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Anche se rallenta la perdita dei ghiacciai dobbiamo prepararci a un nuovo Artico

Secondo il rapporto Arc nel 2017 sono state registrate condizioni metereologiche più favorevoli. Ma nel complesso, alle alte latitudini settentrionali, le temperature aumentano al doppio del tasso globale.

Le temperature della zona artica nella primavera e nell’estate 2017 sono state più “fresche” rispetto alla media degli ultimi anni rallentando la perdita dei ghiacciai della Groenlandia e del manto nevoso dell’Eurasia. Questo dato apparentemente positivo non deve far abbassare la guardia circa le condizioni ambientali attorno al Polo Nord che continuano a rimanere critiche. 

Secondo la dodicesima edizione dell'Arctic Report Card (Arc) redatto dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), agenzia federale Usa, le particolari condizioni metereologiche dell’Artico devono essere valutate in un contesto di più lungo termine. Infatti, le temperature medie delle zone artiche continuano ad aumentare al doppio del tasso di aumento della temperatura globale. Il rapporto sottolinea fortemente che l'ampiezza e il ritmo del declino dei ghiacci del 21esimo secolo e il riscaldamento degli oceani non ha precedenti rispetto agli ultimi  1.500 anni e forse più.

La portata globale di questi cambiamenti evidenzia l'urgente necessità di prepararsi e adattarsi al “nuovo” Artico, grazie a una comunicazione più efficace e tempestiva a scienziati, decisori politici e società civile delle osservazioni e dei risultati scientifici a riguardo. Questo è lo scopo del rapporto Arc che da più di un decennio divulga i propri dati sullo stato dell’Artico.

Di seguito i punti salienti del documento:

  • La seconda (dopo il 2016) anomalia della temperatura dell'aria superficiale (+ 1,6 ° C rispetto al 1981-2010) dall'anno 1900 è stata osservata tra ottobre 2016 e settembre 2017.
     
  • La temperatura superficiale del mare nel Mar di Chukchi, a nord-ovest dell'Alaska, ha sperimentato la più grande tendenza al riscaldamento: ~ 0,7 ° C per decennio dal 1982. Ad agosto 2017 i mari di Barents e Chukchi hanno subito temperature superficiali fino a 4 ° C più calde rispetto al 1982-2010.
     
  • Le tendenze crescenti più pronunciate nella produttività primaria degli oceani durante il periodo 2003-2017 sono state osservate nel Mare di Barents e nelle regioni artiche eurasiatica. I registri a lungo termine rivelano che anni con elevati livelli di produttività oceanica sono spesso associati a una precedente rottura dei ghiacci marini durante la transizione primavera / estate.
     
  • La perdita della massa totale della calotta glaciale della Groenlandia, calcolata in media negli ultimi 15 anni, è stimata essere 264-270 miliardi di tonnellate anno. L'estensione territoriale calcolata per il periodo di giugno, luglio e agosto 2017 è stata la più bassa dal 1996.
     
  • L'estensione dell'innevamento primaverile in Eurasia a maggio 2017 è stata la seconda più alta registrata dalle osservazioni satellitari risalenti al 1967. Questa anomalia è la prima anomalia positiva osservate rispetto a quelle del 2005.
     
  • Il verde della tundra è aumentato sostanzialmente in tutto l'Artico durante il 2015 e il 2016 dopo 3-4 anni di continue diminuzioni.
     
  • Le temperature del ghiaccio permanente (permafrost) del 2016 in molti siti di osservazione intorno all'Artico sono state tra le più alte mai registrate.

I contributi alla Arctic Report Card 2017, che rappresentano lo sforzo collettivo di un team internazionale di 85 ricercatori in 12 paesi, si basano su ricerche scientifiche pubblicate e ancora in corso. Si tratta di una fonte tempestiva di informazioni ambientali chiare, affidabili e concise sullo stato attuale delle diverse componenti del sistema ambientale artico relative alle registrazioni storiche.

di Giulia D’Agata

lunedì 08 gennaio 2018
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