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QUESTA SETTIMANA: Guidare il cambiamento, in Italia e nel mondo

La campagna elettorale e i media che “non abboccano”. Le proposte dell’ASviS e il ruolo delle imprese. Davos: la globalizzazione come l’abbiamo conosciuta è finita, ma l’alternativa non è The Donald.

di Donato Speroni

Ci sono due modi di guardare la realtà: farci paralizzare da tutto quello che non ci piace, nelle vicende del mondo e anche nella nostra campagna elettorale. Oppure investire sui segnali positivi, che non mancano.

Partiamo dal voto italiano. Possiamo manifestare disgusto e delusione per le promesse mirabolanti, i compromessi improbabili, i toni irritanti di molti contendenti. Reazioni legittime, a mio parere. Ma dobbiamo anche notare come questo modo di fare propaganda è rifiutato, dicono i sondaggi, da una parte consistente dell’opinione pubblica. Anche i media non si limitano più a raccontare il teatrino della politica, ma reagiscono con seri tentativi di fact checking rispetto ai programmi dei partiti e alle enunciazioni dei leader. Un critico severo come Mario Monti,  in un articolo sul Corriere della Sera del 18, ha sottolineato che “i giornali non abboccano”.  Dopo aver rilevato che le promesse tra privati hanno valore contrattuale e che non accade altrettanto per quelle politiche, l’ex premier aggiunge:

Non possiamo restare inerti. È vero che le leggi non ci proteggono, ma non siamo disarmati. Mai come questa volta, mi pare, i giornali e i media in genere stanno facendo un lavoro serio. Anche ricorrendo a istituti di ricerca, cercano di esplicitare i costi e le conseguenze dei diversi programmi. Se l’opinione pubblica non accetterà di essere presa in giro, i partiti hanno ancora un mese per rimediare. Anche nel commercio, la legge prevede che l’offerta al pubblico possa essere revocata. Almeno quei partiti che tengono a non essere considerati «populisti» potranno rivedere o integrare la loro offerta.

In gioco non c’è solo la sostenibilità economica, intesa come capacità di far crescere il Paese senza provocare un collasso monetario, ma anche una più ampia visione di un futuro sostenibile, su cui l’ASviS è pienamente impegnata, proprio perché in questi giorni si definiscono i programmi per la prossima legislatura. Mentre il portavoce dell’Alleanza Enrico Giovannini continua i suoi colloqui con i leader politici per presentare a partiti e movimenti le proposte elaborate dall’ASviS e contenute nel Rapporto 2017 – L’Italia e gli obiettivi di sviluppo sostenibile, lunedì 22 l’ASviS ha pubblicato Dieci proposte da porre al centro della prossima legislatura per garantire il rispetto degli obblighi assunti dall’Italia con la sottoscrizione dell’Agenda 2030 dell’Onu e dei 17 SDGs.

Gli imprenditori rispondono positivamente. Martedì 23 le B Corp cioè un gruppo di imprese italiane con i più alti standard di performance economica, sociale e ambientale, hanno diffuso il loro appello ai partiti (“Quali programmi per lo sviluppo sostenibile?”) che fa direttamente riferimento ai Dieci punti dell’ASvis, pubblicandolo anche sul Corriere.

Mercoledì 24 la Confindustria, che aderisce all’ASviS, ha lanciato il suo Manifesto “per le imprese che cambiano, per un Paese più sostenibile”, un documento in dieci punti “sulla responsabilità sociale d’impresa per l’Industria 4.0”. La grande organizzazione degli imprenditori italiani svilupperà il suo impegno nel convegno di Verona del 15 febbraio “Gli asset dell’Italia per un futuro sostenibile”.

Nei prossimi giorni sarà possibile tirare le fila e vedere l’impatto sul dibattito elettorale di questi forti richiami alla sostenibilità e a un futuro condiviso. Bisogna dire però che i tanto vituperati politici, quando hanno la possibilità di lavorare lontano dalle telecamere, sono anche in grado di produrre documenti pensosi e attenti al medio termine. In questo periodo, per esempio, sono andate a conclusione le indagini conoscitive avviate dal Parlamento e che talvolta si sono trascinate per anni. Sul nostro sito diamo conto di due di esse: quella del Senato sul Servizio sanitario nazionale, attenta alle diseguaglianze regionali e alle necessità di inclusione e quindi sicuramente in linea con l’Obiettivo 3 degli SDGs, e quella del Comitato permanente sull’attuazione dell’Agenda 2030 e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile della Commissione esteri della Camera.

