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QUESTA SETTIMANA: Due gradi? Se davvero ci crediamo, bisogna fare di più

Per l’Economist la battaglia sul clima si vince solo riassorbendo la CO2 che è già nell’atmosfera, soluzione difficile e costosa, ma indispensabile. Servono governi con capacità di visione e iniziative di sensibilizzazione.

di Donato Speroni

Sarebbe certamente una forzatura, mettere in relazione con i nuovi indirizzi del governo olandese la monetina che ha favorito Amsterdam e condannato Milano nella localizzazione dell’Agenzia europea del farmaco. Però la notizia che pubblichiamo sul documento programmatico “Confidence in the future” dell’esecutivo dei Paesi Bassi guidato da Mark Rutte è indicativa di un diverso modo di fare politica, meno improvvisato su singoli eventi e più attento al medio e lungo termine.

Discutere sul futuro è anche l’obiettivo del Festival dello sviluppo sostenibile organizzato dall’ASviS, la cui seconda edizione si svolgerà tra sei mesi per 17 giorni, tanti quanti gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. L’annuncio diffuso questa settimana stimola tutti i soggetti aderenti all’Alleanza (ma anche i non aderenti) a cominciare a riflettere sulle iniziative da promuovere su tutto il territorio nazionale. Quest’anno tra dibattiti, mostre, proiezioni, flashmob, abbiamo contato oltre 220 eventi. Nel 2018 contiamo di andare molto oltre questa cifra.

Un’altra rilevante iniziativa dell’ASviS è il lancio della nuova edizione del Concorso nazionale “Facciamo 17 goal. Trasformare il nostro mondo: l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile” promosso con il Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del ministero dell’Istruzione. Anche questo concorso rientra negli obiettivi primari dell’Alleanza: sensibilizzare l’opinione pubblica, a cominciare dai giovani, sulle sfide della sostenibilità che condizionano il nostro futuro.

Sabato scorso si è conclusa a Bonn la Cop 23, l’incontro annuale che fa il punto sull’attuazione delle politiche contro il riscaldamento globale . La conferenza ha mobilitato come sempre masse enormi di partecipanti: 16mila persone in tutto, tra cui 9.200 esponenti di pubbliche amministrazioni, 5.500 rappresentanti dell’Onu e delle sue agenzie e 1200 giornalisti.

I risultati però sono stati molto esigui, come avevamo già preannunciato e come testimoniano le cronache.

In contemporanea con la Cop23, l’Agenzia internazionale per l’energia ha diffuso il “World energy outlook”,  aggiornamento annuale sulla situazione energetica globale, con una nuova proiezione al 2040, il Sustainable development scenario, nel quale si propone un calo delle emissioni di CO2 già dai prossimi anni. Anche con questa ipotesi molto difficile da realizzare (a causa soprattutto del bisogno crescente di energia dei paesi emergenti) è assai improbabile che si riesca a mantenere il limite  di due gradi centigradi dettato dall’accordo di Parigi, che anzi ipotizza addirittura un obiettivo di un grado e mezzo. Eppure, due gradi sono già tanti, come ci racconta la video-grafica di Futurism che prevede, anche con questo limitato aumento, la scomparsa di molte città costiere per l’innalzamento dei mari e migrazioni di massa verso terre più ospitali.

Allora? C’è qualche speranza di evitare i due gradi? Risponde una sorprendente inchiesta di copertina dell’Economist dal titolo “Quello che non ti dicono sul cambiamento climatico”.

L’inchiesta rivela che la battaglia dei due gradi si può vincere in un solo modo: non solo limitando le emissioni attraverso la razionalizzazione dei consumi energetici e il passaggio alle rinnovabili, ma anche assorbendo l’anidride carbonica che è già nell’atmosfera. Si tratta di una sfida tecnologica difficile, ma non impossibile. Il problema è che gli stanziamenti in questa direzione sono molto ridotti e solo con una “carbon tax” universale, che il giornale propugna da tempo, si potrebbe disporre delle risorse per raggiungere questo obiettivo. Nell’inchiesta si cita anche un ricercatore del Politecnico di Milano, Massimo Tavoni, che ha elaborato un modello per valutare l’impegno finanziario in ricerca  e sviluppo necessario per raggiungere l’obiettivo di un effettivo contenimento della temperatura: circa 65 miliardi di dollari all’anno da qui al 2050. Un po’meno di dieci dollari all’anno per ciascun cittadino del mondo, non un impegno impossibile, per una scommessa che coinvolge tutte le nazioni, ma è comunque “il quadruplo della somma investita attualmente nello sviluppo di rinnovabili, batterie e tecnologie analoghe”.

