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Green economy coalition: “un errore sottostimare il valore della natura”

I recenti rapporti che provano ad andare “oltre il Pil” tendono a trascurare l’effettivo valore del capitale naturale, componente che incide in modo significativo sul benessere di un Paese.

Si diffondono studi su nuovi misuratori di benessere in grado di rimediare alle mancanze del Pil,  lavori, però, troppo ancorati ad un tipo di economia “tradizionale”. A sostenerlo è la Green economy coalition, (Gec) alleanza internazionale che conta più di 50 membri (al suo interno troviamo ad esempio Wwf, Unep, Oxfam, Fsc), decisa a puntare sulla transizione e su economie più giuste ed inclusive, rispettando i vincoli imposti dal Pianeta.

La grave pecca, secondo il team di economisti della Green economy coalition, è che gli indicatori proposti sull’argomento sottostimano l’influenza del capitale naturale nel creare la ricchezza di una nazione. Inoltre, i nuovi modelli risultano superficiali nel considerare le soluzioni tecnologiche sostitutive alle risorse naturali.

Un difetto che potrebbe nascondersi proprio all’origine dell’analisi: è difficile infatti poter fare una valutazione accurata se c’è mancanza di informazione, di numeri e di dati a disposizione.

Ne è una dimostrazione l’incapacità di quantificare prima, ed attribuire poi, un prezzo al servizio ecosistemico dell’impollinazione, necessario per la sussistenza del genere umano. Un servizio che così facendo rischia un prezzo pari a zero, e in economia ciò che è privo di qualsiasi valore finisce per essere eccessivamente sfruttato dall’attività antropica.

In sintesi, il rapporto suggerisce che per “andare oltre il Pil” non si può prescindere dalla gestione sostenibile della più grande azienda che possediamo: la natura.

Una critica, neanche tanto velata, diretta agli ultimi indici proposti sulla scena globale nei mesi scorsi (ne è un esempio l’Inclusive development index del World economic forum).

Conoscere il capitale naturale di cui si dispone, dunque, è alla base non solo per far funzionare in modo corretto il sistema economico globale, ma anche per massimizzare il benessere collettivo. “Usiamo la natura per poter vivere, ma la perdiamo perché gratuita”, sostiene Pavan Sukhdev della Gec. “L'aria che respiriamo, l'acqua che beviamo, la flora e la fauna che ci sostengono, sono tutte risorse finite. Se non impariamo a valorizzarli correttamente, rischiamo di distruggere gli ecosistemi naturali da cui dipendiamo”.

di Ivan Manzo

giovedì 19 aprile 2018
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