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In Africa più Paesi sono minacciati dalla perdita dei mezzi di sussistenza agricoli

Allarme della Fao nel suo ultimo rapporto Early warning: Repubblica democratica del Congo, Sud Sudan, Somalia, Etiopia e Kenya sono ad alto rischio di crisi alimentare. Ma anche Yemen, Myanmar e Bangladesh.

Il rapporto Global Early Warning - Early Action (Ewea) dell’Organizzazione dell’Onu per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao) mira all’elaborazione di azioni preventive basate sulle previsioni, riferite ai mesi di gennaio – marzo 2018, e sugli allarmi segnalati nelle zone del mondo in cui crisi sociali, economiche e ambientali mettono a rischio l’approvvigionamento alimentare e agricolo delle popolazioni minandone la sopravvivenza. I dati forniti da questo documento permettono alla Fao di agire prima che si verifichino disastri e di mitigare, o addirittura impedire, il loro impatto. Riducendo i danni ai mezzi di sostentamento e proteggendo beni e investimenti, i mezzi di sussistenza locali vengono resi più resilienti alle minacce e ai periodi di crisi.

Nel rapporto i Paesi sono stati indicati come High risk quando vi è una probabile nuova emergenza o un deterioramento della situazione attuale con effetti potenzialmente gravi sull'agricoltura e sulla sicurezza alimentare. In queste zone la Fao, insieme al supporto di altri partner, è chiamata a implementare immediatamente azioni di difesa dei mezzi di sussistenza. I Paesi elencati, invece, come On watch hanno una probabilità moderatamente alta di essere soggetti a una nuova emergenza o a un peggioramento della situazione attuale, con impatti potenzialmente moderati o significativi sull'agricoltura e sulla sicurezza alimentare.

Nel rapporto la maggior parte dei Paesi High risk e On watch si trovano nella zona centrale del continente africano e sono: la Repubblica democratica del Congo, il Sudan del Sud, la Somalia, l’Etiopia e il Kenya, per quanto riguarda le zone ad alto rischio, e la Nigeria, la Repubblica Centrafricana, il Sudan e il Madagascar per le zone da tenere sotto controllo. In queste zone la presenza di conflitti armati, gravi espressioni di violenza e l’instabilità politica non permettono il raggiungimento degli aiuti umanitari a grave discapito della popolazione. La grave crisi ambientale, inoltre, rende difficile se non impossibile la creazione di un approvvigionamento alimentare stabile e sufficiente per tutti.

Situazioni di crisi si riscontrano anche in Asia, in Paesi High risk quali lo Yemen, il Myanmar e il Bangladesh e in quelli On watch come la Siria, l’Afghanistan, la Mongolia e le Corea del nord.

La classifica di esposizione al rischio dei Paesi valutati viene effettuata seguendo i seguenti criteri:

➤ La probabilità di accadimento, in cui si distinguono cinque livelli (molto improbabile, improbabile, moderatamente probabile, probabile e molto probabile), si riferisce alla probabilità che, entro il periodo di tempo considerato, si verifichi un nuovo rischio di catastrofe o il significativo peggioramento della situazione.

➤ L'impatto potenziale, che può essere classificato come trascurabile, minore, moderato, grave e critico, è analizzato attraverso due dimensioni, in termini di grandezza (il numero di persone potenzialmente interessate e / o l'estensione geografica dell'impatto sull'agricoltura e sui mezzi di sussistenza e sicurezza alimentare) e la gravità (la gravità dell'impatto sull'agricoltura e sui mezzi di sostentamento delle persone e sicurezza alimentare, soprattutto in relazione alla vulnerabilità preesistente e all'insicurezza alimentare).

➤ La capacità del Paese di affrontare e reagire a potenziali disastri o situazioni deteriorate. Questo criterio individua cinque livelli: molto basso, basso, medio, alto e molto alto.

Leggi il rapporto completo.

di Giulia D’Agata

venerdì 09 febbraio 2018
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