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Corruption Perception Index: l'Italia migliora nel 2017 e sale alla 54° posizione

È stato pubblicato da Transparency International l'indice sulla percezione della corruzione per il 2017 (CPI 2017). In una tendenza globale di rallentamento, l'Italia scala ancora le posizioni: nel 2009 era alla 72°

È stato pubblicato il Corruption Perception Index 2017 (CPI 2017), il rapporto di Transparency International che misura la percezione della corruzione nel mondo. L’Italia si è posizionata al 54°posto, confermando il trend in crescita dal 2012, che l’ha vista, con qualche battuta d’arresto, passare dalla 72° posizione, la più bassa in assoluto per l’Italia, all’attuale 54° posto: una scalata di 18 posizioni.

Il miglioramento italiano è una buona notizia non solamente per le posizioni guadagnate, ma soprattutto se confrontato con la tendenza globale, che invece segna un rallentamento generale. Ai primi posti si trovano (a posizioni invertite rispetto al 2016) Danimarca (1°) e Nuova Zelanda (2°) e in terza posizione a pari punti Finlandia, Norvegia e Svizzera. Le ultime posizioni, invece, sono occupate da Siria, Sud Sudan e Somalia.

Dal punto di vista regionale, l’Italia è 25°su 31 paesi, lasciandosi indietro, tra i paesi più vicini, solamente Grecia e Croazia, e assai lontana, ancora, da Regno Unito (8°) Germania (9°), Francia (15°) ma a solo due posizioni dalla Spagna (23°).

A livello globale, perdono posizioni la Russia, passata dalla 131° posizione alla 135°, il Brasile, dalla 79° alla 96°, l’Ungheria, dalla 57° alla 66°; mentre migliora di sei posizioni la Turchia (dalla 81° alla 75°).

 

Il Corruption Perception Index

Il Corruption Perception Index è attualmente il più valido indice di percezione della corruzione: esso aggrega i dati forniti da 10 diverse fonti che registrano la valutazione di uomini d’affari ed esperti nazionali (alla percezione dei cittadini è dedicato il Global Corruption Barometer, realizzato sempre da Transparency International) riguardo alla corruzione nel settore pubblico. Non si tratta della misurazione della percezione dei cittadini, che può essere facilmente influenzata da diversi fattori (culturali, ambientali, sociali) e comunque risulterebbe difficilmente comparabile.

Affinché uno Stato possa rientrare nella classifica CPI, devono essere disponibili almeno tre fonti; per l’Italia ne sono state utilizzate otto: World Economic Forum Executive Opinion Suervey (EOS), Global Insight Country Risk Ratings, ImD World Competitiveness Yearbook, Bertelsmann Foundation Sustainable Governance Indicators, World Justice Project Rule of Law Index, Political Risk Services International Country Risk Guide, Varieties of Democracy Project e Economis Intelligence Unit Country Risk Ratings.

La percezione evidentemente non misura il dato reale del fenomeno corruttivo, ma costituisce attualmente il dato più affidabile per poter confrontare diversi Paesi. Sul tema della misurazione della corruzione, in generale sia pubblica che privata (quella privata non è oggetto del CPI), infatti, da tempo si sta riflettendo per la ricerca di un metodo che vada oltre la sola percezione. Tuttavia è grande la difficoltà di ricercare dati oggettivi e onnicomprensivi: difficile, per esempio, affidarsi a statistiche giudiziarie, che scontano la diversa qualificazione giuridica della corruzione nei diversi Paesi; ugualmente complicato è affidarsi alla segnalazione da parte dei privati, dal momento che imprese e in generale enti non pubblici preferiscono qualificare eventuali episodi come internal affairs e limitarsi ad investigazioni interne. Al tema è stato dedicato un incontro di studio nell’ambito della presidenza italiana del G7 il 27 ottobre 2017: High level workshop on corruption measurement, per il quale si rinvia alla newsletter mensile di novembre-dicembre.

 

CPI 2017: download

 

di Carlo Maria Martino

 

giovedì 22 febbraio 2018
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