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Una Terra sola non basta: il benessere di tutti non fa rima con tutela ambientale

Per estendere lo stile di vita occidentale ai sette miliardi di abitanti ci vorrebbero sei Pianeti come il nostro: per l'Università di Leeds, oggi più cresce il benessere, maggiori sono i limiti di sostenibilità infranti. L’esempio virtuoso del Vietnam.

Vivere 65 anni in buona salute, essere sufficientemente soddisfatti della propria esistenza e guadagnare più di 1,90 dollari al giorno sembrano obiettivi minimi, eppure non sono sostenibili, o per lo meno non per sette miliardi di persone, perché comportano il superamento di diversi limiti ambientali da parte dell'umanità. La doccia fredda arriva dallo studio pubblicato su Nature “A good life for all within planetary boundaries” (“Un buon livello di vita entro i limiti del Pianeta”), a cura di Dan O’Neill, Andrew Fanning e Julia Steinberger, del Sustainability research institute alla University of Leeds, e William Lamb, del Mercator research institute on global  commons and climate change, secondo cui, dati e statistiche alla mano, non ci sono molte alternative se si vogliono raggiungere livelli di benessere accettabili per tutti: le risorse della Terra non bastano. Non esiste Paese al mondo dei 150 passati sotto la lente che si avvicini nemmeno minimamente a un sistema sociale ed economico in grado di garantire un buon livello di vita ai propri cittadini e allo stesso tempo rispettare i limiti imposti dalla scarsità delle materie prime, dal tetto alle emissioni di Co2, dalla tutela della biodiversità e dall'approvvigionamento di energia.

In realtà, spiegano i ricercatori, se si trattasse solo di soddisfare i bisogni primari, ovvero nutrimento, igiene, accesso all'energia ed eliminazione della povertà estrema per sette miliardi di persone, non si supererebbero in maniera significativa i limiti del Pianeta. Il problema si presenta quando, una volta appagati questi bisogni primari, si alza l'asticella del benessere e si aggiungono ulteriori obiettivi qualitativi, come soddisfazione personale, buona e duratura salute, istruzione superiore, sistemi di governo democratici, sostegni sociali. In questo caso, per estendere questi benefici a tutta la popolazione, sarebbero necessarie dalle due alle sei volte le attuali risorse terrestri.

Ad aggravare ancora il quadro, è l'andamento della popolazione globale per cui, secondo la stima delle Nazioni Unite, entro il 2050, 9,7 miliardi di anime popoleranno il Pianeta, toccando quota 11,2 miliardi entro il 2100, ed è quindi fondamentale anche avviare politiche e strategie globali che tengano conto di questa ulteriore sfida.

Così, quantificando l'uso delle risorse nazionali correlate al raggiungimento dei bisogni di base dei cittadini e proiettandolo su un ampio numero di Paesi, lo studio compara questi risultati con i livelli ritenuti globalmente sostenibili. Attraverso la considerazione di diversi modelli economici e il contesto di riferimento elaborato dall'economista Kate Raworth, di cui l'ASviS si è occupata in occasione della Peccei Lecture 2017, viene analizzata la relazione tra sette indicatori per le prospettive ambientali e 11 indicatori per descrivere il benessere personale.

Le emissioni di Co2 sembrano essere il vincolo più difficile da rispettare, mentre la regolazione di un corretto utilizzo dell'acqua corrente sembrerebbe essere lo standard più a portata di mano, senza peggiorare la qualità di vita dei cittadini. La grande contraddizione risiede infatti nell'apparente impossibilità di coniugare tutela ambientale e stile di vita sostenibile con una personale realizzazione e prosperità: più si diffonde il benessere, maggiore è la probabilità che vengano oltrepassati i limiti ambientali.

Lo descrive bene la situazione di Regno unito e Usa, dove le necessità primarie delle persone sono raggiunte, ma la linea della sostenibilità è stata oltrepassata ben oltre quello che sarebbe sufficiente per non intaccare la qualità delle vite dei propri cittadini. Di contro Paesi come lo Sri Lanka, in cui sono rispettati gli standard di sostenibilità, non riescono a ottemperare alle necessità di base della popolazione. La migliore sintesi individuata, comunque lontana da un modello virtuoso applicabile su vasta scala, è quella del Vietnam, dove su 11 indicatori sociali, in sei erano stati raggiunti risultati accettabili e su sette limiti del Pianeta solo uno, le emissioni di Co2, risultava fuori dai limiti.

Scarica lo studio “A good life for all within planetary boundaries”

di Elis Viettone

mercoledì 28 febbraio 2018
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