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Save the children e la povertà educativa: tuteliamo le “beautiful mind”

Esiste una relazione tra povertà economica ed educativa. I quindicenni che vivono in condizioni svantaggiate hanno cinque volte più probabilità di non raggiungere le competenze minime necessarie per affrontare la vita.

Tutti i ragazzi devono raggiungere i livelli minimi di competenze in matematica e lettura necessaria ad affrontare la vita in completa autonomia. È il primo dei target fissati da Save the children nel 2015 quando ha lanciato gli Obiettivi illuminiamo il futuro, una serie di goals a breve e medio termine volti ad eliminare la povertà educativa in Italia. Obiettivi che a loro volta si riferiscono agli SDGs e che riflettono i principi chiave della Convenzione delle nazioni unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Uncrc). La fotografia scattata al nostro Paese e contenuta nel Rapporto “Nuotare contro corrente” mostra un’Italia molto distante dal raggiungere l’obiettivo principale. “In Italia ci sono 1,3 milioni di minori che sono in condizione di povertà assoluta”, dichiara Enrico Giovannini, portavoce ASviS, in un suo intervento a Radio radicale, “il 35% dei giovani che vive in famiglie appartenenti al quarto più povero della popolazione non raggiunge le competenze minime in matematica e in lettura”.

Da Nord a Sud, tra i quindicenni, uno su cinque non raggiunge le competenze minime in matematica e in lettura. Questo significa non possedere le capacità educative fondamentali per crescere e vivere in una società moderna e complessa. La situazione peggiore si registra nelle regioni meridionali dove l’Ipe, l’indice di povertà educativa (un indicatore creato da Save the children per monitorare lo sviluppo educativo dei ragazzi), è sistematicamente inferiore alla media italiana, con le situazioni peggiori, nell’ordine, in Campania, Sicilia, Calabria, Puglia e Molise. Lo studio, condotto in collaborazione con il Dipartimento di Economia dell’Università Tor Vergata, evidenzia una connessione tra povertà educativa e contesti svantaggiati: i minori che vivono in situazioni socio economiche e culturali difficili hanno maggiore probabilità di non raggiungere le competenze minime richieste. Comunità degradate, povertà, familiari che non studiano e non lavorano, scarsità di mezzi economici sono aggravanti che ostacolano la riuscita dei ragazzi nell’attività scolastica.
Per fortuna, evidenzia il rapporto, c’è un gruppo di ragazzi che nuota contro corrente. Ragazzi resilienti che nonostante un contorno sfavorevole, sono riusciti a sfuggire dalla trappola della povertà educativa. Tra questi c’è chi riesce a raggiungere successi scolastici importanti, al pari (se non di più) dei loro coetanei che vivono in condizioni di benessere.

 Ma cosa rende i ragazzi resilienti? Ci sono alcuni fattori che facilitano l’apprendimento e che permettono ai ragazzi di reagire positivamente alle condizioni di difficoltà in cui vessano. Aver frequentato un nido o un servizio per l’infanzia, frequentare scuole dove è possibile concentrarsi sull’apprendimento senza essere distratti da alunni indisciplinati, frequentare scuole dove la relazione insegnanti – alunni – genitori è positiva, frequentare scuole con infrastrutture che stimolino l’apprendimento e offrono attività extrascolastiche (sport, musica, arte, volontariato) sono tutti aspetti che aumentano la propensione alla resilienza.

 Fortunatamente la povertà educativa non è irreversibile e molti strumenti sono già stati messi in atto. Save the children da diversi anni ha avviato i Punti luce, centri sul territorio nazionale dove i bambini e gli adolescenti possono trascorrere del tempo e mettere in gioco la loro creatività, stimolando i propri talenti. Anche a livello di riforme sono stati compiuti passi in avanti: il reddito di inclusione, il Fondo per azioni di contrasto della povertà educativa minorile, il Fondo sport e periferie, il Fondo unico per il potenziamento del movimento sportivo italiano, il Fondo per la promozione del libro e della lettura, sono tutte misure mirate a ridurre il rischio di povertà educativa.

La strada però è ancora lunga. A due anni dalla scadenza della Strategia Europa 2020, l’Italia deve ancora lavorare per raggiungere gli obiettivi in materia di povertà e istruzione. È necessario, sottolinea il Rapporto,  che l’Italia adotti al più presto un’Agenda per il contrasto della povertà educativa, con risorse e azioni concrete per raggiungere tre obiettivi: eliminare la povertà minorile, aumentare la qualità dell’offerta scolastica e aumentare l’offerta extrascolastica gratuita.

di Tommaso Tautonico

 

martedì 29 maggio 2018
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