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La mobilitazione delle Ong per gli SDGs è in atto, ma gli ostacoli non mancano

La società civile si impegna per la promozione degli SDGs, il coinvolgimento dei governi e azioni specifiche, secondo l’Iddri. L’ASviS esempio di buone pratiche. Ma la complessità degli Obiettivi e lo scarso interesse dei media creano difficoltà.

L’indagine “Ngo Mobilisation around the SDGs” (la mobilitazione delle Ong per gli SDGs), pubblicata a gennaio dall’Iddri (Institut du développement durable et des relations internationales), istituto francese che si occupa di sviluppo sostenibile e relazioni internazionali, analizza l’impegno delle Organizzazioni non governative (Ong), provenienti da settori e Paesi differenti, nell’adozione e utilizzo concreto dell’Agenda 2030 e degli SDGs nelle diverse attività.

Il documento identifica i ruoli che le Ong possono assumere per accelerare il raggiungimento degli SDGs a livello nazionale: fare in modo che i governi e le imprese rendano conto del proprio operato; far conoscere gli SDGs a un pubblico più ampio possibile; attuare progetti concreti per la realizzazione degli SDGs.

Dall’indagine emerge che le Ong si stanno mobilitando per il raggiungimento degli SDGs, passo fondamentale per garantire che gli Obiettivi di sviluppo sostenibile siano conseguiti concretamente a livello nazionale. Tuttavia, sebbene le Ong siano sempre più consapevoli degli SDGs e abbiano iniziato a intraprendere azioni specifiche per il relativo raggiungimento, questa mobilitazione risulta concentrata principalmente tra le organizzazioni che si occupano di sviluppo e, più in generale, quelle che operano in ambito internazionale. Le Ong nazionali che si occupano di questioni sociali sono invece poco coinvolte nella mobilitazione.

Dai risultati dello studio emerge anche che le Ong stanno adottando azioni specifiche per far conoscere gli SDGs a un pubblico più ampio possibile e che si stanno impegnando per fare in modo che i governi rendano conto del loro operato, attraverso la creazione di nuove partnership che coinvolgono Ong di settori diversi per far crescere la consapevolezza dell’importanza dell’Agenda 2030. Secondo l’indagine, i Paesi più avanzati rispetto a questa mobilitazione sugli SDGs sono l’Italia, il Belgio e l’Austria. Per l’Italia viene presa come esempio di partenariato multi-stakeholder della società civile la realtà dell’ASviS, indicando come esempi di buone pratiche alcune sue attività, tra cui l’organizzazione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, ma anche e soprattutto alcuni risultati ottenuti per l’educazione allo sviluppo sostenibile (come il corso e-learning sull’Agenda 2030). Nonostante l’impegno nei nuovi partenariati, alcuni hanno manifestato la difficoltà a svolgere le loro attività di sensibilizzazione a causa di numerosi ostacoli, ad esempio l’ottenimento di fondi per i progetti, la mancanza di interesse da parte dei media e la complessità del quadro degli SDGs e dei relativi Target che ne rendono problematica la diffusione.

Infine, l’indagine sottolinea come un’ulteriore mobilitazione delle Ong non dipenda esclusivamente dalle Ong stesse. Infatti, sta alle Nazioni Unite e ai governi nazionali cercare di mantenere questo nuovo interesse e impegno per gli SDGs avviando azioni di advocacy, facendo conoscere le attività delle Ong, fornendo contributi diretti e partecipando ai partenariati. La priorità dovrebbe essere data alla diffusione della conoscenza degli SDGs tra le organizzazioni che conoscono poco gli Obiettivi, soprattutto quelle che si occupano di questioni sociali, dice il documento. I governi dovrebbero anche mettere gli SDGs in cima alla loro agenda politica, poiché la mobilitazione delle Ong dipende in larga misura dal fatto che considerino o meno politicamente credibili gli SDGs. Infine, se i governi vogliono sfruttare le azioni delle partnership multi-stakeholder, è importante che favoriscano la collaborazione tra settore pubblico e privato.

di Flavia Belladonna

Scarica l’indagine

lunedì 19 febbraio 2018
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