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“Confidence in the future”: l’Olanda si candida a leader della sostenibilità Ue

Tra economia circolare e misure di sviluppo sostenibile, il governo Rutte delinea un piano nazionale e internazionale in grado di “plasmare una politica climatica ambiziosa”.

Dopo un lungo iter di colloqui (208 giorni di attesa, eguagliando il record del 1977), il 26 ottobre 2017 si è formato il nuovo governo condotto dal premier uscente Mark Rutte. L’accordo di coalizione, basato su un documento dal titolo “Confidence in the future”, è di grande rilevanza per le sue influenze sui target dell’agenda 2030. “Nonostante la posizione dalla quale l’Olanda parte” si legge nel documento, “con un’economia in crescita, il mercato del lavoro in espansione, la disoccupazione in calo e le casse del governo di nuovo in ordine”, il Paese necessita di ingenti riforme per “affrontare le fratture che creano divisione”. Per questi motivi, il testo definisce quattro direttive politiche da seguire nei prossimi anni, tutte strettamente collegate ai goal dell’agenda 2030.

Il primo compito riguarda “investire nei servizi, nella sanità pubblica e nell’educazione” dando a coloro che operano in questi settori “gli spazi di manovra che necessitano”. Il governo, tra le altre cose, tenterà di limitare il profitto delle assicurazioni sanitarie e provvederà a sistemazioni più adeguate per le persone con disabilità psicologiche. 

In secondo luogo, la nuova amministrazione ha in progetto di produrre “riforme che rinnovino il sistema economico corrente”, poiché “qualsiasi struttura richiede una periodica manutenzione e modernizzazione”. Queste misure “passeranno per un taglio delle tasse per i gruppi di lavoratori a reddito medio e per le imprese che hanno aiutato l’Olanda a uscire dalla crisi economica negli anni passati”. Inoltre, il governo ha intenzione di incrementare la creazione di posti di lavoro a tempo indeterminato, poiché “un mercato di lavoro flessibile è buono ma non va lontano”.

“Confidence in the future” prosegue enunciando il terzo centrale obiettivo del governo Rutte: “plasmeremo una politica climatica ambiziosa”, e i Paesi Bassi “diventeranno un paese sostenibile”. Per raggiungere questo traguardo, è necessario “rendere il settore edilizio e dei trasporti maggiormente sostenibili, introducendo un sistema di tassazione rivolto alle problematiche ambientali e puntando sulle nuove risorse energetiche”.

L’Olanda rende chiara l’intenzione di ottenere un ruolo di primo piano nella questione climatica europea: “l’Unione Europea ha promesso che le emissioni di gas serra verranno ridotte almeno del 40% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990”, ma “nonostante sia un impegno notevole, è insufficiente a raggiungere l’obiettivo di 2°C, lasciando da parte quello ancor più ambizioso di 1.5°C”.

Il futuro sostenibile olandese si svilupperà quindi su due livelli: uno nazionale, con un piano climatico ed energetico condiviso dal settore privato; l’altro, internazionale, che vedrà l’Olanda “prendere il comando della battaglia per alzare i target europei al 55%”, sfruttando il momento della revisione degli obiettivi degli accordi di Parigi, previsto per il 2019.

Analizzando più in profondità, la politica climatica internazionale olandese seguirà precise linee guida, tra le quali: procedere con accordi bilaterali (nel caso l’Ue non modifichi i suoi piani), evitando che i settori economici nazionali “si trovino in una situazione di svantaggio competitivo” rispetto a quelli esteri; inoltre, il governo Rutte cercherà di “indurre i paesi europei a introdurre politiche supplementari”, ad esempio tramite l’acquisto di quote di emissioni.

La strategia nazionale seguirà invece questa tabella di marcia: elaborare un Patto Climatico, da stipulare in corso di legislatura; raggiungere il 49% dei tagli alle emissioni entro il 2030 (che richiederà comunque “una riduzione extra di CO2 di 56 Mt (tonnellate) nel miglior scenario”); infine, il governo ha pianificato la quantità di riduzione delle emissioni richiesta per ogni settore, basandosi sui dati del Netherlands Environmental Assessment Agency.

Il testo descrive inoltre una previsione di finanziamento pubblico in grado di includere: 300 milioni annui da devolvere per l’elaborazione di progetti pilota e politiche innovative; 3,2 miliardi annui per il Renewable Energy Grant Scheme (programma per raggiungere una riduzione delle emissioni economicamente sostenibile); investimenti che promuovano il risparmio energetico nelle abitazioni private, per un ammontare di 100 milioni di euro annui; infine, ingenti finanziamenti alle risorse sostenibili (anche in virtù del drastico calo del costo dell’energia solare). Il totale di spesa in bilancio ammonterà a circa quattro miliardi annui, più una serie di extra fondi per ulteriori politiche ambientali.

Infine, il governo pone come quarto obiettivo di “Confidence in the future” la preservazione dell’identità olandese, sia a livello nazionale che internazionale, sottolineando che “un orientamento internazionale è sempre stato alla base della cultura dei Paesi Bassi”.

Il sistema economico olandese viene menzionato dal presidente dell’Ecopreneur Marjolein Demmers, che, in un dibattito organizzato dal Cor Enve (comitato europeo delle regioni per ambiente, cambiamenti climatici ed energia), individua il Paese come esempio di un’economia circolare che funziona: “l’obiettivo dell’Olanda è quello di raggiungere un’economia totalmente circolare entro il 2050 e di utilizzare il 50% in meno di minerali, risorse fossili e metalli entro il 2030”. 

di Flavio Natale

martedì 21 novembre 2017
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