È possibile fare questo salto? È evidente che uno spostamento di risorse di questa entità inciderebbe su altri consumi, imporrebbe sacrifici per salvare il Pianeta, sia che ciò avvenga attraverso la fiscalità generale, sia che lo si finanzi con una tassa sulle emissioni. Una scelta del genere richiederebbe un grande coraggio da parte della politica, anche perché, come ci segnala Danilo Taino sul Corriere della Sera, l’opinione pubblica mondiale nonostante tutto non pone il cambiamento climatico in cima alle sue preoccupazioni:

Quel che è importante per i cittadini del mondo è qualcosa a cui i leader politici dovrebbero dare un’occhiata. Quando, nel 2015, le Nazioni Unite hanno dovuto elaborare i nuovi obiettivi del millennio, hanno lanciato un survey via web nel quale chiunque poteva esprimere le sue preoccupazioni. Il sondaggio online, del quale si è parlato poco, è andato avanti oltre la scadenza e a ieri i votanti avevano superato i 9,7 milioni . Niente di scientifico e tassativo. Ma interessante. Chi vi ha partecipato — myworld.org — poteva scegliere i sei argomenti che riteneva più importanti per sé e per la sua famiglia su 16 proposti. La prima scelta, con oltre 6,5 milioni di preferenze, è andata a «una buona istruzione». L’ultima, al 16° posto nonostante fosse la prima nell’elenco preparato da Myworld, è stata «le misure prese sui cambiamenti climatici», con poco meno di due milioni di voti.

In conclusione, un effettivo impegno contro il cambiamento climatico va ben al di là di quanto delineato finora, con l’Accordo di Parigi e i tentativi di dargli sostanza in questi due anni. Richiede sensibilizzazione dei cittadini, consenso internazionale, disponibilità a rinunciare a qualcosa dell’oggi per tutelare il benessere futuro, per i nostri figli e per i nostri nipoti. Ma anche per noi, vista la rapidità del cambiamento.

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E INOLTRE...

a cura di Giulia D’Agata

In questi giorni il sito asvis.it si è anche occupato di:

  • il rapporto dell’Ispra “Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione strutturali” secondo il quale i sistemi alimentari sono tra le principali cause del cambiamento climatico, della perdita di biodiversità, della riduzione della disponibilità di acqua e del degrado del terreno;
     
  • il  Global Wealth Report 2017 secondo il quale quest’anno è stato raggiunto il picco più veloce di creazione di ricchezza dal 2012 e uno dei migliori risultati dalla crisi finanziaria calcolando che la ricchezza media globale per adulto ha raggiunto il nuovo massimo storico di 56.540 dollari;
     
  • la nuova edizione del libro “Prosperità senza crescita” in cui l’autore Tim Jackson sostiene che la felicità, la soddisfazione e il benessere sono determinati da altri fattori che la teoria economica tradizionale non prende in considerazione.

Altre segnalazioni

  • È uscito il volume di Gabriella Calvano “Educare per lo Sviluppo Sostenibile. L’impegno degli Atenei italiani: esperienze in corso e buone pratiche” (Aracne, 2017) che riflette sull’importante ruolo che gli Atenei hanno nel contribuire allo sviluppo sostenibile a livello locale e globale, attraverso lo sviluppo di pratiche di sostenibilità.
     
  • La senatrice Francesca Puglisi ha presentato un emendamento alla Legge di bilancio per il 2018 per istituire un Programma sperimentale di ricerca applicata sulle città “Innovazione urbana” con un Fondo presso il Ministero dell’Istruzione, Università e ricerca (Miur) di 1 milione di euro per il 2018.
     
  • Il 21 novembre Rosanna Oliva de Conciliis, presidente della Rete per la Parità e Donatella Martini, presidente di DonneinQuota, sono state audite dalla Commissione parlamentare di vigilanza Rai sul nuovo contratto di servizio. Tra le richieste della Rete per la Parità anche l’uso di un linguaggio che non nasconda le donne e un’offerta televisiva che alla conoscenza della Costituzione italiana e del Trattato dell’Unione Europea, aggiunga quella dell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile e promuova la cultura della legalità e del rispetto delle persone e dell’ambiente.
     
  • All'indomani dell'uscita dei "Paradise Papers", 200 delegati di oltre 90 delegazioni si sono incontrati a Yaoundé, in Camerun, per la decima riunione del Forum globale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni per fini fiscali durante la quale è stato approvato il primo rapporto sullo stato dell’implementazione degli scambi automatici di informazioni.
     
  • Il Gruppo Ferrovie dello Stato sostiene la nuova campagna di comunicazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento Pari Opportunità per promuovere il 1522, numero telefonico gratuito antiviolenza e antistalking.
     
  • Fondazione Symbola e UnionCamere presentano il rapporto Green Italy 2017: aumentano occupazione, fatturati ed export delle imprese italiane che investono in prodotti e tecnologie green.

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giovedì 23 novembre 2017
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