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QUESTA SETTIMANA: Le tre incognite che condizionano il futuro dell’umanità

A Bonn in questi giorni si cerca di rendere operativo l’Accordo di Parigi sul clima. Abbiamo le tecnologie per mitigare l’aumento, ma manca la volontà politica. Eppure gli scienziati ci avvertono che siamo vicini a un punto di non ritorno.

di Donato Speroni

Questa Cop 23 probabilmente non passerà alla storia. Avrebbe dovuto svolgersi alle isole Figi, ma è stata dirottata su Bonn, pur con presidenza figiana, perché spedire migliaia di delegati nel mezzo del Pacifico avrebbe avuto un costo eccessivo, anche in termini di emissioni di CO2 e quindi di contributo al climate change. La conferenza si articola in 12 giorni di discussioni, dal 6 al 17 novembre, con un’agenda fittissima e decine di eventi collaterali, ma sostanzialmente non segnerà un cambiamento significativo delle posizioni: gli Stati Uniti arroccati nel loro rifiuto dell’Accordo di Parigi (unici tra i Paesi dell’Onu, dopo che anche la Siria lo ha ratificato), tutti gli altri decisi ad andare avanti, ma con juicio. Cioè troppo lentamente.

In ogni caso, la Cop 23 (così chiamata perché si tratta della 23esima conference of parties, incontri annuali tra gli Stati iniziati con il trattato di Kyoto) servirà soprattutto a definire le regole dettagliate per mettere in pratica gli accordi di Parigi. Come scrive l’Executive director di Eurosif Flavia Micilotta

Il dialogo tra le diverse nazioni, i cui obiettivi di emissione non sono sufficienti per raggiungere la meta globale di contenimento sotto i due gradi, continuerà per arrivare poi il prossimo anno con la Cop 24 in Polonia a discutere l’adozione di regole che dovrebbero coprire tutti i temi, dal reporting delle emissioni nazionali fino alla riduzione della deforestazione. I temi relativi ai danni legati al cambiamento climatico sono stati drammatizzati dagli eventi estremi di questi mesi. I Paesi colpiti più duramente sono anche i più poveri, quindi il problema dei finanziamenti internazionali assume importanza crescente.

Purtroppo il Pianeta non aspetta. Il nuovo “World Energy Outlook" proprio in questi giorni ha fatto presente che “le emissioni di anidride carbonica non sono ulteriormente aumentate negli anni più recenti, ma si prevede un lieve incremento fino al 2040 anche se a un ritmo più ridotto delle precedenti previsioni. Siamo dunque molto lontani da una situazione che eviti un impatto pesante sul cambiamento climatico”.

Ogni anno, dunque, da qui al 2040 continueremo a riversare nell’atmosfera una quantità più o meno uguale o forse superiore di anidride carbonica, contribuendo all’effetto serra. Arriva a conclusioni analoghe il paper apparso su “Environmental Research Letters” di R.B. Jackson ed altri dal titolo “Warning signs for stabilizing global CO2 emissions”, che afferma

stiamo esaurendo il tempo a nostra disposizione per contenere l’aumento globale medio di temperatura sotto il 2° centigradi e ancor di più se vogliamo avvicinarci a un grado e mezzo. 

Sempre in relazione all’incontro di Bonn, le organizzazioni Future Earth ed Earth League hanno presentato il documento “The 10 ‘Science must knows’ on climate change”, che ribadisce dieci verità scientifiche relative non solo al futuro, ma già al nostro presente, legate ai cambiamenti climatici, all’aumento dei fenomeni metereologici estremi, alle desertificazioni che provocano grandi migrazioni, all’aumento del livello dei mari, all’acidificazione degli oceani. Il concetto di fondo è quello del tipping point: poiché i fenomeni ai quali stiamo assistendo non sono lineari, ma potrebbero accelerarsi con l’aumento delle temperature, rischiamo davvero di essere vicini a una catastrofe senza ritorno.

