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Più scuola, meno diseguaglianze: dalla Commissione Ue sei obiettivi per il 2020

L'abbandono scolastico, il numero dei giovani laureati occupati, la possibilità di continuare ad aggiornare i propri studi durante tutta la vita: ecco alcuni dei target definiti in sede europea per società più giuste e inclusive.

Le diseguaglianze sociali ed economiche iniziano dai banchi di scuola e rappresentano una minaccia alla coesione e alla prosperità di una nazione: così la Commissione europea, nella pubblicazione annuale “Education and Training Monitor”, sottolinea la necessità di dedicare ulteriori sforzi al settore dell'educazione, individuando per i Paesi membri sei ambiziosi obiettivi da raggiungere entro il 2020 (Education and training 2020, Et 2020).

A partire da numerose fonti e analisi fornite da istituti nazionali e internazionali quali Eurostat e Ocse, in particolare si veda Pisa (Programme for International Student Assessment), la fotografia complessiva relativa ai 28 Paesi Ue considerati mostra ancora molte carenze. Nelle capacità di calcolo, lettura e scrittura, ad esempio, circa un ragazzo di 15 anni su cinque non raggiunge i livelli di preparazione minima necessaria nella vita quotidiana.

Se si associa questo dato agli studi che hanno dimostrato come le persone con un'istruzione di base abbiano almeno il triplo delle possibilità di vivere la povertà o l'esclusione sociale rispetto a coloro che hanno concluso studi universitari, si intende l'importanza dell'azione coordinata a livello europeo in ogni Stato dell'Unione su questi temi.

Nel 2016 appena il 44% dei ragazzi dai 18 ai 24 anni che non aveva terminato tutto il ciclo di scuole superiori ma aveva abbandonato aticipatamente gli studi aveva un impiego e guardando alla popolazione dai 15 ai 64 anni, la disoccupazione colpiva più spesso persone con solo l'istruzione di base (16,6%), che quelle con un'istruzione avanzata (5,1%). Inoltre le persone che avevano frequentato università o studi avanzati avevano definito nel 2015 la propria salute “molto buona” nell'80,4% dei casi mentre in coloro che avevano solo studi di base all'attivo la medesima percentuale scendeva al 53,8% e addirittura l'aspettativa media di vita vede un divario tra le due categorie, stimando dieci anni in più per i meglio qualificati dal punto di vista dell'istruzione.

Partendo dagli obiettivi fissati per il 2020 si comprende quali siano i problemi comuni che tutti i Paesi si trovano a fronteggiare per la istituzione di società più equilibrate e coese. Ecco riassunti alcuni dei nodi fondamentali.

  • Almeno il 95% dei bambini dai quattro anni alla fine delle scuole dell'obbligo deve partecipare a scuole per l'infanzia quali gli asili;
  • non più del 15% di ragazzi di 15 anni dovrebbe essere carente in lettura, scrittura, calcolo matematico di base e scienze;
  • la percentuale di giovani tra i 18 e i 24 anni che abbandona gli studi e la formazione professionale non dovrebbe superare il 10%;
  • almeno il 40% delle persone tra i 30 e i 34 anni dovrebbe aver completato qualche tipo di formazione o istruzione avanzata;
  • almeno il 15% degli adulti dovrebbe mantenere l'aggiornamento dei propri studi o anche in altre materie durante tutta la propria vita, nel modello che prevede una formazione continua;
  • almeno il 20% degli studenti che raggiungono livelli di istruzione più avanzati e il 6% di quelli tra i 18 ei 34 anni dovrebbero aver trascorso del tempo all'estero per studio o training professionale;
  • infine la percentuale dei lavoratori più giovani e laureati dovrebbe raggiungere l'82%.

di Elis Viettone

Scarica "Education and Training Monitor"

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lunedì 04 dicembre 2017
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