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Obiettivo 1,5°C entro fine secolo: l’Italia resta pericolosamente indietro

L’Ipcc analizza il percorso compiuto dalla Cop21 a oggi. Il problema delle emissioni negative resta al primo posto: geo-ingegneria e solar management soluzioni non attendibili, si punta su Beccs e afforestamento.

Nel corso della Cop21, l’incontro di due anni fa che ha portato agli accordi di Parigi, è stato richiesto all'Ipcc (Panel intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite) di redigere un documento in grado di delineare il percorso necessario per contenere il riscaldamento globale medio terrestre a fine secolo entro gli 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. Di questa relazione, che verrà pubblicata integralmente entro settembre 2018, è stata elaborata una prima bozza, terminata nella prima metà del 2017, e sottoposta alla revisione del comitato scientifico Ipcc tra luglio e settembre. La bozza è stata elaborata anche in virtù della richiesta dei governi di avere un Summary for Policy Makers , cioè una sintesi politica, in tempi brevi. La bozza di questo sommario, disponibile su numerosi siti americani,è stata analizzata da Toni Federico, coordinatore del Comitato Scientifico della Fondazione dello Sviluppo Sostenibile e coordinatore del Gruppo di lavoro dell’ASviS sui Goal 7 e 13.

“La bozza è di lettura piuttosto complessa e lascia intendere un'altrettanta complessità della relazione finale”, afferma il coordinatore del Comitato, “tuttavia taluni risultati sono così preoccupanti da raccomandare agli esperti di prenderne visione al più presto e di informare i governi e le forze politiche delle conseguenze strategico-programmatiche che ne deriveranno a breve termine”.

L’urgenza di un approccio diverso al cambiamento climatico è più sensibile in Italia, dove, al contrario di altri paesi come Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, nei programmi elettorali la questione climatica è pressoché assente.

I punti cardine del sommario della relazione Ipcc sono i seguenti:

  • Il mondo si è riscaldato di almeno 1 °C rispetto ai tempi preindustriali. Al ritmo attuale arriveremo a +1,5°C entro il 2040, per aumentare nel resto del secolo. Alcune regioni e Paesi, tra cui l'Italia, supereranno quasi sicuramente gli 1,5 °C prima di quella data.
  • Gli impatti dei cambiamenti climatici sono già visibili dagli eventi meteorologici estremi, dall'innalzamento del livello del mare con i relativi impatti sugli ecosistemi e sulle popolazioni. Già a +1,5 ° C, le barriere coralline tropicali sono ad alto rischio. L'Artico potrebbe diventare quasi senza ghiaccio nei mesi estivi, con conseguenze irreversibili anche per gli oceani.
  • Il mezzo grado di riscaldamento comporta comunque il rischio di inondazioni, siccità, scarsità d'acqua e intense tempeste tropicali. Ci sono effetti a catena: ridotte rese dei raccolti, estinzione di specie e trasmissione di malattie infettive come la malaria. Queste pressioni moltiplicano la minaccia della fame, della migrazione e dei conflitti.
  • Le comunità povere e costiere saranno colpite più duramente. Esse stanno già subendo minacce dal clima che cambia. Sia per gli 1,5 °C che per i 2°C questi effetti aumenteranno.

Il sommario del Rapporto, oltre a delineare queste visioni che “non sorprendono ormai più né gli esperti né i policy maker e tendono a lasciare il tempo che trovano, come le prediche nel deserto” afferma Toni Federico, delinea anche le fasi di transizione necessarie per raggiungere gli obiettivi climatici della Cop21:

  • Tagli alle emissioni "rapidi e profondi". Cambiamenti di grande entità richiedono però maggiore pianificazione, coordinamento, innovazione e riorganizzazione degli operatori e dei fattori di scala delle governance.
     
  • La questione delle emissioni negative. “In tutti gli studi la CO2 deve essere eliminata dall'atmosfera nella seconda metà del secolo”, afferma Toni Federico. Inoltre, prosegue: “Non ci sono tecnologie credibili, per ora, e l'impresa appare titanica. Si tratta di previsioni che vanno da 380 a 1130 Gt di CO2 da rimuovere dall'atmosfera dopo che le emissioni sono state minimizzate e tutto ciò che può essere tagliato è stato tagliato”. Le cifre di cui si parla sono da metà al doppio del carbon budget residuo per gli 1,5°C, quindi una quantità enorme. In secondo luogo, continua il coordinatore, “si tratta di compensare il temuto overshoot, cioè il superamento temporaneo degli 1,5 °C nel corso del secolo. Più i tagli delle emissioni saranno in ritardo, più emissioni negative saranno necessarie”. La relazione esclude il ricorso alla geo ingegneria e al solar management, accreditando invece ad afforestamento e alla Beccs, una tecnologia che combina le biomasse con la cattura e sequestro del carbonio.
     
  • “C'è un'alta probabilità che i livelli di rimozione di CO2 implicati negli scenari potrebbero non essere raggiungibili”, afferma il rapporto, “a causa delle dimensioni e della velocità dei flussi richiesti e dall’incompatibilità con gli obiettivi dello sviluppo sostenibile”. Il rapporto, ad esempio, non emette un giudizio su quale possa essere considerata la minaccia maggiore all'approvvigionamento alimentare globale, se la domanda di bioenergia o il riscaldamento a 2°C.

La bozza del Sommario sottolinea inoltre l'importanza delle politiche urbane in questo processo di transizione verso la sostenibilità. Queste politiche dovranno essere rapide e sistemiche perché saranno un elemento critico di una transizione accelerata verso il mondo degli 1,5 °C. Ma questo obiettivo vuol dire anche opportunità. Infatti, come afferma il direttore del Comitato scientifico dello Sviluppo Sostenibile, “la limitazione del riscaldamento globale a 1,5 °C è associata a un'opportunità di innovazione della governance globale, nazionale e subnazionale, migliorando l'adattamento e la mitigazione nell'ambito dello sviluppo sostenibile, in coerenza con le tendenze incontrovertibili alla scala globale tra cui l'aumento dell'urbanizzazione e il disaccoppiamento della crescita economica dalle emissioni di gas a effetto serra”.

di Flavio Natale 

martedì 27 febbraio 2018
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