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Ocse: 19 milioni di persone soffrono di demenza, come affrontare il problema?

La situazione si aggrava nei Paesi industrializzati a causa dell’invecchiamento della popolazione. Tra le difficoltà di cura, la mancanza di diagnosi anticipate e la scarsa conoscenza dei servizi assistenziali

Nonostante l’obiettivo numero tre degli SDG, “Assicurare la salute e il benessere di tutti e per tutte le età”, con una popolazione anziana in aumento nei Paesi industrializzati, la percentuale di soggetti colpiti dalla demenza non può che aumentare. Secondo il Rapporto Ocse “Care Needed. Improving the Lives of People with Dementia” sono circa 19 milioni le persone afflitte da questa malattia nei 35 Paesi dell’organizzazione, con costi sanitari e sociali che si aggirano sul miliardo di dollari all’anno. Secondo gli autori fino a che non riusciremo a trovare una cura o un trattamento in grado di contrastare questa malattia, il numero dei casi continuerà a crescere.  Secondo il rapporto una delle difficoltà principali sta nel riconoscere e diagnosticare con anticipo i sintomi della patologia. Spesso i medici, che nel loro percorso di studi dedicano poche ore a questa tematica, sono poco allenati a riconoscerli; non a caso si riesce ad identificare solo il 50% dei casi di demenza. Tra i paesi dell’Ocse solo Regno Unito e Danimarca hanno fissato obiettivi specifici volti a migliorare le percentuali di diagnosi.
A rendere la situazione ancor più complessa è la scarsa propensione a rendere le comunità più sicure, accessibili e socialmente inclusive per i soggetti con demenza, che inevitabilmente rimangono esclusi dalla vita di comunità. Come se non bastasse, nonostante l’accordo di non ricorrere agli antipsicotici per gestire le situazioni più difficili, emerge che nei paesi Ocse le prescrizioni di questa tipologia di farmaci è molto alta.
Fortunatamente negli ultimi anni si registra un aumento degli sforzi per fornire cure antidemenziali di qualità e favorire la diagnosi in tempo utile; secondo il rapporto manca un indicatore in grado di misurare la qualità dei servizi assistenziali dei malati e dei familiari, che spesso, forniscono supporto ai propri cari per tutta la vita. Misurare i risultati è un passo cruciale verso il miglioramento della cura alla demenza perché nonostante i molti servizi di assistenza sanitaria e sociale messi a disposizione dai diversi Paesi, nella maggior parte dei casi navigare tra le diverse opzioni è difficile. I malati e le persone a loro vicine potrebbero non conoscere quali servizi sono disponibili o come accedervi. Se consideriamo che spesso le persone che vivono con la demenza presentano uno o più problemi legati alla mobilità e alla lingua, l’accesso ai servizi assistenziali può essere un ostacolo insormontabile. Offrire un supporto personalizzato può contribuire a garantire che ricevano il servizio di cui hanno bisogno.
Per questo iniziano a svilupparsi nuove figure professionali inserite in centri specializzati dedicati al sostegno delle persone affette da demenza o altre difficoltà cognitive. Questi centri sono spesso il primo punto di contatto per tutti coloro a cui è stata diagnosticata la patologia e si ritrovano ad affrontare una situazione inaspettata. La raccomandazione è che in futuro i paesi Ocse promuovano sempre più l’invecchiamento basato sulla comunità, dove gli accompagnatori svolgeranno un ruolo sempre più importante e impegnativo. Oggi più che mai le persone afflitte da casi di demenza complessa, che in precedenza venivano curati in contesti ospedalieri, rimangono nelle comunità in cui vivono.
Sviluppare politiche in grado di migliorare la qualità della vita delle persone afflitte da demenza e di chi si prende cura di loro è l’unica via per assicurare il benessere di tutti e a tutte le età.

di Tommaso Tautonico

lunedì 18 giugno 2018
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