Queste relazioni sono state approvate all’unanimità, a conferma del fatto che è possibile far convergere le forze politiche, o almeno gran parte di esse, verso valori e visioni condivise, anche se è più difficile ricavarne proposte operative.

Allargando lo sguardo oltre la campagna elettorale italiana, segnaliamo che ci sono anche due modi di guardare all’informazione. Da un certo punto di vista siamo al disastro: le fake news hanno minato la fiducia nella credibilità delle notizie e abbiamo già segnalato anche il fenomeno della news avoidance, non informarsi per non deprimersi. I giornali sono in crisi ma non lo è il giornalismo, anche se può sembrare strano. Il 2018 Edelman Trust Barometer distingue tra la fiducia (scarsa) nelle “piattaforme” e cioè social, motori di ricerca, influencer, e quella nei giornalisti, che in questa ampia rilevazione mondiale vedono crescere la stima della gente, probabilmente perché sono una garanzia di professionalità nel marasma di quello che circola in rete. Non sappiamo a quali nuove forme di editoria potrà portare questa dicotomia, ma anche questo è un segnale di cambiamento da non sottovalutare.

Infine, se guardiamo al vertice di Davos in corso in questi giorni, anche qui ci sono due modi di considerarlo. Può essere descritto come l’annuale congrega dei potenti, capi di Stato e manager delle più grandi multinazionali, che s’incontrano sulle nevi svizzere per rafforzare il loro dominio sull’umanità. Ma è anche una grande occasione di riflessione globale, perché nei giorni del World economic forum si pubblicano analisi che segnano una effettiva presa di coscienza della necessità di uno sviluppo sostenibile e mettono le premesse per il cambiamento. Già l’anno scorso erano emersi molti segnali di riflessione. Quest’anno, fin dal tema prescelto, Creating a shared future in a fractured world, si capisce che gli interrogativi maggiori riguardano la rinascita delle nazioni e l’accettazione di un mondo multipolare, perché i popoli non accettano più i riflessi negativi della globalizzazione, che pure ha portato vantaggi a miliardi di persone. 

È necessario trovare nuovi equilibri. È facile schematizzare, come fa quasi tutta la stampa mondiale, la contrapposizione tra libertà degli scambi sotto l’egida della World trade organization (Wto) e il protezionismo alla Donald Trump, ma in realtà si sta cercando qualcosa di diverso. In un articolo sul “futuro della politica” pubblicato alla vigilia del Forum, il chief investment officer del Credit Suisse, Michael O'Sullivan, ha riconosciuto che stiamo entrando in un’era nuova.

I nostri indicatori ci dicono che la globalizzazione ha visto giorni migliori, ma che piuttosto che disintegrarsi nel caos prevarrà una nuova forma di ordine mondiale multipolare. Realisticamente i tentativi di rilanciare la globalizzazione come noi la conosciamo si insabbieranno in uno scetticismo generalizzato. Piuttosto che accettare la “fine della globalizzazione” può essere più realistico esplorare la strada del multipolarismo. Stabilire cioè un insieme di regole e discussioni che tenendo presente questo obiettivo consentano di minimizzare le doglie della transizione al nuovo ordine e di massimizzarne la stabilità.

Cinismo di un banchiere? Non sembra, perché anche un alfiere della globalizzazione come l’editorialista del Financial Times Martin Wolf ha cambiato idea. Il suo articoloDavos 2018:the liberal international order is sick” chiude così:

 L’ordine globale basato sul liberismo sta crollando, in parte perché non soddisfa le popolazioni dei nostri Paesi. I leader riuniti a Davos devono rendersene conto. Se non condividono le risposte di mister Trump devono avanzare proposte migliori.

Proposte migliori, ecco il punto. Non basta deprecare un sistema che non è più capace di creare ricchezza per tutti e criticare i leader che non sanno guardare avanti. Occorre invece cogliere ogni occasione per proporre una visione dello sviluppo attenta alla sostenibilità. La politica, le imprese, la stampa, la società civile dovranno giocare le loro partite in un contesto inimmaginabile fino a qualche anno fa, quando la globalizzazione sembrava trionfante in tutto il mondo. Affrontiamo il cambiamento ma manteniamo ferma la barra sui nostri Obiettivi.

