattere le morti da inquinamento e promuovere lo sviluppo nelle città più povere bisogna diffondere l’accesso all’elettricità e al Gpl, incentivare l’autoproduzione di rinnovabili e favorire l’efficienza energetica.

L’ultimo Rapporto del World Resources Institute (Wri) “Towards a More Equal City”, pubblicato a settembre, evidenzia quanto sia importante migliorare i servizi di energia pulita, soprattutto in quelle nazioni in cui la copertura energetica è ancora insufficiente.

Secondo i dati del Wri, nel 2012 solo il 58% della popolazione urbana residente in Paesi a basso reddito aveva accesso all’elettricità. Nel mondo circa 500 milioni di residenti urbani utilizzavano combustibili da cucina inquinanti come il carbone e il legname, che contribuiscono alla morte prematura di centinaia di migliaia di persone ogni anno.

Entro il 2050 si prevede che due terzi della popolazione mondiale vivrà in aree urbane con un aumento della popolazione urbana netta di 2,4 miliardi di persone dal 2015, soprattutto in Africa e in Asia. Questi dati preoccupano soprattutto quelle città che come Bangalore, capitale dello stato federale indiano di Karnataka, combattono quotidianamente per fornire energia pulita e a prezzi accessibili. La storia di Kumar, residente di questa città, ne è un esempio: l’uomo gestisce un servizio di stiratura che gli offre guadagni talmente bassi da riuscire a malapena a tirare avanti, perché le sue entrate non variano in base alla clientela, ma a seconda della quantità di ore che riesce a lavorare prima che la fornitura di energia si interrompa. 

Come si può evincere dalla figura, oggi l’accesso a fonti elettriche o a combustibili non solidi per la cottura è molto basso in gran parte dell’Africa e del Sud-Est Asiatico.

Favorire quindi l’utilizzo di combustibili da cucina moderni e più puliti, come ad esempio il Gpl e l’elettricità, comporterebbe una riduzione dell’inquinamento dell’aria interna alle abitazioni e apporterebbe benefici per la salute delle persone. Il tutto a favore anche degli agglomerati urbani, in quanto tanto il riscaldamento domestico quanto la cottura contribuiscono fortemente all’inquinamento atmosferico. In questo senso il Brasile si pone come un esempio virtuoso: se nel 1960 solo meno del 20% delle famiglie brasiliane aveva accesso a risorse di energia pulita come il Gpl, oggi l’intera popolazione dispone di questa risorsa.

Accanto a questo fattore, il Rapporto sottolinea l’importanza di continuare a diffondere l’utilizzo di sistemi ad energia pulita nei Paesi con alti livelli di povertà energetica. Tendenza che ad oggi sembra confermarsi in particolare in India e in Africa. Nel 2015 infatti in Africa Sub-Sahariana il numero di sistemi a pannelli solari è raddoppiato, mentre a Delhi si è già sviluppato un modello di impianto solare per tetto che è possibile noleggiare.

Le due proposte sopra delineate tuttavia necessitano di un terzo elemento configurabile nell’efficienza energetica delle abitazioni e degli elettrodomestici. Se è vero che gli edifici commerciali e residenziali a oggi consumano più energia, è importante che su queste stesse strutture vengano ripensati alcuni cambiamenti, cominciando dalle normative edilizie, come per altro ha già fatto la stessa Cina con il suo regolamento edilizio nazionale.

Queste tre soluzioni richiedono un coinvolgimento non solo dei governi nazionali e locali, ma anche delle comunità di sviluppo e della società civile, afferma il Rapporto, perché è anche migliorando il sistema di energia di distretti come il Bangalore che molte città riusciranno a trovare nuove strade per favorire una crescita economica sostenibile per l’ambiente e per le persone che ci vivono.

di Elena Rusci

 

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giovedì 19 ottobre 2017
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