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Quanto si parla dell’Agenda 2030? Un’analisi del dibattito politico globale

Terminologie come "tabella di marcia", "piano" o "quadro di riferimento" non bastano più: pochissimi dettagli sulle azioni concrete, e solo il 30% dei Paesi membri dell’Onu ha gli SDGs nei piani di sviluppo nazionale.

Together 2030, iniziativa globale della società civile dedita alla promozione e monitoraggio dei progressi dell’Agenda 2030, ha analizzato le promesse governative sullo sviluppo sostenibile, elaborate durante la 72esima sessione dell’Assemblea Generale Onu (Unga), tenutasi a New York dal 18 al 20 Settembre 2017. Il rapporto, intitolato “L’Agenda 2030 è al centro del dibattito politico globale? Un’analisi delle dichiarazioni espresse durante la 72esima sessione dell’Assemblea Generale Onu (Unga)”, denota una chiara volontà politica a supporto degli SDGs, con la promessa di mobilitazione di finanze e rafforzamento della partnership globale.

Il documento analizza le 191 dichiarazioni dei capi di Stato e di Governo e di altri rappresentanti durante l’Assemblea. Di queste dichiarazioni, 13 non sono state analizzate perché non disponibili sul sito delle Nazioni Unite (tra cui quelle di Stati Uniti, Belgio, Regno Unito, Francia e Nuova Zelanda), e altre 12 a causa di forti barriere linguistiche (Turchia, Cina, Marocco, Libia). La ricerca prende in considerazione le seguenti aree d’interesse: Agenda 2030 e SDGs; piani di implementazione nazionali; partnership per l’implementazione degli SDGs; finanziamento adeguato per promuovere gli SDGs. Dei 166 Paesi effettivamente esaminati, l’87% (144 nazioni) ha fatto riferimento all’Agenda 2030 almeno una volta nei loro discorsi. Tra i 22 Paesi che non hanno menzionato i trattati di Parigi, spiccano invece: Austria, Ungheria, Grecia, Slovacchia, Serbia.

“Le dichiarazioni riflettono il sostegno politico agli SDGs al più alto livello”, osservano gli autori della relazione. Purtroppo, però, l'analisi delle 144 dichiarazioni ha mostrato che i Paesi si riferiscono a questo impegno multilaterale universale in vari modi (come dimostra il grafico sotto), con terminologie come "tabella di marcia", "piano" o "quadro di riferimento", con pochissimi dettagli sulla traduzione di queste parole in azioni concrete. Nello specifico, 37 Paesi (25%) li descrivono come una "tabella di marcia per portare felicità alle persone e non lasciare nessuno indietro in un percorso di sviluppo sostenibile "(Capo Verde), oppure altri li menzionano come “necessari per raggiungere lo sviluppo personale di ogni individuo nel pianeta” (Nepal).

Per quanto riguarda l'implementazione nazionale, solo 43 Paesi (quasi il 30% di quelli che citano l'Agenda 2030) alludono all'allineamento dei loro piani nazionali con le direttive della Cop21. Altri Paesi, come Gambia, Uzbekistan, Papua Nuova Guinea, Filippine, Polonia, Bahamas, Mongolia, Capo Verde, Belize e Mali, tra gli altri, hanno fatto riferimento, all’interno di dichiarazioni ufficiali, all'allineamento dei loro piani nazionali con le politiche dell'Agenda 2030, ma senza delineare specifiche forme di attuazione. Alcune nazioni, invece, come Trinidad e Tobago o Zambia, hanno descritto ed esemplificato in che modo i loro piani nazionali hanno incluso gli SDGs, con i rispettivi progetti "Vision 2030" e "Seventh National Development Plan".

Sul finanziamento allo sviluppo sostenibile, il Rapporto rileva che le risorse finanziarie e i mezzi di attuazione sono ancora "lontani dall'essere materializzati", ma molte dichiarazioni includono sezioni sulla mobilitazione delle risorse e sul finanziamento agli SDGs. Ecuador, Germania e Nepal, tra gli altri, hanno sottolineato l'opportunità di reindirizzare risorse finanziarie dal settore della guerra a quello dello sviluppo sostenibile.

Un altro tema dominante nelle dichiarazioni rilasciate è stato l'aiuto pubblico allo sviluppo (Aps). Sia i Paesi donatori che quelli beneficiari hanno sottolineato l'importanza di portare a termine gli impegni assunti, in modo da sostenere efficacemente i Paesi in via di sviluppo. La Danimarca ha ribadito il suo impegno e ha chiamato altre nazioni a contribuire: "Abbiamo fornito almeno lo 0,7% del nostro Pil in Aps negli ultimi 40 anni e continueremo a farlo in futuro. Chiediamo a tutti i Paesi sviluppati di realizzare l’obiettivo dello 0,7%". Il rappresentante norvegese ha anche fatto presente che nel 2017 l'assistenza umanitaria della Norvegia ammontava a "circa 650 milioni di dollari". Cuba e il Venezuela hanno usato lo spazio per denunciare l'"egoismo" e la "mancanza di volontà politica" dei Paesi industrializzati nel fornire risorse per l'attuazione dell'Agenda 2030. Hanno chiesto alle Nazioni Unite di "garantire il finanziamento per uno sviluppo integrale e sostenibile per tutti gli Stati membri”.

I Paesi più colpiti dai cambiamenti climatici, infine, “hanno spinto per la costruzione di una sinergia efficace tra il Goal 13 sul surriscaldamento globale e l'Agenda 2030 nel suo complesso”, scrivono gli autori. Alcuni Paesi colpiti da recenti calamità naturali hanno infatti posto l’accento sulle attuali crisi umanitarie, in modo da inquadrare la discussione e rendere esplicita la necessità di un cambiamento nelle modalità di finanziamento. La Repubblica Dominicana ha affermato che "la struttura della Banca Mondiale deve essere ricapitalizzata per una maggiore copertura, utilizzando le risorse finanziarie destinate al ‘Fondo Verde per il clima’”. Inoltre, aggiunge: “Ciò consentirebbe ai nostri Paesi di concentrarsi sul miglioramento della vita della nostra gente e sostenere il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Ci permetterebbe di ricostruire la nostra nazione, non come era, ma con una struttura in grado di affrontare una realtà fatta di innalzamento del livello del mare e oceani più caldi”.

di Flavio Natale

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martedì 16 gennaio 2018
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