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Capitale naturale e capitale umano: così cambia la ricchezza per la Wb

Nel Rapporto della Banca mondiale “The Changing Wealth of Nations 2018” vengono studiati 141 Stati tra il 1995 e il 2014: cresce la ricchezza totale, non sempre quella procapite. Traino economico dell'Asia, fatica l'Africa subsahariana.

Dieci anni fa la domanda che la Banca mondiale poneva nel suo primo studio sulle nuove misurazioni di Prodotto interno lordo, sviluppo sostenibile e benessere era “Where Is the Wealth of Nations?, Dov'è la ricchezza delle Nazioni?”

Da allora la consapevolezza globale della necessità di una crescita economica in grado di gestire, tutelare e valorizzare il capitale naturale e umano, aumentando il benessere dei cittadini ma allo stesso tempo non intaccando le risorse naturali nel lungo termine, è cresciuta a più latitudini e non solo nei Paesi avanzati.  Nel Rapporto della Banca mondiale “The Changing Wealth of Nations 2018, pubblicato il  30 gennaio, vengono esaminate le tendenze e gli indicatori che compongono e segnalano la ricchezza in 141 Stati, tra il 1995 e il 2014, elaborando anche un nuovo database a partire da oltre 1.500 questionari somministrati dalla Bm nei singoli Paesi.

Il quadro che ne emerge mostra una crescita della ricchezza globale significativa e gli Stati a medio reddito stanno via via recuperando il divario rispetto a quelli più ricchi, principalmente grazie alla rapida espansione economica dell'Asia. Gli oltre 20 Paesi dal reddito più basso che sono riusciti ad allinearsi con quelli medi hanno in parte investito i proventi degli affitti delle risorse naturali in infrastrutture, sanità e istruzione, fattori che a loro volta incrementano il capitale umano.Interessante da questo punto di vista notare come non sia un caso che nelle Nazioni più benestanti il capitale umano risponde per il 70% della ricchezza, mentre nelle più povere è il capitale naturale a rappresentare ancora l'asset maggiore. Per questo dei 25 Paesi rimasti ancora a basso reddito dal 1995, 13 sono classificati come fragili e in conflitto, mostrando la relazione tra povertà, fragilità e governance: molti di essi sarebbero fiorenti di risorse naturali ma non sono al momento nelle condizioni di usufruire dell'affitto delle risorse a vantaggio delle proprie istituzioni e popolazione a causa dei gravi squilibri politici, sociali, ambientali ed economici che li attraversano.
Nonostante la ricchezza totale sia aumentata quasi ovunque, quella procapite non ha seguito lo stesso andamento: in molte Nazioni, specie nell'Africa subsahariana, si è avuto un calo della ricchezza media procapite di pari passo con la veloce crescita della popolazione, cui non è corrisposto un relativo potenziamento degli investimenti.

La più sostanziale componente della ricchezza mondiale resta comunque proprio il capitale umano, misurato come capacità di guadagno nel corso della vita; le donne rispondono per meno del 40% del capitale umano globale perché percepiscono salari più bassi, partecipano meno al mercato del lavoro e in media sono impiegate per meno ore: raggiungere una più effettiva parità di genere porterebbe a un incremento del 18% nel totale del capitale umano. Le risorse rinnovabili, quali terreni agricoli, foreste e aree protette, possono produrre ricchezza costante se vengo gestite in maniera sostenibile. Allo stesso tempo è evidente come il capitale naturale non rinnovabile, ovvero carburanti fossili e minerali, può essere sfruttato una volta sola e poi esaurito definitivamente, concorrendo all'impoverimento complessivo di uno Stato. 

di Elis Viettone

venerdì 06 aprile 2018
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