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L’Italia presenta un tasso di consumo di suolo più alto della media europea

Il rapporto sullo stato delle politiche per il paesaggio presenta luci e ombre sulle azioni e le misure effettuate a protezione del territorio italiano. Il commento di Giovannini.

Gli Stati generali del paesaggio, organizzati dal ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo (Mibact) il 25 e il 26 ottobre a Roma, hanno rappresentato un’occasione importante “per far crescere la consapevolezza del valore cruciale dell’ambiente per lo sviluppo della persona e per la vita delle comunità”, come ha scritto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un suo messaggio.

Durante la conferenza è stato presentato il Rapporto sullo stato delle politiche per il paesaggio, redatto dall’Osservatorio nazionale per la qualità del paesaggio e dal Mibact. Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS, nella sua rubrica radiofonica “Scegliere il Futuro”, trasmessa su RadioRadicale il venerdì, ha parlato di un “rapporto di luci e ombre”. Se da un lato nel documento vengono presentate le misure di protezione e risanamento del paesaggio, dall’altro sono state messe nero su bianco tutte le analisi riguardo il consumo e il degrado del suolo. L’Italia risulta avere il consumo di suolo più alto rispetto alla media europea: nell’arco temporale di quasi un secolo l’edilizia residenziale italiana ha vissuto, una crescita consistente. Si legge, infatti, nel testo che da quasi due milioni di edifici presenti già prima del 1919 si è passati ai dodici milioni e più nel 2011 (un numero 6,6 volte superiore). Questa trasformazione, avvenuta in un tempo piuttosto breve, ha alterato le relazioni tra gli spazi urbani e rurali determinando delle frammentazioni che in alcune aree del Paese non consentono più nemmeno l’individuazione di un contesto urbano definito. Nel  2016 è stato stimato che 15 regioni italiane hanno superato il 5% di consumo di suolo rispetto al territorio disponibile. In testa alla classifica troviamo Lombardia e Veneto con oltre il 12%, seguita da Campania (oltre il 10%), Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia e Liguria, con valori tra l’8 e il 10%. Solo La Valle d’Aosta rimasta sotto la soglia del 3%.

L’intento della redazione del rapporto è stato anche quello di provvedere a una ricognizione del quadro estremamente vario e complesso delle politiche per il paesaggio attuate a vari livelli e da diversi soggetti.

È importante sottolineare che l’ultima parte del documento è stata dedicata alle azioni e misure di formazione ed educazione al patrimonio culturale affinché venga data “la concreta possibilità di contribuire a migliorare culturalmente e socialmente la vita di ciascun individuo”.

 

di Giulia D’Agata

lunedì 30 ottobre 2017
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