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Mancano pochi mesi all’inizio del Festival!
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E INOLTRE...

a cura di Flavio Natale

 

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di:

  • il dibattito andato in onda il 20 gennaio su Radio radicale, con un confronto da parte dei movimenti politici sulle proposte del Rapporto ASviS 2017 che riguardano la cooperazione internazionale. La puntata sul Goal 17 (Partnership per gli Obiettivi), dal titolo “Aiutarli a casa loro”, si è incentrata sugli strumenti per ridurre l’emigrazione dai Paesi più poveri, sul tema degli aiuti a sostenere il debito e sulla tradizione della cooperazione internazionale;
  • le dieci proposte ASviS per porre lo sviluppo sostenibile al centro della prossima legislatura. L’appello dell’Alleanza ai movimenti politici richiede di inserire questi punti nel programma elettorale, in modo da garantire il rispetto degli obblighi assunti dall’Italia con la sottoscrizione dell’Agenda 2030 dell’Onu e dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile;
  • l’approvazione da parte del Comitato permanente sull’attuazione dell’Agenda 2030 e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile della Commissione esteri della Camera dei deputati, presieduto da Maria Edera Spadoni (M5S), del documento conclusivo dell’indagine conoscitiva su Agenda 2030 e sviluppo sostenibile. Il documento segnala la necessità di disegnare interventi di lungo periodo e costruire un solido partenariato pubblico-privato;
     
  • il manifesto “La Responsabilità sociale d’impresa per l’Industria 4.0” elaborato dal Gruppo tecnico Rsi presieduto da Rossana Revello e presentato dalla Confederazione generale dell'industria italiana il 24 gennaio, nel quale vengono riassunti in dieci obiettivi verso cui orientarsi per un futuro sostenibile, tenendo anche conto degli impegni già sottoscritti, quali l'adesione il 17 novembre 2017 al Patto di Milano, documento elaborato dall'ASviS dal titolo "Le imprese italiane insieme per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile". 

Altre segnalazioni

  • La Rus, Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile, ha svolto la prima riunione del gruppo di lavoro
  • È possibile partecipare al progetto "La sicurezza si fa strada”, promosso da Fondazione Unipolis/Progetto Sicurstrada fino al 15 febbraio. Tutti i giovani tra i 14 e i 20 anni che vorranno mettersi alla prova potranno inviare testi, disegni, collage, opere digitali, fotografie, ma anche audio, video e applicazioni web per comunicare in modo efficace la sicurezza sulla strada.
  • Sul sito open-cooperazione.it è stata pubblicata un’intervista a Gemma Arpaia, coordinatrice del Gruppo di lavoro ASviS sull’Obiettivo 17, sul ruolo delle aziende italiane nel contesto della cooperazione internazionale e sulle attività dell’Alleanza in questo ambito.
  • Il 19 gennaio si è tenuta a Milano la presentazione della prima scuola di sviluppo sostenibile progettata dall’Istituto Marcelline Tommaseo che vede nella sostenibilità il paradigma culturale da scegliere per affrontare la complessità della realtà in modo attivo e responsabile. Alla presentazione Giulia D’Agata del Segretariato dell’ASviS è intervenuta sull’importanza della diffusione di un’informazione di qualità per il perseguimento di un nuovo modello di sviluppo che sia sostenibile e inclusivo.
  • Il 21 gennaio si è tenuto il workshop “Developing the EU Long-Term Climate Strategy”, organizzato da Bruegel, European Roundtable on Climate Change and Sustainable transition, Enel e il ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare.
  • Si avvicina la scadenza del call for papers per il SUM 2018 – Quarto Simposio sull’Urban Mining e la Circular Economy, che si terrà a Bergamo, dal 21 al 23 Maggio. Gli organizzatori invitano a inviare il prima possibile un paper o uno short paper di almeno tre/quattro pagine, in inglese o in italiano, entro il 31 gennaio, su tematiche come: educazione, partecipazione pubblica ed aspetti sociali, trattamenti di valorizzazione di materiali e risorse, tecnologie per il recupero di materiali.
  • Il Centro di Ricerca e Documentazione "Luigi Einaudi", Assolombarda, Confindustria Milano Monza e Brianza e UBI Banca, per giovedì 25 gennaio (ore 17.30), organizzano l'evento di presentazione del 22esimo Rapporto sull'economia globale e l'Italia, dal titolo "Un futuro da costruire bene", curato da Mario Deaglio.
  • È possibile partecipare alla “Conferenza Internazionale sulle Politiche di Benessere e Salute”, organizzata dal dipartimento di Economia Politica e Statistica dell’Università di Siena, che si terrà dal 9 all’11 marzo. Per parteciparvi, è necessario inviare un Paper inerente al tema di discussione entro il 6 Febbraio 2018.

Prossimi eventi

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giovedì 25 gennaio 2018
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