Non sappiamo né come né quando, ma gli allarmi si moltiplicano. Come riferisce Stefano Montefiori sul Corriere della sera in una dichiarazione pubblicata sulla rivista scientifica americana Bioscience e su Le Monde, oltre 15 mila scienziati di 184 Paesi valutano l’evoluzione della situazione dal primo appello del 1992, e le conclusioni sono che “presto sarà troppo tardi” per salvare la Terra.

Dal 1992, con l’eccezione della stabilizzazione dello strato di ozono, l’umanità non è riuscita a fare progressi sufficienti nel risolvere i problemi ambientali nel loro complesso, e molti di loro si stanno di gran lunga aggravando. Particolarmente preoccupante è l’attuale traiettoria di un cambiamento climatico potenzialmente catastrofico, dovuto all’aumento del volume di gas a effetto serra provocati dai combustibili fossili, dalla deforestazione e dall’agricoltura (in particolare le emissioni legate all’allevamento dei ruminanti destinati al macello)”.

Tra i primi scienziati a segnalare il rischio dei tipping point c’è Johan Rockström, che nel 2014 con Anders Wijkman (co-presidente del Club di Roma) ha scritto il libro “Natura in bancarotta” curato nell’edizione italiana da Gianfranco Bologna. Ma proprio Wijkman ci dà qualche speranza. In un articolo sul Corriere in occasione della Cop 23, lo studioso ribadisce che siamo a rischio, ma mette anche in evidenza che il mondo sta cambiando:

Siamo già entrati nell’era della sostenibilità. Le innovazioni si susseguono a una velocità supersonica e il nostro modo di vivere sta cambiando rapidamente, con il riciclo dei rifiuti, con la generazione distribuita di energia, con la digitalizzazione della produzione e la nascita della sharing economy. Sono cambiamenti che fino a pochi anni fa non si potevano neanche immaginare.

E aggiunge:

Grazie ai progressi della scienza, siamo la prima generazione informata del fatto che stiamo mettendo in pericolo la stabilità del pianeta e la sua capacità di reggere lo sviluppo umano come lo conosciamo oggi.

Ricapitoliamo. Siamo sull’orlo del baratro (il tipping point) senza neppure sapere quanto davvero disti l’abisso. E questa è la prima incognita. Stiamo sviluppando tecnologie formidabili, inimmaginabili fino a qualche anno fa, e abbiamo una crescente consapevolezza della necessità di utilizzarle per realizzare uno sviluppo sostenibile. Il futuro dell’high tech potrebbe riservarci ulteriori positive sorprese, ma non ne siamo sicuri e questa è la seconda incognita. Infine, la velocità con la quale riusciremo a impiegare in tempo queste tecnologie per evitare il disastro, finanziandone l’estensione anche nei Paesi in via di sviluppo (quelli) dipende in larga misura dalla politica e soprattutto dagli accordi internazionali per mitigare il cambiamento climatico. E questa è la terza incognita, quella decisiva. Siamo così ritornati alla Cop 23, ai suoi riti e ai suoi ritmi, così frustranti ma così importanti per il futuro dell’umanità.

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E INOLTRE...

a cura di Giulia D’Agata

In questi giorni il sito asvis.it si è anche occupato di:

