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Nuovo rapporto Iea: “Mettiamo il clean cooking in cima all’agenda politica”

L’Agenzia per l’energia fa il punto su risultati e sfide per il processo di elettrificazione dei Paesi in via di sviluppo: utilizzo di risorse alternative, combustibili puliti e sostenibilità economica.

“Gli obiettivi di incontrare i bisogni energetici di tutti, riducendo l’inquinamento atmosferico e raggiungendo i target globali vanno mano nella mano” ha affermato Faith Birol, direttore esecutivo dell’International energy agency (Iea) a commento del nuovo report Energy Access Outlook: From Poverty to Prosperity, pubblicato il 19 ottobre. Infatti, gli sforzi di maggior successo e minor costo in vista del raggiungimento del settimo SDG per il 2030, risiedono proprio nell’uso delle risorse rinnovabili, da portare avanti assieme a ingenti interventi nell’ambito del clean cooking. Questo meccanismo porterebbe anche alla prevenzione di milioni di morti premature ogni anno, e beneficerebbe milioni di donne dalla pratica della raccolta del carburante per le principali mansioni casalinghe. Inoltre, lo sviluppo delle tecnologie e la diminuzione dei costi delle energie alternative, specialmente la solare, sta portando a grandi progressi. Tre sfide, emerse dall’analisi dell’International Energy Agency, richiedono però maggiore impegno: diffusione dell’energia elettrica, clean cooking e costo delle risorse.

Diffusione dell’energia elettrica. I dati sono sicuramente incoraggianti: il numero delle persone senza accesso all’elettricità è arrivato sotto la soglia di 1.1 miliardi nel 2016, un livello mai raggiunto prima. Il punto di forza di tale progresso è sicuramente l’Asia, dove, su un totale di 870 milioni di persone che hanno guadagnato l’accesso all’elettricità dal 2000, l’India rappresenta l’esempio più brillante, con una delle più grandi politiche di elettrificazione mai raggiunte nella storia. Purtroppo, però, i mezzi sono insufficienti, soprattutto nell’area sub-sahariana, e le persone senza corrente sono in numero maggiore rispetto al 2000. Ciò avviene per l’intensa crescita demografica, che la politica energetica degli stati africani non è in grado di sostenere. La decrescita del costo delle rinnovabili, combinate assieme a efficienti sistemi di finanziamento, ha portato però, negli ultimi cinque anni, queste risorse a guadagnare terreno, con impianti alternativi o mini-impianti energetici, e la velocità di diffusione nei Pvs è destinata ad accelerare.

Un ostacolo simile si pone per il problema del clean cooking, inquinante e nocivo per la salute. Al giorno d’oggi, 2.8 miliardi di persone non hanno accesso ad attrezzature per il clean cooking, con un terzo della popolazione mondiale (2.5 miliardi) obbligata a cucinare con le biomasse come combustibili. Anche su questo fronte sono stati compiuti dei progressi: dal 2000, nei Pvs il numero delle persone che hanno avuto accesso a mezzi per il clean cooking è cresciuto del 60%, con strumenti come Lpg (gas di petrolio liquefatti), gas naturale ed elettricità. Allo stesso tempo, però, sempre per l’ingente crescita demografica in particolare nell’area sub-sahariana, il totale delle persone nel mondo che usano biomasse per cucinare è aumentato di 400 milioni. 

La terza e ultima grande sfida riguarda la capacità economica di accedere a questi servizi. Una delle soluzioni elaborate è il Payg (pay-as-you-go) che, con una sorta di tassa anticipata di circa dieci dollari, permette di ottenere un kit da 2 a 4 pannelli solari per alimentare luci a led e ricaricare dispositivi come telefoni cellulari. Questo processo riduce il costo degli investimenti, facendo dell’off-grid una soluzione più abbordabile in condizioni di scarso sviluppo energetico.

Il rapporto stima che per raggiungere il Goal 7 entro il 2030, l’investimento annuale del Pil globale dovrebbe ammontare a 52 miliardi di dollari, più del doppio del livello mobilitato con le attuali politiche, con un 95% della parte aggiuntiva da devolvere all’Africa sub-sahariana.

Secondo la Iea, il prevedibile aumento della elettrificazione nei Pvs non porterà a un incremento dell’emissione dei gas serra: le connesse emissioni di anidride carbonica aumenterebbero di livelli minimi (circa lo 0.2%), ma questa percentuale sarebbe più che controbilanciata da una netta riduzione delle emissioni di CO2 e dal minor uso di biomasse per le attività di cucina.

“Per raggiungere questi risultati, i politici devono necessariamente porre il clean cooking in cima alla loro agenda”, ha affermato Birol: “con i suoi anni di esperienza sull’analisi di energia e sviluppo, e la sua robusta politica energetica e competenza tecnologica, la Iea è pronta per supportare governi in Africa, Asia e qualsiasi altro paese per raggiungere questi obiettivi”.

Scarica il report completo: Energy Access Outlook: From Poverty to Prosperity

di Flavio Natale

venerdì 20 ottobre 2017

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