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Metà delle aziende del Ftse Mib ha strumenti di governance della sostenibilità

Lo studio “C.d.A. e politiche di sostenibilità” elaborato da Altis, Csr manager network e Assonime mostra tra il 2013 e il 2016 un crescente interesse e impegno intorno a questi temi.

Più del 70% delle imprese del Ftse Mib (il più significativo indice azionario della Borsa italiana) ha incluso nel proprio piano aziendale alcuni obiettivi legati alla sostenibilità mentre la percentuale di esse che ha iniziato a trattare nello specifico temi socio-ambientali nei consigli di amministrazione è schizzata dal 32,2% al 73,9%. I dati riportati nella seconda edizione della ricerca su “C.d.A. e politiche di sostenibilità” grazie alla collaborazione di Altis, Csr manager network e Assonime mostrano, a partire dall’entrata in vigore delle modifiche del 2015 al Codice di autodisciplina delle società quotate alla Borsa italiana, un crescente interesse e impegno intorno alla sostenibilità.

Sul modello della prima realizzata nel 2004, la ricerca ha dunque analizzato il comportamento delle principali imprese quotate del Paese dal punto di vista gestionale e di governance nel periodo tra il 2013 e il 2017, esaminato documenti quali Bilancio sociale, Relazione sulla corporate governance, Bilancio di sostenibilità, e riassunto i risultati del questionario a cui hanno accettato di rispondere 23 delle 40 imprese quotate Ftse Mib e 12 del segmento Star. La survey si è così potuta concentrare anche sul punto di vista aziendale, sulla falsariga di una ricerca britannica del 2012, pubblicata dal Doughty centre for corporate responsibility della Cranfield university, eccellenza in materia di Csr in Europa. In questo modo è stato possibile confrontare i risultati e realizzare un’analisi comparata con la realtà delle prime cento imprese quotate nel Regno Unito. 

Dallo studio, nato grazie al contributo di Enel, Assicurazioni Generali, Costa Crociere, Gruppo Hera, Kpmg e Terna, è dunque emerso che più della metà delle imprese del Ftse Mib ha mutato la propria struttura di governance della sostenibilità (52,5%) e la metà di questi cambiamenti è avvenuta nel 2016, dopo le modifiche al Codice di autodisciplina; inoltre nell'arco di tempo considerato è aumentato significativamente il numero di aziende Ftse Mib che si è dotata di un comitato interno al Consiglio di amministrazione per occuparsi di queste tematiche (dal 17,50% al 42,50%) mentre sono diminuite quelle che assegnano al Consiglio solo un compito di supervisione in materia (dal 47.5% al 20%).

Lo studio ha voluto anche indagare sulle attività più ricorrenti del Cda su queste iniziative, evidenziando come due Cda su tre sono impegnati nell’esaminare e approvare politiche aziendali di sostenibilità, mentre ha subìto un balzo, dal 25,8% al 65,4%, il numero di Consigli che approva specificamente il piano delle attività di sostenibilità. Per il 65,2% dei Cda è importante la presenza di competenze socio-ambientali e allo stesso tempo quattro Cda su cinque presentano membri con attitudini, preparazione o esperienze in ambito di sostenibilità.

In confronto al 2013, infine, è aumentata la necessità di trasparenza delle imprese sugli impegni aziendali sostenibili e anche la comunicazione di queste attività è risultata sempre più centrale, con tre imprese su quattro che hanno esposto chiaramente gli obiettivi di sostenibilità ai propri stakeholder e oltre il 35% delle imprese che presentano le proprie iniziative sostenibili all’Assemblea dei soci.

Leggi il Rapporto “C.d.A. e politiche di sostenibilità”

di Elis Viettone

mercoledì 14 febbraio 2018
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