  • il “Positive Peace Report 2017”, pubblicato da Vision of Humanity a ottobre, che aiuta a comprendere quali sono i principali fattori di pace nel mondo come ad esempio perché alcuni Paesi riescono a uscire da situazioni di conflitto mentre altri rimangono altamente fragili;
  • il rapporto Ocse “Water risk hotspots for agriculture” in cui vengono analizzati i rischi agricoli legati alle risorse d’acqua esaminando scenari al 2024 e al 2050 in 142 Paesi del mondo;
  • l’affresco del Lorenzetti del 1338, inerente alle conseguenze del buon governo sulla città e la campagna e che si trova sulle pareti del palazzo pubblico di Siena, è stato associato all’Agenda 2030 in un video prodotto in occasione della seconda edizione del Siena Food Innovation in cui si individua ognuno dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile in diverse scene del famoso dipinto;
  • l'ottava edizione dell'Atlante dell'Infanzia a rischio 2017 - Lettera alla scuola, un viaggio attraverso l’Italia redatto da Save the children e Treccani dedicato al mondo della scuola, che analizza le condizioni dei bambini e degli adolescenti a maggior rischio e per i quali la scuola rappresenta una delle poche ancore di salvezza;
  • il rapporto dell’Ocse “Health at a Glance 2017” che offre una panoramica sullo stato dei sistemi sanitari dei Paesi Ocse e sulla salute dei cittadini, analizzando dati e tendenze;
  • il documento “Roadmap for a Sustainable Financial System” presentato dal Gruppo della Banca mondiale e dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) in occasione della Cop 23 con l’obiettivo di valutare i migliori sistemi e meccanismi finanziari in materia di riduzione delle emissioni di gas serra, lotta al cambiamento climatico e sviluppo delle energie rinnovabili;
  • i 12 indicatori di Benessere equo e sostenibile (Bes) che, con decreto ministeriale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 15 novembre, sono stati approvati ufficialmente per entrare a far parte del Documento di economia e finanza (Def).

Altre segnalazioni

  • Fondazione Italiana Accenture ha avviato il nuovo progetto editoriale “Innovazione sociale dalla A alla Z” in cui ha raccolto 22 video pillole che descrivono la realtà dell’innovazione sociale da prospettive diverse e complementari.
  • Aiesec Italia, associazione studentesca presente in più di 126 paesi del mondo e in 19 università in Italia che si occupa di favorire esperienze di mobilità internazionale, ha presentato i risultati dell’ultimo trimestre secondo i quali l’associazione ha raggiunto il ​94% dell’obiettivo pianificato con una crescita del 17% rispetto al 2016 dei ragazzi che sono stati seguiti in un’esperienza internazionale.
  • L’Initiative on climate change policy and governance (Iccg) ha pubblicato il dossier fotografico “Gli impatti dei cambiamenti climatici in Italia. Fotografie del presente per capire il futuro” che raccoglie 40 scatti realizzati da 23 fotografi professionisti ed amatoriali italiani che testimoniano le trasformazioni indotte sul nostro ambiente e le nostre società dal clima che cambia.
  • Il 9 novembre è stata lanciata l’edizione 2017 di Eduscopio.it, il portale della Fondazione Agnelli dedicato al confronto tra gli istituti scolastici sulla base degli esiti universitari e lavorativi dei loro diplomati. Il notevole successo della nuova edizione è riscontrabile nel fortissimo incremento degli accessi al portale rispetto al 2016.
  • L’Unione europea, insieme alle altre nazioni che si riuniranno nella prossima Commissione internazionale per la conservazione dei tunnidi dell'Atlantico (Iccat), discuteranno sul possibile aumento delle catture ammesse per il tonno rosso dell'Atlantico orientale e del Mediterraneo. In vista di questa riunione, che si terrà dal 14 al 22 novembre, in Marocco, il Wwf mette in guardia contro qualsiasi rapido aumento delle quote di pesca che comprometterebbe il pieno recupero della popolazione di tonno.
  • Il 15 novembre è stata approvata alla Camera la legge sul Whistleblowing che riguarda la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato.
  • L’Assessorato dell’Ambiente di Roma ha deciso di avviare un’attività di forestazione urbana partecipata per creare nuovi boschi in città e incrementare il numero di alberi nel territorio capitolino. L'attività avrà inizio domenica 19 novembre quando verranno messi a dimora 12mila alberi “forestali” autoctoni in varie zone della città.
  • Nell’ambito della fiera Ecomondo è stato avviato il progetto didattico “Intrap(p)rendere Green” rivolto ai ragazzi delle scuole medie per conoscere l’ambiente, scoprire lo sviluppo sostenibile, agire green nella scuola media. Terza Edizione 2017/2018. Al progetto hanno partecipato gli studenti delle classi 2a A della scuola media T. Franchini di Santarcangelo di Romagna (Rn) e 2a B della scuola media Fermi di Rimini. 

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giovedì 16 novembre 2017
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