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L’Onu suggerisce una coalizione per ridurre i decessi da rischi ambientali

Secondo i dati dell’Oms ogni anno sette milioni di persone muoiono prematuramente a causa di malattie riconducibili all’inquinamento atmosferico. Servono misure più stringenti per attuare gli Accordi di Parigi.

Prevenzione, prevenzione e prevenzione” sono le parole usate dal direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, in occasione del lancio della nuova coalizione su salute, ambiente e cambiamenti climatici. "Se vogliamo garantire la salute per tutti – dichiara Tedros -  dobbiamo ridurre i costi sanitari. È fondamentale che le persone possano respirare aria pulita, bere acqua pulita e mangiare cibo sano e nutriente”.
Alla coalizione aderiscono l’Onu, l’Oms e l’Omm, Organizzazione meteorologica mondiale. Com’è ormai noto gli Accordi di Parigi hanno come obiettivo mantenere l’aumento medio della temperatura sotto i 2° rispetto all’era pre-industriale. I dati però parlano di una realtà distante rispetto a questo traguardo: nel 2017 la concentrazione media globale di CO2 ha superato i 400 ppm e le temperature medie sono state di 1,1° più alte rispetto all’epoca di riferimento.
Il risultato è che ogni anno ci sono milioni di persone in tutto il mondo che perdono la vita prematuramente, a causa di malattie cardiache, respiratorie, cancro, ictus, tutte riconducibili all’aria che respiriamo.
Il mondo ha un’opportunità unica. Una finestra temporale di 30 anni per ridurre l’impronta di carbonio e passare definitivamente ad un’economia basata sull’energia rinnovabile”. Sono le parole del capo dell’Omm, Petteri Taalas, che assieme al direttore esecutivo dell’Onu, Erik Solheim, hanno informato i delegati presenti a Ginevra  durante l’Assemblea annuale della sanità mondiale sulle priorità, le opportunità e le sfide nei mesi e negli anni a venire. L’indiziato numero uno è l’anidride carbonica, in grado di permanere negli oceani e in atmosfera per migliaia di anni; le sue elevate concentrazioni sono la causa principale dei cambiamenti climatici che influenzano negativamente le economie dei Paesi in via di sviluppo, causano l’aumento dei cicloni tropicali e innalzano il costo dei disastri naturali.
Sulla riduzione della CO2 si concentrano la maggior parte degli sforzi a livello globale.
Macchine a diesel, stufe da cucina, incenerimento dei rifiuti, sono tutti colpevoli di contribuire all’inquinamento, ma, rispetto al biossido di carbonio, rimangono per breve periodo nell’atmosfera. Si stima che questo genere di emissioni, potrebbero contribuire a ridurre il tasso di riscaldamento globale di circa 0,5° C entro il 2050.
"Se acceleriamo verso le energie rinnovabili – afferma Solheim - meno persone moriranno per l'inquinamento atmosferico. Dobbiamo creare un ambiente privo di inquinamento".
Attraverso la collaborazione e il coordinamento delle forze in campo all’interno della nuova coalizione si cercherà di affrontare i cambiamenti climatici attraverso nuovi approcci e nuovi tipi di servizi. Grazie ad una maggiore precisione delle previsioni stagionali, ad esempio, sarà possibile gestire malattie sensibili al clima come il colera e la malaria. I servizi di allerta meteo potrebbero anticipare fenomeni estremi come le ondate di calore o cicloni tropicali.
Per questo uno dei primi compiti della coalizione sarà un focus congiunto sulla qualità dell’aria, un lavoro che si concentrerà su cinque aree e che servirà a migliorare la mappatura e il monitoraggio dell’aria che respiriamo. L’appuntamento è per la prossima conferenza globale sull’inquinamento atmosferico e salute che si svolgerà a Ginevra il prossimo 30 ottobre.

di Tommaso Tautonico

 

giovedì 21 giugno 2018
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